Benvenuti nel 2023, una giornata mondiale sulla salute mentale, ma ancora senza una presa di coscienza sull’argomento e l’importanza quotidiana che riguarda ogni singolo individuo. Sensibilizzare è tutt’oggi nient’altro che un’utopia, comprendere è un orizzonte sempre più lontano. Se parlarne è facile, parlarne nel modo giusto è d’obbligo. Pregiudizi, tabù, paura, cattiva informazione e fake news ostacolano un processo di crescita collettiva, un’umanità che non condanna, ma abbraccia tutte le nostre sfaccettature.
Nei panni di tutti, mai nei miei
È difficile. Non lo scrivere ad una folla, ma parlare ai miei cari lo è, è difficile.
“Posso farcela” è quello che ognuno di noi pensa almeno una volta nei momenti critici della vita. Io l’ho pensato per tanto tempo, mentre da fuori le persone che mi erano intorno, mi vedevano scendere giù.
In perenne declino, senza mai toccare il fondo, sempre più giù.
La psiche umana è molto complessa e non ce ne rendiamo conto. Crediamo di sapere tutto, di poter fare tutto, e non ci rendiamo conto che essere umani vuol dire avere dei limiti. Per tanti motivi tendiamo a nascondere questi limiti, e senza essere consapevoli creiamo una dimensione interna di cui l’accesso è vietato a chiunque.La paura del giudizio è sempre dietro quel cancello, ma è molto più profondo di questo.
La mia salute mentale è stata alquanto instabile. Il mio trauma è avvenuto ormai molti anni fa, da adolescente. L’ho rifiutato a lungo, ho fatto finta che non fosse mai accaduto, mentre dentro di me qualcosa accadeva. Eppure se dovessi parlare adesso della mia depressione, della mia condizione psicologica e psichiatrica potrei tranquillamente affermare che non attribuisco, non più, la causa di questo al trauma, almeno non direttamente.
Il problema è l’incomprensione del proprio dolore
Il mio timore non è mai stato il giudizio della gente, quanto il rischio quasi certo di non poter trovare comprensione del mio dolore. Viviamo in un mondo “normalizzato”, dove ogni giorno sui giornali e tramite ai media assistiamo ad un continuo bombardamento di informazioni catastrofiche. La gente è abituata a dispiacersi, non ha nessuna sensibilità, a meno che non abbia vissuto la tua stessa disgrazia. In quel caso si crea una connessione talmente forte da rendere superflue le parole.
Anche il dolore ha qualcosa di magnifico, anche il dolore unisce.
L’accettazione è necessaria. Accettare quello che è successo, quello che ci sta capitando, accettare significa che stiamo vivendo, che c’è ancora qualcosa da fare.
Quello che la gente non capisce è che chi sta soffrendo, chi sta attraversando un periodo difficile per la propria sanità mentale è che non sa come fare quel qualcosa. E che non sempre ha il coraggio e la forza per farlo.
Io sono stata fortunata. Ho avuto accanto delle persone che non avrebbero mai potuto comprendere il mio dolore, ma che nonostante questo hanno accettato prima di me. Mentirei se dicessi di non soffrire più. Ma ho una consapevolezza diversa, non mi sento giudicata e ho accettato.
La mia mente è più limpida, più sgombra, più consapevole. Le mie emozioni non sono più solo negative, ma anche le negative le accolgo, me le godo, le sfrutto. Sono umana. E voglio essere umana in ogni modo.

La consapevolezza cambia la propria vita
La sanità mentale secondo la dottoressa Pellegrino
La dottoressa Luana Pellegrino, psicologa e psicoterapeuta : “Sanità mentale, questa sconosciuta”
Ancora oggi nel 2023 nessuno ha problemi a dire “ho dolore al fegato, ho dolori alla testa vado dal dottore a farmi controllare” ma quasi tutti invece abbiamo grosse difficoltà a dire “ho un problema mentale” come se fosse qualcosa da dover tenere nascosto, come se fosse qualcosa di cui vergognarci e che una volta scoperto può metterci in ridicolo o renderci fragili agli occhi degli altri.
Le statistiche del malessere
La depressione rappresenta il 4,5% del carico globale di malattia e in Italia il 5,5% della popolazione sopra i 15 anni presenta sintomi depressivi. Sono i problemi psichiatrici la maggiore causa di disabilità nel mondo. Dobbiamo imparare a vedere la salute mentale non come qualcosa che interessa gli altri e non noi, dobbiamo evitare il solito e comune atteggiamento del: “a me non può succedere” perché in realtà può succedere a chiunque, così come ci si può ammalare di una qualsiasi patologia fisica.
I Manicomi: una castrazione psicologica
Fino agli anni settanta chi soffriva di disturbi mentali purtroppo veniva rinchiuso nei manicomi , luoghi in cui si consumavano vere e proprie torture come essere legati ad un letto con cinture, subiva l’elettroshock, veniva picchiato, rinchiusi, in una parola veniva privato di qualsiasi forma di libertà, rispetto e di dignità.
Nel 1978 fu emanata la Legge 180 denominata Legge Basaglia, grazie alla quale l’Italia predispone per prima in Europa la chiusura dei manicomi, oggi la riforma della psichiatria ha fortunatamente restituito dignità e diritti alle persone, consentendo loro di ricevere un’assistenza orientata all’integrazione nella società.
Ma ritorniamo ad oggi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per salute mentale s’intende:
uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.
La salute mentale è utile quanto potersi fare una passeggiata senza impedimenti fisici
La salute mentale è parte integrante della salute generale, indispensabile per il funzionamento individuale e sociale.
Ancora oggi sulla salute mentale gravano pregiudizi e tabù, responsabili di una pesante stigmatizzazione dei malati e delle loro famiglie e di barriere che di fatto ostacolano l’accesso alle cure.
I dati del terrore
Più di 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato; tra questi 89 milioni sono ragazzi e 77 milioni sono ragazze. 86 milioni hanno fra i 15 e i 19 anni e 80 milioni hanno tra i 10 e i 14 anni. L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati. I tassi in percentuale di problemi diagnosticati sono più alti in Medio Oriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale.
Quasi 46.000 adolescenti muoiono a causa di suicidio ogni anno – più di uno ogni 11 minuti, una fra le prime cinque cause di morte per la loro fascia d’età. Per le ragazze fra i 15 e i 19 anni è la terza causa di morte più comune, mentre per i ragazzi nella stessa fascia di età è la quarta più comune. In Europa occidentale diventa la seconda causa di morte fra gli adolescenti fra i 15 e i 19 anni, con 4 casi su 100.000, dopo gli incidenti stradali (5 casi su 100.000).
La pandemia e le conseguenze psicologiche
Certamente, la pandemia ha avuto un costo. Secondo i primi risultati di un sondaggio internazionale condotto tra bambini e adulti dall’UNICEF e da Gallup in 21 paesi – che viene presentato in anteprima ne La Condizione dell’infanzia nel mondo- una media di 1 giovane su 5 tra i 15 e i 24 anni che ha partecipato al sondaggio ha dichiarato di sentirsi spesso depresso o di avere poco interesse nello svolgimento di attività.
Mentre il COVID-19 entra nel suo terzo anno, l’impatto sulla salute mentale e il benessere dei bambini e dei giovani continua a farsi sentire. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’UNICEF, a livello globale, almeno 1 bambino su 7 è stato direttamente colpito dai lockdown, mentre più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione. L’interruzione della routine, dell’istruzione, delle attività ricreative, così come la preoccupazione per il reddito familiare e la salute, rende molti giovani spaventati, arrabbiati e preoccupati per il loro futuro. Per esempio, un sondaggio condotto online in Cina all’inizio del 2020, citato nel Rapporto, ha rivelato che circa un terzo degli intervistati ha riferito di sentirsi spaventato o in ansia.

La pandemia e le conseguenze psicologiche
Con questi dati non voglio spaventarvi ma solo lanciarvi un monito, una riflessione:
la salute mentale è una parte della salute fisica – non possiamo permetterci di continuare a vederla in altro modo. Se non stiamo bene mentalmente non possiamo esserlo fisicamente perché prima o poi il nostro corpo ci manderà dei segnali.
Colgo l’occasione per poter sfatare alcuni miti sulla figura dello psicologo e magari aprire le vostre menti a nuove visioni e nuove prospettive.
- Lo psicologo è il dottore per i matti: i pazienti dello psicologo non sono solo coloro che hanno delle patologie mentali ma molto spesso assiste persone di qualsiasi età che voglio affrontare un disagio, che si trovano a vivere dei cambiamenti. L’intervento dello psicologo è per tutti e dobbiamo iniziare a vederlo normalmente, proprio come si va dal dentista per curare una carie.
- Lo psicologo è per i deboli: la frase più comune è “devo farcela da solo, riesco a fare da me, non ne ho bisogno”. Dilaga così l’idea che la sofferenza, la fatica, i disagi affrontati da soli fortifichino mentre la persona che chiede aiuto sia una persona debole. Cari ragazzi, nessuno merita di soffrire quando potrebbe con un semplice aiuto individuare la strada più sana e gratificante. Voi lascereste mai marcire un dente? Vivreste mai ogni singolo giorno con delle forti emicranie? Allo stesso modo bisogna vedere l’aiuto dello psicologo.
- Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente: nessuno psicologo ha questo potere altrimenti sarebbe un mentalist e non uno psicologo. Niente avviene contro la vostra volontà ed approvazione. Inoltre lo psicologo è un medico che deve rispettare un codice deontologico.
- Io sono fatto così e non posso cambiare: è vero che abbiamo un temperamento, un carattere, ma la maggior parte dei nostri comportamenti sono dettati da scelte personali che facciamo. La capacità di scegliere è sempre e solo del soggetto.
- La terapia dura troppo: non è affatto così. Vi sono situazioni che richiedono poche consulenze e dunque i risultati si possono vedere sin da subito.
- Perché andare dallo psicologo quando posso parlare con un amico: cari ragazzi, per quanto parlare con un amico capace di ascoltare possa essere terapeutico e di aiuto, non parliamo assolutamente della stessa cosa. Lo psicologo ha una formazione specifica affinché mediante il colloquio possa aiutare la persona a trovare strategie risolutive del problema.
Ne ho citati solo alcuni ma ce ne sarebbero davvero tanti da sfatare.
Esistono sussidi per la salute mentale? E come usufruirne?
Ma adesso veniamo agli aiuti previsti per chi soffre di patologie psichiche e psichiatriche.
Vorrei non dover dire che in Italia soprattutto c’è ancora tanta strada da fare soprattutto per quanto riguarda il servizio pubblico.
A chi rivolgersi dunque?
Il primo da interpellare potrebbe essere il medico curante che dovrebbe conoscere la differenza tra psicologo, psichiatra e psicoterapeuta e dovrebbe avere una rete di conoscenze da suggerire Nel pubblico ci sono i consultori familiari.
È possibile chiamare la propria ASL ( Azienda Sanitaria Locale) di riferimento o chiedere al proprio medico di base che potrà indirizzare nel modo più corretto.

Il supporto psicologico
I servizi di igiene mentale, anche questi afferiscono alla ASL di riferimento.
Nei consultori il servizio è gratuito. Di solito il percorso prevede un ciclo di colloqui (dai cinque agli otto) alla fine dei quali potrà essere lo psicologo stesso ad indirizzare il paziente da un collega privato per continuare la terapia. Tutti posso accedervi senza limiti di reddito.
È un servizio sanitario offerto dalla sanità pubblica.
Per chi afferisce al pubblico deve tenere conto che ci sono delle liste di attesa e che i tempi degli incontri sono piuttosto flessibili e quindi bisognerà adeguarsi agli orari e ai giorni comunicati dal servizio.
Nelle scuole purtroppo l’unica via è quella per progetti e pertanto esclusivamente nelle scuole in cui è stata prevista la figura dello psicologo è possibile richiedere un sostegno che ha una durata piuttosto breve.
Anche in questo caso potrebbe esserci la necessità di proseguire il percorso privatamente. Attualmente però stanno valutando l’ipotesi di rendere lo psicologo una figura obbligatoria nelle scuole.
La Dott.sa Pellegrino: Detto questo buona vita a tutti voi, buona strada e ricordatevi che non c’è alcun motivo per cui vergognarsi di avere bisogno di aiuto. La vera rivoluzione potete farla voi, invogliando un amico che sta male a richiedere aiuto ad uno psicologo, richiedere voi stessi un aiuto in un momento di vita particolare. La salute mentale non è meno importante di quella fisica.
Lo dico sempre ai miei pazienti…
come alleniamo il corpo ogni giorno per piacerci allo specchio, così dobbiamo allenare la nostra mente ogni giorno per stare bene con noi stessi.
