(Credits immagine in copertina: sito ufficiale della Casa Bianca)
L’insediamento di Donald Trump come 47° presidente degli USA, un Blue Monday con un senso, è andato esattamente come previsto. In mezz’ora di discorso, nello stesso Campidoglio che quattro anni fa i suoi sostenitori più fedeli razziavano (oggi in gran parte perdonati dal nuovo capo degli Stati Uniti), l’oligarca di New York ha fatto la parodia di sé stesso. E ha funzionato.
I punti chiave del discorso
Il Golfo del Massico diventerà Golfo d’America. Panama è roba degli USA. Esistono solo due generi – non due sessi, due generi: le persone transgender e intersex non esistono, stop.
Bisogna trivellare, trivellare, trivellare – tre volte nel caso qualcuno si fosse perso un passaggio – per estrarre più petrolio e gas.
Stato di emergenza al confine col Messico. Dazi sulle merci da quest’ultimo e dal Canada, tanto il popolino paga.
Eliminare gli incentivi per le auto elettriche (mentre in Cina quest’anno si prevede il 50% di vendite di auto elettriche, ma saran matti i cinesi), mentre bisognerà tagliare le tasse ai super ricchi.
Il governo di Biden non è riuscito a gestire nessuna crisi, essendo guidato da membri dell’establishment estremisti e corrotti – e Trump non si stava mica specchiando qui, attenzione.
Si faranno cose di buon senso (come quelle appena dette), dopodiché bisogna rimproverare il Dipartimento di Giustizia perché ha osato indagarlo tante volte – cosa che di solito accade se qualche reato, effettivamente, lo compi.
Il declino americano è finito, Dio l’ha salvato e Dio gli ha affidato il compito di guidare l’America.
Così pensa, almeno; oppure la Divina Provvidenza non ha avuto una buona mira, chissà.
Per le dispute teologiche, c’è la nuova God Bless the USA Bible, una Bibbia usata dalla campagna elettorale di Trump in cui gli episodi biblici sono accostati a episodi di storia statunitense. American History B.
Bisogna proteggere le donne dall’ideologia gender – e magari prima proteggerle da Trump e dai suoi amici, specie le donne minorenni.
Gli USA usciranno dagli Accordi di Parigi sul clima e dall’Organizzazione mondiale della salute, proprio quel che ci serve in un momento cruciale per contrastare il cambiamento climatico.
Via le sanzioni ai coloni israeliani nei territori palestinesi, Cuba di nuovo dentro alla lista degli sponsor del terrorismo.
Manderemo la bandiera USA su Marte, e il resto della Terra a farsi benedire (qualcuno sui social ricorda che i Fascisti su Marte l’abbiamo inventati noi).
Ecco il programma ufficiale della (contro)rivoluzione trumpiana.
Al suo cospetto, la schiera dei più ricchi del mondo e dei prezzolati adepti politici. Tutti in rigorosa cravatta rossa, perché loro sì che sono uomini liberi e non conformisti: così, forse per ironia personale, proprio questa volta Trump ha deciso di indossare, invece, una cravatta violacea.
Seguendo l’insegnamento del Che Guevara, se il ricco e il povero votano lo stesso partito uno dei due sbaglia, e non si tratta del ricco.
Siamo entrati in un’era in cui non solo la classe dei grandi potentati economico-finanziari pretendono di influenzare le pubbliche decisioni, ma per di più si arroga il diritto di sedere ai posti di governo e si spaccia come rappresentante del popolo tutto.
Il gesto di Elon Musk
Il gesto di Elon Musk che chiude la giornata è però, se possibile, inatteso.
Che Trump lisciasse il pelo a suprematisti bianchi, razzisti, misogini, omofobi, reazionari vari e nazisti in carne ed ossa non è novità; tantomeno è novità il suo discorso da imitazione crozziana.
Ma che l’uomo più ricco del mondo, a capo di un dipartimento parastatale, faccia il saluto nazista due volte mentre la folla applaude è davvero inaspettato.
I perbenisti, i benpensanti, i sedicenti moderati che con una mano danno pacche sulle spalle alla reazione nera e con l’altra si scambiano il segno della pace in chiesa, finora, hanno sempre specificato che il loro conservatorismo non è fascismo.
Ora che il loro beniamino oligarca ha fatto il saluto si trovano nei pasticci.
Ma no, è per l’autismo! – diagnosi particolare, di solito l’autismo non ha come sintomo leccare le scarpe dei fascisti in giro per il mondo.
Ma no, stava inviando il cuore! – e, perbacco, che lungo lancio del muscolo cardiaco ha voluto fare, doppiamente peraltro.
Il muskiano n°1 in Italia senza titolo ufficiale, Andrea Stroppa, ci teneva a confermare che, sì, era un saluto romano.
Possiamo aggiungere – come ha fatto notare sui social Emilio Mola – che si tratta del saluto in salsa americana, tipo quello in American History X.
Stroppa ha capito che, forse, non era un buon segno fare coming out come fascista dichiarato, quindi – coerentemente con la vigliaccheria dei suddetti conservatori perbenisti – ha cancellato il post in cui lo dichiarava.
Ha quindi fatto la vittima e scritto che il pover’Elon è autistico e voleva inviare il suo cuore.
Sieg Heil! ma con affetto, ecco.
Il padrone sarà autistico, goffo, impacciato, timidino, nazista – ma vi assicuro che non è una pornostar! Così abbiamo anche buttato fango sulle persone con autismo pur di provare a salvarci malamente la faccia.
Ora sì che la libertà d’espressione è stata restaurata!
– Leggi anche: Another Brick In The Wall (Parte IV)
La bussola storica
Epperò, se ci concentrassimo solo su questi elementi come odierni (i discorsi da favoletta per uomini insicuri di Trump, la schiera dei grandi proprietari pronti a salire sul carro dei vincitori, il fascismo mal nascosto dei tecno conservatori, il disprezzo di tutti costoro per l’autodeterminazione umana e la loro beata strafottenza per le sorti del Pianeta) perderemmo la bussola storica per finire nello spettacolo a-storico della pan-commercializzazione statunitense.
Se Trump ha vinto, se la classe dei grandi proprietari si sente indomabile e al di sopra di ogni civiltà, se ai tecno affaristi appartiene il futuro dell’Occidente non è perché ci sono tanti ignoranti in giro.
La fallacia del dare la colpa agli elettori senza osservarne le motivazioni è quella che ha distrutto le possibilità di creare un’alternativa al tecno-capitalismo, alle disuguaglianze imperanti, alla sovranità del profitto sopra al rule of law, alla guerra fra poveri come via (propagandata dai ricchi) per salvare gli Eletti dell’Umanità.
E possano anche soccombere i dannati della Terra – con tutta la Terra stessa.
Se oggi Trump e la cricca degli oligarchi si siedono esplicitamente ai vertici degli Stati Uniti è perché per decenni gran parte della classe politica – di cui una grossa fetta non si fa problemi ad avallare i golpisti del 6 gennaio 2021 – ha ritenuto un pericolo minore questa faccia della società rispetto a quella che spingeva per creare un’alternativa, per iniziare una società più equa, più democratica, più tollerante con chi è disposto a tollerare.
La fase del rainbow washing aziendale e del green capitalism è caduta, perché era solo una mancetta elettorale di facciata per il padrone di turno.
Siamo arrivati al punto di ritenere l’invio di armi ad uno Stato che compie un genocidio una cosa tutto sommato ok: cosa volevamo aspettarci?
Gridare al fascismo senza toccare i fondamenti della società che lo permette è un puro esercizio retorico.
I pochi resistenti all’onda nera oggi sono travolti perché ieri sono stati ignorati. Chi ieri non si faceva invece scrupoli a ignorarli, oggi o piange per l’arrivo dell’onda o la cavalca direttamente.
D’altronde, su una cosa Trump ha ragione a pensarci: esistono solo due generi di persone. Ma non maschio e femmina: essi sono uomini o caporali. Come nel film con Totò, i caporali – e già accadeva – hanno vinto, gli uomini non sanno se avranno un futuro vivibile.
Sitografia
- ‘3 wealthiest men behind Trump’: Bernie Sanders says billionaires ‘oligarchy’ controlling government
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