(Fonte foto in copertina: ISPI)

Mentre l’attenzione internazionale è spesso rivolta a conflitti più noti esistono numerose guerre che, pur causando immense sofferenze, rimangono ai margini della copertura mediatica.
Tra queste, le crisi nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e in Myanmar rappresentano esempi emblematici di conflitti devastanti e trascurati.
Repubblica Democratica del Congo: un conflitto senza fine
Nel cuore dell’Africa, la Repubblica Democratica del Congo è teatro di una delle crisi umanitarie più gravi e prolungate al mondo.
Dal 1994 la situazione di crisi del Congo si basa su un intreccio di fattori storici, politici ed economici: nella regione orientale, in particolare, le rivalità tra etnie, la lotta per il controllo delle risorse minerarie – la RDC è nota per essere ricca di uno dei minerali più ambiti al mondo – e l’ingerenza di paesi confinanti come il Ruanda continuano a tenere il Paese in uno stato di guerra permanente, lasciando milioni di congolesi a vivere tra massacri, sfollamenti e povertà estrema.
Negli ultimi anni la situazione si è aggravata a causa delle violenze da parte del gruppo ribelle M23, un movimento armato che affonda le sue radici negli anni 2000 e che è stato più volte accusato di crimini di guerra.
L’M23 (Movimento 23 Marzo) nasce nel 2012 da una fazione di ex combattenti del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), un gruppo ribelle che combatte per i diritti delle persone di etnia Tutsi contro le discriminazioni della maggioranza Huti del Paese.
Il nome “23 Marzo” deriva da un accordo di pace firmato nel 2009 tra il governo congolese e il CNDP, che i ribelli di M23 sostengono non sia mai stato rispettato. Stando al governo congolese, i ribelli del M23 sembrerebbero anche aver ricevuto supporto militare dal vicino Ruanda, con l’obiettivo di ottenere il controllo delle ricche miniere nella regione. Queste accuse sembrano sostanziate dal fatto che, secondo rapporti delle Nazioni Unite, sempre il Ruanda avrebbe invitato tra i tremila e quattromila soldati a sostegno dell’M23.
Domenica 26 gennaio, l’M23 ha guadagnato terreno e preso il controllo di Goma, nella provincia del Nord Kivu, mettendo in difficoltà sia l’esercito congolese sia i caschi blu delle Nazioni Unite. Questa avanzata fulminea ha costretto circa 400mila civili a fuggire dalle proprie case, aggiungendosi alle stime delle organizzazioni umanitarie che rilevano ad oggi circa 6,9 milioni di sfollati all’interno del paese.
Nonostante la continua violazione dei diritti umani sul territorio e la crisi sanitaria che aggrava le condizioni della popolazione congolese, la comunità internazionale sembra incapace di portare dei risultati concreti sul territorio, rischiando di aggravare velocemente la situazione.
Guerre in Sudan – una nazione in crisi
Il Sudan è un altro Paese africano a vivere una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo, quasi totalmente ignorata dai media.
Dal 15 aprile 2023, il paese è devastato da una guerra tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), una milizia paramilitare guidata dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.
La situazione è degenerata velocemente quando le tensioni tra il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader delle SAF, e il generale Hemedti sono diventate incontenibili. Il nodo della discordia era l’integrazione delle RSF nell’esercito regolare, una mossa che avrebbe ridotto l’autonomia e il potere economico di Hemedti.
L’attuale conflitto ha rapidamente trasformato il Sudan in un campo di battaglia, causando migliaia di morti e milioni di sfollati. Secondo i rapporti dell’Onu, dall’inizio del conflitto, entrambe le milizie si sarebbero macchiate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità: bombardamenti contro scuole, strutture sanitarie e interi quartieri abitati da civili, abusi sessuali, torture e detenzione illegale di civili e soldati.
Così si esprime l’hospital manager di EMERGENCY a Khartoum, Matteo D’Alonzo, sulla crisi sudanese: “Il conflitto in Sudan è considerato al momento la peggiore crisi di sfollati al mondo con 12 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni; l’80% di loro è in fuga da Khartoum, la capitale, fin dal 15 aprile 2023 la più colpita dagli scontri armati.
Allo stesso tempo rappresenta una delle più gravi crisi umanitarie in atto, tuttavia rimasta invisibile agli occhi del mondo: saranno 30.4 milioni i sudanesi bisognosi di aiuti umanitari nel 2025, circa due terzi dell’intera popolazione del Paese.”
Mentre la comunità internazionale ancora una volta rimane indifferente alle vicende sudanesi, gli interessi geopolitici di alcune nazioni rendono un intervento efficace ancora più complesso: sia l’Egitto che gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito sostegno militare ed economico alle due fazioni, mentre la Russia, attraverso i mercenari del gruppo Wagner, ha stretto accordi con le RSF per l’estrazione dell’oro sudanese.
Myanmar: tra repressione e resistenza
Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della devastante guerra civile in Myanmar, che ha trasformato il paese in macerie, con città bombardate, milioni di sfollati e una popolazione civile intrappolata tra violenze, carestie e dittatura.
Nel 2011 il paese del sud-est asiatico, caratterizzato da decenni da regimi militari repressivi, sembrava essersi direzionato verso una fase di democratizzazione, culminata nelle elezioni del 2015, vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia (NLD). La leader della NLD Aung San Suu Kyi, attivista per molti anni in difesa dei diritti umani nel suo Paese, è stata anche insignita del premio Nobel per la Pace nel 1991.
Tuttavia, l’esperimento democratico è durato poco: il primo febbraio 2021 i militari hanno rovesciato il governo eletto con un colpo di stato, arrestando Suu Kyi e prendendo il controllo assoluto del paese.
In risposta al colpo di stato, il popolo birmano ha inizialmente organizzato proteste pacifiche, represse brutalmente dalla giunta militare. Di fronte all’inutilità delle manifestazioni molti birmani hanno preso le armi, creando la Forza di Difesa del Popolo (PDF). Lungi dall’essere un esercito regolare, la PDF comprende sotto il suo ombrello un insieme di vari gruppi armati che combattono i militari con tattiche di guerriglia.
Al loro fianco, le minoranze etniche, da sempre in conflitto con il governo centrale, hanno intensificato le loro battaglie: gruppi storici come l’Esercito per l’Indipendenza Kachin, l’Esercito Arakan e l’Esercito di Liberazione Karen si sono uniti alla lotta contro la giunta.
Come riportato da Internazionale, “secondo le Nazioni Unite, più di cinquemila civili sono stati uccisi e 3,3 milioni di persone sono sfollate a causa dei combattimenti. Oltre 27mila persone sono state arrestate e sono stati denunciati stupri e torture.”
Nonostante la gravità della crisi, gli aiuti internazionali arrivano a fatica, bloccati dal governo militare. Intanto, sempre come riportato da Internazionale, dal 3 gennaio “è entrata in vigore la legge sulla sicurezza informatica” con la quale il regime controlla e blocca i mezzi di comunicazione, oltre a limitare l’accesso ai giornalisti e rendendo in generale complicato documentarne le atrocità.
A questo si aggiunge il supporto estero, principalmente cinese, che continua a fornire armi alla giunta militare a causa dei forti interessi economici in Myanmar, legati soprattutto al campo delle infrastrutture e delle risorse naturali.
– Leggi anche: Il male nella sua banalità: riflessioni per la Giornata della Memoria 2025
Il dovere di raccontare e agire
Congo, Sudan e Myanmar sono tre scenari di guerra che condividono una tragica realtà: il silenzio della comunità internazionale. La violenza, la fame e i crimini contro l’umanità si consumano nell’indifferenza generale, lasciando le vittime senza voce e senza aiuti adeguati.
La storia ha già dimostrato che l’indifferenza può alimentare massacri e genocidi e proprio per questo è necessario spezzare questo silenzio, perché ogni conflitto ignorato è una sconfitta per l’umanità intera.
– Leggi anche: Il piano “T” per Gaza: colonialismo e deportazione
Sitografia
- https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/cosa-sta-succedendo-nella-repubblica-democratica-del-congo.html
- https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2025/01/24/rdc-combattimenti-est-sfollati
- https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2025/01/28/repubblica-democratica-cong-ruanda-guerra
- https://emiliatimes.it/news/congo-i-ribelli-dellm23/
- https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2025/01/15/guerra-sudan-indifferenza-mondo
- https://www.internazionale.it/magazine/2025/01/30/cinque-anni-dopo-il-golpe
Contributi
Prima di lasciarci, citiamo il lavoro di tutte le persone che hanno contribuito alla stesura di questo articolo e che, ogni giorno, si impegnano affinché Requiem Pamphlet possa fare, nel suo piccolo, la differenza.
- Articolo di: Elide Cafaro
- Impaginazione SEO: Giovanni Gemma
- Correzione bozze: Leonardo Fiesoli
Se anche tu vuoi contribuire e unirti al nostro team, compila il nostro form e verrai contattato da uno dei nostri collaboratori.
