Salvador Dalí (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), noto anche come padre del Surrealismo, si presta alla storia dell’arte come una delle personalità più controverse e bizzarre.
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Dalí e la scissione d’identità come mezzo artistico
Lo stesso Dalí nome di battesimo è indice della scissione d’identità che condusse l’artista a ricercare nell’arte una forma di validazione ed evasione da ogni parametro e limite del conoscibile.
Salvador fu chiamato così in onore del primogenito che morì di meningite nove mesi prima della sua nascita. Questa casualità portò i due coniugi a convincersi che il secondogenito non fosse altro che la reincarnazione del fratello maggiore.

Ci somigliavamo come due gocce d’acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi. Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti
(Salvador Dalí)
Un’infanzia segnata da grandi premure e attenzioni sulle orme di un fratello mai conosciuto, le cui fotografie tappezzavano le pareti della casa, non fecero altro che alimentare delle tendenze caratteriali di per sé già astruse e instabili.
Una frattura interiore e una propensione all’astratto e all’onirico spinsero l’artista a rifugiarsi nella realtà parigina e ad aderire al movimento del Surrealismo.
Il movimento Surrealista
La logica del visibile al servizio dell’invisibile.
Il Surrealismo
Il movimento surrealista fu fondato a Parigi da un piccolo gruppo di artisti e scrittori. Esso sfruttava elementi dei suoi predecessori, quali il Dadaismo e il Cubismo, per creare qualcosa di ignoto che cambiò totalmente la concezione dell’arte durante il Novecento.
La corrente verteva intorno alle nuove scoperte apportate alla psicanalisi da parte di Freud e l’affermazione dell’automatismo psichico.
Per quest’ultimo s’intende:
trasferimento delle associazioni prodotte inconsciamente nelle forme dell’arte senza la mediazione della ragione, al di là di ogni preoccupazione di matrice morale o estetica.
All’interno del Surrealismo l’attenzione era rivolta al subconscio, come mezzo per sbloccare il potere dell’immaginazione, e inoltre ogni forma di razionalismo e realismo erano disprezzati in quanto repressione del lato creativo dell’individuo.

Dalì si approcciò al Surrealismo con il metodo da lui chiamato “paranoico critico”, un tentativo di esplorare il proprio inconscio e trasporne le impressioni sulla tela.
Fu definita dallo stesso artista come «un metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione interpretativo-critica dei fenomeni deliranti».
L’adesione al Surrealismo fu però soltanto l’ultimo sintomo del dissidio fra la realtà e l’immaginazione che rimase un tratto costante della sua vita.
Un dualismo così totalizzante da investire perfino il pensiero politico e religioso.
Dualità ed eccessi
L’artista passò dal sostenere teorie comuniste e anarchiche in gioventù, fino all’appoggiare il regime di Francisco Franco. Arriva a congratularsi persino col Caudillo per le sue azioni tese a “ripulire la Spagna dalle forze distruttive”, ossia comunisti, socialisti e anarchici.
Successivamente definì se stesso un anarchico-monarchico.
Il suo fine principale era mostrarsi come garante dell’eccesso, una personalità unica, agli occhi del pubblico suscitandone inevitabilmente sgomento e richiamandone l’attenzione.
Famiglia e credo religioso
Il dissidio si riversò perfino nel credo religioso.
Fin dall’infanzia fu convinto che Dio non esistesse e che la religione fosse un’occupazione prettamente femminile. L’idea gli si presentò veritiera poiché poteva verificarla quotidianamente all’interno della realtà familiare.
Una realtà in cui si opponevano due contraddittorie figure genitoriali:
- Una madre, cattolica fervente e assidua frequentatrice della Chiesa
- Un padre solito ad arricchire i discorsi più futili e banali con bestemmie magniloquenti giustificandosi affermando che la bestemmia fosse l’ornamento più bello della lingua catalana.
Ateismo e la morte di Dio
Gli scaffali della libreria del padre abbondavano di volumi ateisti che non fecero altro che radicare in lui questa concezione religiosa.
Fu però decisiva la lettura Nietzsche, il quale aveva sancito la morte di Dio, ad insinuare dei dubbi in lui, facendo sgretolare le sue convinzioni e portandolo addirittura ad ammettere la possibilità dell’esistenza di Dio.
Motivo per cui tra il 1949 e il 1950 vivendo un tormentato periodo caratterizzato dal turbamento religioso dipinse la Madonna di Port Lligat, prima tela che potrebbe definirsi cattolica.
Arte come evasione dalla realtà

Come ogni artista, l’intera produzione artistica è finalizzata alla comunicazione di qualcosa ma nel caso particolare di Dalí ancora oggi ciò che volesse veramente comunicare rimane, in un certo senso, un mistero tanto per lui quanto per il suo pubblico.
Il percorso di Dalí verso l’espressione artistica passa attraverso la liberazione delle idee latenti nella mente umana, sua in particolare, ossia un regno meraviglioso della memoria e dell’esperienza, ora reali, ora frutto d’invenzione; il tutto riflesso dallo specchio deformante della sua visione metafisica.
La sua arte è ricca di simboli e immagini ricorrenti, per lo più tratti dalla vita quotidiana; elaborati dalle esperienze infantili, fino alla successiva infatuazione per le teorie di Freud.
Le sue tele sono il riflesso dell’elaborazione delle sue paure, dell’enigma concernente la sessualità e dei suoi oggetti preferiti, divenuti emblema dell’essenza surrealista.
Un simbolo, in particolare,divenne l’icona più riconoscibile di Dalí: l’orologio molle, che si trova nell’intero corpus delle sue opere.
Nel mondo di Dalí, il tempo non è rigido; è un tutt’uno con lo spazio fluido e senza limiti.
La fantasia di Dalí
All’età di cinque anni Dalí vide un insetto mentre veniva divorato dalle formiche, del quale non rimase nulla, eccetto il guscio.
Da lì, derivano altre creazioni che fungono da metafore artistiche di una condizione interiore:
- Le formiche nei dipinti e nelle sculture di Dalí fanno riferimento alla morte e al declino, ricordando la mortalità dell’essere umano e la temporaneità. Rappresentano inoltre l’irrefrenabile desiderio sessuale.
- Gli elefanti di Dalí hanno zampe lunghe e sottili, che accentuano il contrasto tra la robustezza e la fragilità, e l’idea di assenza di peso pur con una struttura.
La realtà così come la concepisce l’artista è soltanto la proiezione dei nostri sogni, delle nostre paure.
Qualcosa di intellegibile e inafferrabile con i sensi ma raggiungibile soltanto durante il sonno, un mondo che si annida negli angoli della nostra anima e che presenta contorni confusi e sfumati.
Salvador Dalí si presenta non solo come fautore di un movimento artistico ma come colui che per primo rappresentò su tela ciò che non poteva essere rappresentato. Rese possibile la trasposizione dei sogni su tela.
Con lui l’arte assunse caratteri meno definiti, più fluidi, così come la sua identità malleabile e lontana da ogni standard e norma sociale la sua arte si colloca ad anni luce da una rappresentazione sterile e rigida del tangibile.
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