Società liquida: l’effimero del Prometeo

Non è di certo una novità che l’essere umano si interroghi sul tipo di società in cui vive e che contribuisce a creare e a evolversi. Ogni epoca è caratterizzata da un contesto sociale, una struttura fondamentale che costituisce lo scheletro di ogni tempo. Così come ogni epoca presenta una peculiarità sociale che influenza gli altri aspetti contestuali bilateralmente. 

Nel nostro attuale bisogna considerare i diversi progressi della pedagogia, dell’antropologia, della sociologia, e varie, ma è necessario non dimenticare i media e gli strumenti di divulgazione attraverso i quali è possibile per ogni individuo accedere a delle informazioni, in un processo di amplificazione che ha evidenziato alcune criticità. In particolare, si parla di quella che Zygmunt Bauman ha definito “cultura dell’effimero”, in un sistema sociale caratterizzato da punti sparsi in uno spettro di defuturizzazione, e che invita al Carpe Diem, privando l’individuo di ogni progetto, ambizione, meta da raggiungere, negando perfino ogni utopia, compensando con occasioni da consumare subito, hic et nunc.  

Bauman: la liquidità della Società

 Il sociologo polacco Bauman si serve di un termine molto particolare, definendo la società odierna “liquida”. Il postmodernismo è stato individuato come cerniera della crisi mondiale: crisi da ogni punto di vista, delle ideologie, del passato, dei valori, dei partiti, della storia, della letteratura, crisi su ogni fronte. Questo ha fatto in modo che la società non fosse più composta da comunità, ma sempre più da individui, sempre più presi da un irrefrenabile individualismo, sempre più teso al soggettivismo assoluto. In un equilibrio sempre più mutevole, il concetto di liquidità potrebbe essere inteso proprio in questo senso, e cioè un continuo scomporsi e ricomporsi della società, in uno scorrere indefinito senza alcun criterio, o comunque con criteri troppo pochi e troppo poco incisivi per poter dare una forma. 

Diventa immediatamente logico dedurre l’instabilità di un sistema del genere. Si pensi alla situazione attuale lavorativa dei più e meno giovani. Aumenta sempre di più l’età in cui si riesce ad avere una stabilità lavorativa, economica, personale, ma anche emotiva. L’instabilità è intrinseca alla liquidità e al concetto di società liquida, e ciò comporta, di conseguenza, la precarietà. Non da meno, questo nichilismo totalitario approda nella vita quotidiana di ogni membro della società, senza che ci si riesca ad accorgersene. Tipicamente da sempre la vecchia generazione è in contrasto con la nuova, e ognuna rimpiange a turno i propri tempi. Ciò che è cambiato, e il fenomeno a cui stiamo assistendo adesso, è un rimescolarsi del tutto casuale delle carte. 

Prometeo ha salvato o condannato l’umanità?

“Prometeo rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini e per questo fu fustigato”

Questo è il titolo di testo del film più in voga del momento, Oppenheimer di Christopher Nolan. Non è molto distante dal nostro focus. Il fisico Robert Oppenheimer, considerato il padre della bomba atomica, è il protagonista di questa pellicola, incentrata sulla scoperta sensazionale quanto catastrofica di una nuova arma a fissione nucleare. Il progresso scientifico, in questo caso della meccanica quantistica, si rivela uno dei più grandi fallimenti morali dell’umanità. La potenza incontrollabile della reazione a catena prodotta potrebbe addirittura distruggere il mondo, in una remota possibilità, pari quasi allo zero. Eppure, la storia insegna che l’uomo, pur di non perdere una guerra, è disposto a tutto affinché nessuno la vinca. L’individualismo sfrenato, di cui si parlava prima, non è estraneo alle personalità forti del secolo scorso; semplicemente, si nascondeva dietro un ideale.

Si potrebbe immaginare una reazione a catena di progressi, rivoluzioni tecnologiche e scoperte scientifiche? A cosa porterebbe? L’intelligenza artificiale potrebbe essere la nostra fine? Come per la bomba atomica, e più in generale per il progresso, non ci sono dubbi sul fatto che l’essere umano sia capace di cose straordinarie. Ciò nonostante, è ancora estraneo a concetti elementari, come ad esempio quello di limite. Vero è anche che senza l’ambizione non ci sarebbe alcun progresso. 

Massimo Baldacci parla di “mente proteiforme”: un’intelligenza umana attiva, capace di reagire e adattarsi ai cambiamenti, dinamica e flessibile, in equilibrio tra stabilità e mutamento. Il termine deriva da “Proteo”, figlio di Poseidone, capace di assumere qualunque forma, ma non è una mente “liquida”, cioè come l’acqua, in grado di adattarsi a ogni contenitore sociale. Non è neanche una mente cristallina, perfetta e ordinata, ma statica. L’immagine associata alla mente proteiforme è quella, guarda caso, del fuoco, quella della fiamma dinamica e capace di auto trasformazione, pur mantenendo un’organizzazione complessiva. Questa capacità, inoltre, non è qualcosa che avviene di continuo e in normali condizioni, ma solamente in casi di necessità di adattamento. Ottima teoria, ma come la si mette in pratica in una società che si nutre di instabilità e precarietà? 

Forse, a questo punto, bisognerebbe chiedersi da che prospettiva stiamo guardando il mondo. Prometeo e Proteo. Il primo ruba il fuoco, l’altro lo diventa quando è necessario. Qual è la differenza?