Il Femminicidio: un delitto di potere

Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesimo caso di femminicidio, abbiamo già superato, e prosegue oltre, il 105esimo in Italia dall’inizio dell’anno.

La Cultura e il Femminicidio


Molti continuano a credere nell’ipotesi del “raptus omicida” che colpisce alcuni uomini e li porta a compiere l’estremo gesto.

Il femminicidio, in questo modo, diventa un omicidio come tanti altri.

Ma come si può non vedere che alla base di ogni femminicidio esiste un pattern costante, che si ripete ogni volta?

Giulia Cecchettin

“Il femminicidio non è un delitto passionale. Il femminicidio è un delitto di potere, il femminicidio è un omicidio di Stato perché lo Stato non ci tutela e non ci protegge”.

-Elena Cecchettin

Queste sono le parole di Elena Cecchettin, sorella di Giulia Cecchettin uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta a pochi giorni dalla laurea. (Vide infra: Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima)

Nonostante la colpa dell’omicidio di Giulia resti individuale, la violenza di genere e le dinamiche di prevaricazione sono, invece, un problema di natura sociale e culturale da affrontare a livello collettivo.

Elena nel suo discorso, riferendosi a Turetta, dice:

“Lui mostro non è perché un mostro è l’eccezione alla società; mostro è quello che esce dai canoni normali di quella che è la nostra società. Lui è un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro”.

Elena Cecchettin

Patriarcato: legge del padre


Patriarcato significa: “legge del padre” e, storicamente il termine indica il predominio del padre sulla famiglia in ambito domestico.

Oggi, invece, con patriarcato intendiamo una società in cui il potere è prevalentemente nelle mani degli uomini.

Il patriarcato si manifesta nell’organizzazione politica, religiosa ed economica delle popolazioni, e ha dato vita a una cultura ancora oggi estremamente radicata nella nostra società. 

Le manifestazioni del patriarcato attualmente sono ancora tante: stereotipi di genere, stipendi minori percepiti dalle donne a parità di mansioni, gender gap (ovvero la differenza di condizioni e trattamento tra uomini e donne in vari campi della vita), maggiore difficoltà delle donne a trovare lavoro, catcalling, battute sessiste, mancato riconoscimento del ruolo professionale della donna.

Se a questo aggiungiamo le conseguenze drammatiche – quali cultura dello stupro, revenge porn, violenza di genere – possiamo renderci conto di quanto non sia poi così anacronistico parlare ancora di società patriarcale.

Questa società non solo mette le donne in una posizione di svantaggio rispetto agli uomini, ma risulta dannosa anche per gli uomini stessi, in quanto condiziona i ruoli di genere e i comportamenti che gli uomini devono avere per dimostrarsi tali agli occhi della società. 

Il narcisista covert


L’uomo per dimostrare la sua mascolinità ha quindi bisogno di occupare una posizione di potere, che sia nella relazione con un partner o nel mondo del lavoro, e deve mantenere il controllo di sé stesso e degli altri.

Esattamente in linea con la descrizione che Roberta Bruzzone (psicologa clinica e forense, criminologa investigativa e profiler) dà di Turetta.

A tal proposito, lei inquadra la personalità di Filippo come narcisista covert

Definizione

Un narcisista covert ha un senso fragile e vulnerabile della propria autostima, si sente ferito con facilità; prova facilmente sentimenti di vergogna o di umiliazione. Arroganza e fantasie di successo sono solo di facciata e mascherano il senso di vergogna per sé. È centrale la paura del rifiuto e delle critiche. L’atteggiamento è passivo aggressivo, asfissiante, non ti lascia spazio di vitalità e autonomia.

Ferita narcisistica

Molto spesso, da bambini, le personalità narcisistiche subiscono quella che la psicoanalisi definisce “una grave ferita narcisistica”: un colpo alla stima di sé che lascia il segno e modella la loro personalità.

Questa ferita implica un’umiliazione, o l’esperienza di essere impotenti, mentre un’altra persona prova piacere nell’esercitare il proprio potere a scapito dell’altro.

Quando il bambino è costantemente esposto a umiliazioni, in una forma o in un’altra, la paura di queste finisce per essere strutturata nel corpo e nella mente.

Purtroppo, nella nostra società, molti bambini subiscono questo tipo di ferite narcisistiche perché spesso i genitori usano diverse forme di potere con i figli e li controllano per i loro scopi personali.

In molti casi il potere in questione è la forza fisica; i genitori usano la loro maggior forza per costringere il bambino alla sottomissione.

Ci sono dei genitori che intensificano le botte se il bambino piange, come se negassero al piccolo anche il diritto di esprimere la sofferenza.

Naturalmente, la punizione fisica non è l’unico metodo per umiliare un bambino. Spesso lo si critica in una maniera che lo fa sentire senza valore, inadeguato o stupido.

L’elenco dei modi in cui i bambini possono essere mortificati, picchiati, resi insicuri e umiliati nella loro umanità e nella loro individualità è lungo e molti genitori ritengono non ci sia nulla di sbagliato nel comportarsi così: molto spesso gli adulti ripetono sui figli il trattamento che hanno ricevuto dai loro stessi genitori.

I bambini sono i soggetti maggiormente a portata di mano, quelli su cui è più facile sfogare sentimenti e frustrazioni.

I genitori che si sentono impotenti nella vita possono affrancarsi da questo sentimento comportandosi da dittatori con i figli. 

Controllo e potere: un quadro attuale

Per i narcisisti il controllo ha la stessa funzione del potere: li protegge da una possibile umiliazione.

E’ proprio questo che, secondo la dottoressa Bruzzone, ha fatto scattare la vicenda; non la fine della relazione, ma l’imminente laurea di Giulia.

Come afferma la dottoressa stessa nel programma televisivo “Chesarà…”, non solo lui voleva controllare Giulia, ma in qualche modo voleva essere sempre un passo avanti a lei.

Deresponsabilizzazione

Alla luce degli avvenimenti, la deresponsabilizzazione di molte persone non risulta utile a gestire il problema. Al contrario, bisognerebbe adottare delle misure di cambiamento già in età precoce.

Aristotele riferisce nella “Retorica”:

“Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione”.

Ciò significa che la nostra emotività può essere educata e, se vogliamo una società migliore, deve essere educata.

Esiste nella nostra società un’educazione emotiva che consenta ai giovani di mettere in contatto (e quindi di conoscere) i loro sentimenti, le loro pulsioni, la qualità della loro sessualità e i moti della loro aggressività? Oppure il loro mondo emotivo vive inconsapevolmente dentro al loro corpo, come un ospite sconosciuto a cui non sanno dare neppure un nome?

Conclusioni


Per concludere, si dovrebbe puntare alla promozione di corsi di educazione all’affettività e alla sessualità. L’educazione all’affettività ha l’obiettivo di sviluppare l’intelligenza emotiva a partire dalla consapevolezza delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti; di accrescere le abilità affettive con lo scopo di favorire una buona relazione interpersonale. L’educazione sessuale mira alla consapevolezza della sessualità negli ambiti biologico-sessuale e psicologico-relazionale.

L’obiettivo è insegnare già ai bambini a riconoscere le varie forme di violenza, nonché come costruire relazioni basate sul consenso e sul rispetto reciproco.

In caso di emergenza non esitare a consultare questo link: https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4498&area=Salute%20donna&menu=society

Bibliografia


[1] “Il Narcisismo” di Alexander Lowen

[2] “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” di Umberto Galimberti

Sitografia


[3] https://www.elle.com/it/lifestyle/ricevere/a39712444/cose-la-societa-patriarcale-e-come-si-manifesta-oggi/

[4] https://www.epicentro.iss.it/politiche_sanitarie/educazione-sessuale-affettiva