Lo scorso 24 settembre la raccolta firme promossa da +Europa ha superato la soglia delle 500.000 adesioni, condizione necessaria perché venga indetto un referendum abrogativo che modifichi l’attuale legge sulla cittadinanza.
Si tratta del primo passo per questa iniziativa che potrebbe portare 50 milioni di elettori al voto il prossimo anno. Quali sono le prossime tappe per il referendum sulla cittadinanza, prima delle urne? A quali informazioni bisogna prestare attenzione per valutare il successo o il fallimento di questa proposta? Infine, il clima politico può incidere sul buon esito del referendum?
L’iniziativa referendaria e la raccolta firme
Il 4 settembre è stata depositata alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum per modificare l’attuale legge sulla cittadinanza italiana, risalente al 1992. L’iniziativa è stata promossa dal segretario di +Europa Riccardo Magi e da associazioni civiche, che hanno iniziato a raccogliere le 500.000 firme necessarie secondo l’art. 75 della Costituzione.
“È troppo facile”. “Aboliremo con un click anche il cappuccino”.
— Riccardo Magi (@riccardomagi) September 27, 2024
Così dicono alcuni in queste ore. Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni sulla raccolta firme digitale per i Referendum è allucinante. In un Paese in cui ormai meno della metà degli aventi diritto si… pic.twitter.com/fgcY0zG9kL
La grande novità della raccolta firme per questa e altre iniziative referendarie (tra cui quella per l’abrogazione della legge sull’autonomia differenziata) è la possibilità di aderire in maniera digitale tramite un apposito portale online del Ministero della Giustizia, sostituendo alla tradizionale firma “fisica” l’utilizzo della firma digitale tramite autenticazione con la propria identità digitale. Questo ha permesso alla proposta referendaria di essere lanciata sui social, dove ha potuto raccogliere la maggioranza delle adesioni.
600.000 firme e non ci fermiamo.
— Referendum Cittadinanza (@RefCittadinanza) September 25, 2024
Continua a firmare su https://t.co/ie2FSxnhYE entro il 30 settembre. pic.twitter.com/KRcwynRlcu
Nella fattispecie, la proposta avanzata dai promotori del referendum è di ripristinare un parametro già in vigore nel nostro ordinamento dal 1865 al 1992 per ottenere la cittadinanza italiana.
Secondo la legge pre-1992, i cittadini stranieri potevano avanzare la domanda di concessione della cittadinanza dopo 5 anni di soggiorno legale ininterrotto in Italia, aumentati a 10 dopo la legge del 1992. Non si tratta, quindi, di ridurre il numero di requisiti per ottenere la cittadinanza italiana o introdurre nell’ordinamento nuove modalità di ottenimento – come invece farebbe una legge ius soli o ius scholae.
L’obiettivo resta quello di agevolare l’ottenimento della cittadinanza a centinaia di migliaia di persone residenti da anni nel nostro Paese, che devono aspettare un numero irragionevole di anni prima di godere pienamente dei propri diritti. La legge sulla cittadinanza italiana, infatti, è tra le più restrittive di Europa e riformarla tramite il referendum la adeguerebbe alle norme vigenti nel resto d’Europa.

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I prossimi step tra Corte di Cassazione e Corte Costituzionale
Prima del referendum vero e proprio, la proposta deve superare due tipi di controlli, un primo di natura burocratica e un secondo di natura legale.
Secondo la legge 352/1970, che disciplina le procedure referendarie, “le richieste di referendum devono essere depositate in ciascun anno dal 1 gennaio al 30 settembre” (art. 32). Dopo questa data si conclude la raccolta delle firme e la Corte di Cassazione esamina tutte le adesioni per accertarsi che non siano state commesse irregolarità. Per questo motivo i promotori dei referendum non solo si propongono di raggiungere la soglia delle 500.000 firme, ma di superarla abbondantemente affinché eventuali irregolarità non compromettano la realizzazione del referendum.
Terminati i controlli, entro il 15 dicembre i quesiti vengono sottoposti al vaglio della Corte Costituzionale, che invece si esprime sulla loro ammissibilità. È infatti la Costituzione stessa, ancora all’art. 75, a proibire che i referendum abrogativi si applichino per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, e di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali.
Articolo 75 della Costituzione
Proprio a causa di quest’ultimo punto, fece scalpore la decisione della Corte nel 2022 di dichiarare inammissibili i referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis, in quanto la proposta “si pone in contrasto con le Convenzioni internazionali e la disciplina europea in materia”. Per la legge, la Corte Costituzionale ha tempo fino al 10 febbraio per comunicare quali richieste siano state ammesse e quali siano state respinte.
Il referendum e i dubbi sul raggiungimento del quorum
Quando viene comprovata l’ammissibilità dei quesiti da parte della Corte Costituzionale si stabilisce una data per il referendum, che deve tenersi una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.
I referendum abrogativi, come quello sulla cittadinanza, hanno bisogno di un minimo legale di voti (il quorum) perché modifichino o annullino una legge – se la maggioranza dei voti si esprime a favore dell’abrogazione. Il minimo di voti da raggiungere è pari al 50% degli elettori totali, per cui l’astensionismo ha un impatto decisivo.
Come dimostra il grafico, è da quasi trent’anni che i referendum abrogativi vengono disertati dagli elettori, con l’eccezione dei referendum del 2011, la cui partecipazione fu molto incentivata dall’argomento del quarto quesito riguardante l’energia nucleare, a pochi mesi di distanza dal disastro di Fukushima.
Il rischio concreto, quindi, è che si confermi il trend di crescente astensionismo tra l’elettorato e, anche qualora la maggior parte dei votanti fosse favorevole all’abrogazione dell’attuale legge sulla cittadinanza, questa non possa essere modificata a causa del mancato raggiungimento del quorum.
D’altra parte, le formazioni politiche ostili all’abrogazione di una legge tendenzialmente incentivano l’astensionismo più che il voto contrario, come accadde nel 2005 con i referendum promossi dai Radicali su fine vita e fecondazione assistita, quando a dispetto delle centinaia di migliaia di firme raccolte, l’affluenza fu di poco superiore al 25%. La semplice partecipazione al voto, infatti, anche se sfavorevole all’abrogazione della legge, aumenta la possibilità di raggiungere il quorum.
Da Dargen D’Amico a Kasia Smutniak: il tam tam social di vip e influencer fa volare le firme per il referendum sulla cittadinanza https://t.co/MEfsWSzEQe
— Repubblica (@repubblica) September 24, 2024
Il vero problema politico dei referendum abrogativi, dunque, è che si è preferito disincentivare la partecipazione piuttosto che incoraggiare i cittadini al voto, alienandoli sempre di più dalla loro capacità di esercitare un loro diritto e avere un ruolo nell’iter legislativo.
L’astensionismo è anche inevitabilmente incrementato dallo scarso interesse che nutrono gli italiani residenti all’estero nei confronti di dibattiti politici interni come quello sulla cittadinanza. Il dato sugli ultimi referendum abrogativi del 2022 (quelli meno partecipati della storia repubblicana, con un’affluenza del 21% circa) dimostra che, a fronte di 4,7 milioni di cittadini registrati nelle liste elettorali, solo il 16% ha partecipato alla consultazione, per quanto il loro astensionismo abbia pesato solo dello 0,5% sull’affluenza complessiva (Dati Eligendo).
Nonostante tutto questo, il referendum, se dovesse essere approvato, ha ancora delle possibilità di superare il quorum. Gli elettori, infatti, saranno chiamati ad esprimersi anche sull’abrogazione della discussa legge sull’autonomia differenziata. La raccolta firme ha superato nel mese di agosto le 500.000 firme nel giro di tre settimane, con i partiti di opposizione che hanno mobilitato la propria base per aderire all’iniziativa.
Se i partiti hanno relativamente scarso interesse nel riformare la legge sulla cittadinanza (come dimostra l’immobilismo politico, da destra a sinistra, degli ultimi decenni), l’autonomia differenziata è invece un tema più “caldo” e divisivo, per cui l’opposizione a questo governo si impegnerà per mandare al voto quanti più elettori possibile.
Inoltre, la viralità della raccolta firme sui social può essere un buon pretesto per continuare a parlare di cittadinanza, mantenendo attivo il dibattito e diffondendo la consapevolezza giusta per mandare al voto quante più persone possibili.

Sitografia
- Iniziativa di referendum sulla cittadinanza: https://referendumcittadinanza.it/
- Art. 75 Costituzione: https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/il-referendum-abrogativo-art75-della-costituzione/
- Legge sui referendum 352/1970: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1970-05-25;352!vig=
- Inammissibilità referendum cannabis: https://www.sistemapenale.it/it/notizie/corte-costituzionale-2022-51-inammissibilita-referendum-coltivazione-stupefacenti
- Affluenza referendum 2011: https://www.repubblica.it/politica/2011/06/13/dirette/referendum_seggi_aperti_fino_alle_15_quorum_vicino_gi_oltre_41_-17612133/
- Astensionismo referendum 2005: https://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/06_Giugno/13/urnechiuse.html
- Dati sui referendum 2022: https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=F&dtel=12/06/2022&es0=S&tpa=E&lev0=0&levsut0=0&ms=S&tpe=A
