Lo scorso 24 settembre la raccolta firme promossa da +Europa ha superato la soglia delle 500.000 adesioni, condizione necessaria per
ché venga indetto
un referendum abrogativo che modifichi l’attuale legge sulla cittadinanza.
Si tratta del primo passo per questa iniziativa che potrebbe portare 50 milioni di elettori al voto il prossimo anno. Quali sono le prossime tappe per il referendum sulla cittadinanza, prima delle urne? A quali informazioni bisogna prestare attenzione per valutare il successo o il fallimento di questa proposta? Infine, il clima politico può incidere sul buon esito del referendum?

La decisione del nuovo governo presieduto da Javier Milei ha interessato per un primo momento soltanto le forze armate ed è stato il portavoce presidenziale, Manuel Adorni, a dichiarare alla stampa che il provvedimento interesserà l’amministrazione pubblica nel suo complesso. Se questa scelta da un lato è coerente con le posizioni politiche del presidente, dall’altro contraddice il principio di uno “Stato minimo” che Milei sembra voler realizzare con i suoi tagli drastici alla spesa pubblica. C’è da domandarsi quindi perché un libertario come Milei sia così tanto avverso al linguaggio inclusivo, quale obiettivo si propone di raggiungere con questo provvedimento e quanto sia opportuno per un governo entrare in un dibattito aperto sulla lingua.