Flat tax: fra storia, economia e giurisprudenza

Dopo l’ultima tornata elettorale, si è discusso molto della “flat tax”, traduzione letterale di “tassa piatta”, che secondo le varie idee si dovrebbe coniugare in una tassa unica, molto bassa e indipendente dal fatturato, che permetterebbe uno stimolo economico nazionale, poiché gli imprenditori avrebbero un maggior reddito disponibile.

È la prima volta nella storia che si discute di una flat tax per aiutare l’economia?


Il fenomeno dell’evasione fiscale e dell’emigrazione dell’imprese italiane verso i cosiddetti “paradisi fiscali”, invoca spesso un’interrogazione sul sistema tributario italiano, cercando di capire come questo influenzi i fenomeni sopracitati e quali possano essere le riforme da attuare per limitare questa importante emorragia.

Ma non è la prima volta in cui l’idea della tassa piatta, o in generale minima, emerge nella storia dell’economia. Nel 1700, in Francia, si sviluppa il pensiero fisiocratico, avendo a capo il filosofo Quesnay. Questa era una vera e propria scuola, caratterizzata da una propria stampa, nonché dai primi studiosi che si fecero chiamare, per la prima volta, “economisti”.

Il loro pensiero si fonda sul “laissez faire”, ossia sul massimo liberismo, concentrandosi sull’idea di libertà economica basata sulla concorrenza perfetta, che permette al mercato di distribuire le risorse nel modo più efficiente possibile.

Tra le proposte avanzate è degna di nota quella per cui lo stato non debba infierire con il mercato, dato che le sue azioni sono viste come “non naturali”, e debba eliminare le imposte, poiché insabbiano l’ingranaggio del meccanismo economico.Queste dovrebbero quindi essere sostituite da un’unica tassa, minore delle precedenti, che grava sulla rendita ottenuta dai proprietari terrieri per l’affitto dei propri fondi: ogni tassa imposta nel circolo economico limiterebbe comunque tale ricavo.

La nuova visione dell’economia è dovuta alle scoperte poste in essere dai fisici del periodo, come Galileo Galilei e Isaac Newton: si cerca di studiare il mercato e le sue regole come una scienza, abbandonando l’approccio normativo, che detta il comportamento che gli agenti economici dovrebbero intraprendere, e sostituendolo con il mero studio del suo funzionamento. 

Cosa dice il diritto in merito alla flat tax?


Già i Padri Costituenti avevano trattato l’idea della tassazione all’interno della Costituzione, identificando, con lungimiranza, l’importanza della tassazione progressiva: è l’articolo 53 della Costituzione che sancisce l’importanza del criterio della progressività, poiché riconosce il dovere di concorrere alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva. L’attuale sistema tributario italiano si basa, infatti, su fasce di reddito e su una tassazione progressiva, che aumenta in base al livello occupato.

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tassa

A quale approccio contributivo è favorevole la teoria economica?


Lo studio della microeconomia permette di analizzare l’utilità del reddito per gli agenti economici. In particolare, mediante l’uso di strumenti matematici, si dimostra come questo sia decrescente. In altri termini, questo studio permette di capire che un aumento del reddito per agenti ricchi, comporta una minore utilità rispetto al medesimo aumento riconosciuto ad agenti più poveri (in parole povere, 1000 euro in più in tasca a Bill Gates non danno eguale utilità rispetto alla stessa cifra in tasca ad un povero).

Analizzando ciò, si può individuare l’importanza della progressività della tassazione, che sorvola i principi etici, ma che fa riferimento alla mera analisi dell’utilità, intesa come benessere dell’agente economico.

Ci sarebbe, poi, da considerare la posizione finanziaria in cui si trova la nostra Repubblica: un deficit così alto e minori entrate comporterebbero un forte stress delle finanze italiane, diminuendo lo spazio fiscale disponibile per porre in essere delle manovre che possano coprire gli eventuali “fallimenti” del mercato.

Il ruolo della finanza pubblica è di vitale importanza per lo Stato, benché il malessere causato da una tassazione imponente faccia allungare la vista verso riforme tributarie miopi, che non considerano le conseguenze nel lungo periodo.