Violenza: la parola che tutti siamo stanchi di leggere

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che la violenza è la prima causa di morte delle donne fra i 16 ed i 44 anni, più delle malattie, più degli incidenti stradali. È doveroso esaminare i principali protagonisti di tali violenze, uomini che vogliono affermare con violenza la supremazia e controllo pieno e incondizionato sulla propria compagna.

Violenza di genere: le radici profonde della violazione


Il femminicidio è un fenomeno che non accenna a diminuire.

Al contrario, secondo i dati dell’Onu, nel 2021 più di cinque donne sono state assassinate ogni ora da un membro della propria famiglia.

L’Italia è tra i paesi europei con il tasso più alto di femminicidi: secondo l’ISTAT, nel 2020 sono state uccise 91 donne, di cui il 70% da parte di partner o ex partner.

Si tratta di femminicidio quando avviene l’uccisione di una donna, una morte cruenta e perpetrata per misoginia:

vale a dire quando una donna è stata uccisa proprio in quanto donna.

Sentimento di avversione verso le donne

Il denominatore comune è la mascolinità tossica, cioè l’insieme di credenze stratificate culturalmente che porta a considerare la donna come un oggetto privo di identità e di autonomia e, soprattutto, privo del diritto di essere considerato un essere umano, con tutti i diritti che ne conseguono.

La donna viene vista esclusivamente in un’ottica di stereotipia di genere.

Si tratta quindi di una forma di violenza che ha alla base una discriminazione e una subordinazione della donna rispetto all’uomo, spesso legata a una cultura patriarcale e maschilista.

I meccanismi nascosti di una società sotto assedio

In questo quadro così drammatico potrebbe essere di aiuto individuare i comportamenti che costituiscono dei campanelli di allarme e che potrebbero sfociare in violenza e omicidi.

È importante comprendere cosa è amore e cosa non lo è, perché sono tante le donne che si convincono che la gelosia, la possessione, il controllo, che spesso gli uomini manifestano in una relazione, siano sinonimo di amore.
Vediamo allora alcuni allert da non trascurare:

Avvertimenti di pericolo

  1. Contatti continui: telefonate, messaggi, mail (es. «Hai mangiato?», «Cosa hai mangiato?», «Dove sei?»).
  2. Il partner chiede di essere costantemente informato (es. «Richiamami quando hai finito il pranzo», «Chiamami quando arrivi»).
  3. Il partner accompagna ovunque la compagna e si aspetta che lei condivida con lui ogni informazione (es: «Siamo una cosa sola, tra noi tanto non ci sono segreti», «Dammi le tue password»).
  4. Sembra essere concentrato esclusivamente su di lei (es. «E’ meglio che stiamo solo noi due», «Forse dobbiamo smettere di incontrare quegli amici»).
  5. Organizza il tempo e le attività della coppia in ogni dettaglio (es. «Ho prenotato questo albergo, non ti ho interpellato perché volevo farti una sorpresa»).
  6. È geloso (es. «Non ti sembra troppo scollato quel top?», «Avrei scelto una gonna diversa», «Perché hai salutato il tuo ex?»).
  7. Desidera che lei gli dedichi il suo tempo e la sua attenzione in modo esclusivo (es. «Perché passiamo così tanto tempo con i tuoi amici?», «Per me la tua collega non è sincera»).
  8. Trova che lei sia la donna ideale, ma ha atteggiamenti negativi nei confronti delle altre donne (es. «Tu sei diversa dalla altre, sei seria, non come la mia ex», «Se è finita con la mia ex è solo per colpa del suo atteggiamento sbagliato»).
  9. Cambia umore all’improvviso (es. passa frequentemente dal buon umore a silenzi apparentemente immotivati o all’irritazione per futili motivi).
  10. Ha una visione di sé come vittima innocente di numerose ingiustizie.

Il Ciclo della Violenza: Cos’è?


Quando ci sono tutti i presupposti, prende vita il cosiddetto “ciclo della violenza“, che si compone di quattro fasi:

1° fase Crescita della tensione. È una fase dove l’uomo tende a sminuire e a mortificare la donna che per prevenire le violenze cerca di compiacere il partner soffocando se stessa ed ì propri bisogni. L’autostima della donna e la sua sicurezza man mano iniziano a calare.

2° faseEsplosione della violenza. L’uomo perde il controllo, maltratta la donna, di solito inizia con spintoni, torsioni delle braccia, fino ad arrivare a pugni, calci, uso di oggetti o armi. 

3° faseLuna di miele. Dopo la violenza inizia la fase delle scuse, delle promesse alla donna, non si contano i regali e le cene fuori. In questa fase, l’uomo potrebbe arrivare a minacciare di suicidarsi, oppure a promettere che andrà in terapia, che si farà aiutare e che tutto sarà diverso.

4° faseScarico delle responsabilità. Si vanno a ricercare le cause, e l’uomo inizia a dare la colpa magari al lavoro, allo stress, ad un momento difficile, fino ad arrivare a dare la colpa alla compagna: “sei stata tu a provocarmi! Te lo sei meritato, se non mi fai arrabbiare con i tuoi comportamenti io non ti farò mai del male perché ti amo!”.

Aumenta così nella donna il senso di colpa, la credenza di avere qualcosa di sbagliato e che forse sia stato giusto così, che si meritava quello che ha subìto ed interviene quindi la giustificazione dei comportamenti del partner.

Dalla condanna alla consapevolezza

Una volta instaurato il ciclo vizioso della violenza, le fasi iniziano a ripetersi di continuo.

È davvero difficile ammettere una violenza perché questa nasce nelle relazioni intime, proprio con quel compagno con il quale si sognava un futuro meraviglioso.

Difficile ancor di più riconoscerla, perché è spesso subdola e non sempre visibile.

Non parliamo solo di schiaffi, pugni, lividi, segni visibili, perché la violenza può essere anche psicologica.

Il femminicidio non nasce dal nulla!

Non esiste casualità

Ma cosa si può fare?

E’ importante lavorare per combattere la violenza sulle donne soprattutto a livello culturale, distruggendo le rigide definizioni riguardanti i ruoli di uomini e donne sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Ciò che ci si aspetta da un maschio e da una femmina, o quali comportamenti ed emozioni si possano considerare appropriati, accettabili o desiderabili per l’uno e per l’altra, è da rivalutare.

Prestando attenzione anche a quello che viene detto, magari in modo inconsapevole, magari perché si è sempre fatto così.

«Sei sicura di voler lasciare che qualcun altro cresca tuo figlio per pensare alla carriera

«A tuo marito non dà fastidio che guadagni più di lui?»

«Come mai non hai ancora pensato a un figlio? Guarda che poi l’orologio biologico si fa sentire…»

«L’ho sempre pensato che sei una donna con le palle»

«Fossi in te mi farei chiamare direttore: direttrice sa di professoressa di scuola»

La cultura del rispetto

Servono iniziative che promuovano una cultura del rispetto, a partire dalle scuole.

Bisogna lavorare senza sosta affinché il NO di una donna ad una relazione sia visto come un diritto ed anche se provoca dolore in chi lo riceve venga accettato.


Bisogna educare alla non violenza sin dall’infanzia, ed uno degli aspetti fondamentali per educare alla non violenza è quello di sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto, inclusività, nel riconoscimento e valorizzazione delle differenze.

La scuola ha un ruolo importante, ma la famiglia non è da meno.

Gli americani dicono:

children see children do

I bambini diventano quello che vedono

L’educazione di un genitore può influenzare grandemente di riflesso il comportamento del proprio figlio verso gli altri e sé stesso.

Se si ha un padre che fa il bullo dalla mattina alla sera, ha esplosioni d’ira, impreca in maniera violenta quando guarda una partita o quando è in auto nel traffico, è chiaro che il messaggio che arriva al bambino a livello di esempio è più forte di qualunque parola.

Bisogna, inoltre, insegnare che si può essere uomini anche con l’empatia, la gentilezza, la cordialità, la solidarietà, la gratitudine, l’ascolto.

Perché questo tipo di mascolinità è una mascolinità non tossica, emotivamente intelligente, in grado di prevenire la violenza anche solo con la propria testimonianza.

Purtroppo è ancora diffusa una cultura del maschio tossico che è emotivamente analfabeta e aggressivo, su cui c’è ancora tanto da fare.
Non c’è più tempo da perdere, probabilmente non c’è mai stato. Le istituzioni devono ascoltare, devono ascoltarci.

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In caso di emergenza non esitare a consultare questo link: https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4498&area=Salute%20donna&menu=society