Perchè Trump vuole Panama, Canada e Groenlandia?

Il neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente annunciato che userà la “forza militare” per prendere Groenlandia e il canale di Panama e quella “economica” per annettere il Canada.

Iniziamo con ordine, perché Trump vuole la Groenlandia?

Innanzitutto, è l’isola più grande del mondo dopo l’Australia, ricca di idrocarburi, uranio e terre rare. Nel corso della storia gli Stati Uniti hanno tentato di conquistarla più volte, lo stesso Trump nel 2019 ci aveva provato durante la sua prima campagna elettorale.

Attualmente l’isola fa parte della Danimarca ma di recente è tornata a gran voce a farsi sentire per chiedere un referendum per l’indipendenza e Trump abilmente si è inserito in questa frizione.

Ma come può fare tutto questo?

Esiste un accordo chiamato “Compact of Free Association” cioè un protettorato che si basa sulla “libera associazione”, riconosciuto dall’Onu che la Groenlandia sta rincorrendo dagli anni ‘90. Ciononostante, potrebbe essere un modo di organizzare una futura sovranità: gli Usa, infatti, impianterebbero basi e militari americani sul territorio, in cambio del riconoscimento della piena sovranità e di cospicui aiuti economici e materiali.

Perché Trump vuole annettere il Canada?

Trump ha anche espresso interesse per l’annessione del Canada, un Paese già profondamente influenzato dagli Stati Uniti sul piano economico e geopolitico, anche senza un’integrazione formale. Tuttavia, l’idea di incorporare il vicino Stato riscuote grande entusiasmo tra milioni di americani, alimentato da un nazionalismo che affonda le radici in generazioni di sogni sull’annessione.

Le difficoltà del governo Trudeau e l’incertezza internazionale offrono a Trump un’opportunità per spingere questa agenda. Il presidente sostiene che gli Stati Uniti non possano più tollerare il massiccio deficit commerciale con il Canada né continuare a sostenere gli aiuti necessari a mantenerlo stabile.

Un’annessione “legale” e democratica, attraverso l’iter istituzionale, permetterebbe agli USA di accedere direttamente alle risorse e al mercato canadese, rafforzando la loro posizione strategica e consolidando il controllo sull’intera massa continentale nordamericana, ad eccezione del Messico.
Inoltre, il dibattito su Canada e Groenlandia richiama l’attenzione su una questione più ampia: la crescente competizione tra le potenze mondiali per il controllo dell’Artico, un territorio strategico sempre più rilevante.

Perché Trump vuole Panama?

Il Canale di Panama è un’arteria artificiale che collega l’Atlantico al Pacifico, che ha quindi eliminato la necessità di circumnavigare l’intero continente americano, diventando un punto nevralgico del commercio globale. La sua costruzione fu completata dagli Stati Uniti, che nel 1901 ottennero il controllo del corridoio marittimo per 99 anni. Il 31 dicembre 1999, tuttavia, Washington trasferì ufficialmente la gestione del canale allo Stato di Panama, una decisione apparentemente strategica, che ha però favorito negli anni la penetrazione della Cina, pronta a proiettare la propria influenza economica sulla regione.

Per gli Stati Uniti, il controllo, anche indiretto, del Canale di Panama è essenziale: consente il rapido spostamento della loro flotta tra gli oceani e rappresenta un pilastro della loro supremazia globale. La centralità di Panama va oltre l’aspetto militare, sostenendo l’intera egemonia economica statunitense. Tuttavia, questa egemonia è sempre più sfidata sia dalla crescente influenza cinese sia dal momento di “stanchezza imperiale” degli USA, impegnati su molteplici fronti di tensione, dal Medio Oriente a Taiwan.

A complicare ulteriormente la situazione è il cambiamento climatico. La siccità, aggravata dall’innalzamento delle temperature, sta già compromettendo i flussi commerciali lungo il canale.