Viva le Erinni: il caso Caffo

Colpirne mille per educarne uno: il caso Caffo a Più Libri Più Liberi ha smascherato il vero volto di un figlio sano del patriarcato, incapace di chiedere scusa. Assente la risposta di Chiara Valerio, organizzatrice dell’evento romano.

Il contesto

Italia, un tempo Repubblica democratica fondata sul lavoro, ora democratura costruita sulla sfruttamento, è il paese in cui ogni giorno al 1522numero Anti-violenza e Stalking, che ha registrato nel terzo trimestre del 2024 un incremento del 37% di denunce – giungono chiamate per chieder aiuto di donne vittime di violenza o di parenti che chiedono informazioni.

Eppure, tutto questo non basta, non è sufficiente per far dire alla sinistra a gran voce «Sorella io ti credo» perché, si sa, esistono una vittima [1] e un carnefice perfetto. Se di destra brutto e cattivo, tanto meglio.

Più Libri Più Liberi

La polemica delle ultime settimane riguarda l’intellettuale (termine al quale tiene moltissimo) Caffo, che fino a qualche giorno fa si proclamava di sinistra.

Ospite a Più Libri Più Liberi, nonostante le accuse per maltrattamenti aggravati e lesioni gravi a danno della sua ex compagna e la dedica della fiera a Giulia Cecchettin.

L’invito ha scaturito una discussione molto accesa tra gli intellettuali e le intellettuali che avrebbero dovuto partecipare all’evento romano.

Moltissime coloro che hanno disertato proprio per rispetto delle vittime, del sorella io ti credo e della pratica femminista.

Importanti le voci di Carlotta Vagnoli, Fumetti Brutti e Zerocalcare, il quale ha scelto di presenziare allo stand perché consapevole che la casa editrice non poteva permettersi economicamente un ennesimo annullamento dell’evento.

Consiglio a tutti e tutte di recuperare le parole di Zero poiché precise e puntuali, come sempre.

caffè

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Chiara Valerio

Assenti invece le parole di Chiara Valerio, il cui errore è stato personalizzare la battaglia, mettendoci la faccia e sostituendosi a Caffo stesso, ne è esempio la lettura della lettera di ritiro del sedicente intellettuale.

Tuttavia, Valerio non ci ha messo la faccia per le scuse, per mettere in atto la pratica femminista di cui lei stessa per prima si è fatta portavoce nel nostro Paese.

Qui una piccola postilla personale, la delusione è stata altissima e non perché Valerio abbia commesso un errore.

L’errore di valutazione è umano e la contraddizione fa parte della pratica, ma l’iterazione e la mancata voglia di comprendere le posizioni di chi ha dissentito, di chi ha chiesto ascolto, hanno rappresentato la mancanza di rispetto.

Lo sbaglio più grande è stato quello di scegliere di dare spazio a Caffo e di scegliere volontariamente di oscurare ancora una volta la vittima, che è stata messa all’angolo e costretta a partecipare passivamente al dibattito in quanto soggetto delle violenze di Caffo.

E mi dispiace, ma non c’è garantismo che regga.

Tuttavia, lunedì 11 dicembre la Legge ha deciso di condannare il filosofo Caffo a 4 anni di reclusione; quindi, le Erinni che hanno disertato e boicottato per i follower hanno fatto bene a credere alla sorella.

L’intervista a Libero

Se Valerio continua a rimanere in silenzio, Caffo al contrario continua a parlare, a prendersi spazio che non dovrebbe avere.

Di giovedì 12 dicembre è la sua intervista a Libero. Paradigma perfetto del privilegiato, interessante da analizzare, nei suoi punti salienti per vedere come quest’ultimo metta in atto un processo manipolatorio della realtà, facendo leva su vittimismo e pietà.

«La filosofia e la cultura la fanno persone con contraddizioni, perché se uno si leggesse le biografie dei pensatori, non troverebbe di certo persone come Carlotta Vagnoli».

Memento: contraddizione non significa essere violenti.

L’attacco immediato a una donna che ha un potere mediatico forte e che lo usa come cassa di risonanza per la sua rabbia, motore di denuncia utile a mettere in atto la pratica femminista.

Caffo sminuisce Vagnoli e subito la priva del titolo di intellettuale. In maniera subdola e velata le nega la capacità di pensare, che appartiene giustamente solo a lui.

La fase successiva: attaccare anche Chiara Valerio, ma in maniera meno diretta.

A Valerio viene rimproverato di aver dedicato la fiera a Giulia Cecchetin, così strumentalizzando un «omicidio terribile». Il virgolettato di Libero non riporta il termine femminicidio ma proprio omicidio, dunque delegittimando la vera ragione per cui Cecchetin è stata uccisa, il suo essere donna.

Nega la sua appartenenza a sinistra «sennò non avrei scritto un libro sull’anarchia non violenta [2]».

Una frase semplice con cui il filosofo sottintende che non può essere di sinistra perché la sinistra è notoriamente violenta e lui violento non è e, per dimostracelo, ci propone il suo libro sulla teoria anarchica.

Un esempio maestro di capitalismo, in pratica si è fatto pure pubblicità al libro.

Il rimando al figlio. Il figlio che diventa la sua battaglia personale, l’unica cosa che per lui conta.

La strumentalizzazione delle famiglia e della paternità.

Lui è Caffo, è uomo ed è padre, una versione patriarcale del Io sono Giorgia, sono una donna e sono una madre. È necessario sembrare un padre bravo e attento e che a causa delle denunce infondate della ex compagna non potrà vedere il bambino. Attacca la ex compagna, passando lui per la vera e sola vittima.

Sul riferimento a Michela Murgia non voglio esprimermi, poiché è tutto così evidente. Scomoda Murgia poiché quest’ultima non può controbattere.

«Colpirne uno per educarne mille», dice Caffo.

Direi io, al contrario, colpirne mille per educarne uno.

Il filosofo si difende dalle accuse di violenza attaccando tutte donne, non un uomo soltanto citato. Il bersaglio: le donne e il femminismo. Le donne non hanno capito, hanno sbagliato e stanno mentendo. La verità la detiene soltanto lui con le sue contraddizioni.

Il femminismo ha ragione d’essere

Il caso Caffo ha smascherato un soggetto che si diceva femminista e ha mostrato la difficoltà di molti intellettuali nello schierarsi, nel trascendere i rapporti amicali in favore dei principi di cui loro stessi si fanno promotori e, soprattutto, ha mostrato che se qualcuno dissente, non viene visto bene da chi del dissenso ne ha fatto bandiera e baluardo.

La capacità di prendere posizioni in determinate situazioni è essenziale, solo che i pensieri controcorrente infastidiscono.

In un mondo di fate, le Morgane danno fastidio e va bene così, vuol dire che il femminismo ha ragione d’essere.

Mi chiedo soltanto perché le Morgane dell’origine si siano trasformate in fate ora che avrebbero dovuto far ragionare e riflettere chi le streghe le ha sempre sostenute, poiché la contraddizione fa parte del ragionamento e gli amici si spingono a migliorarsi.

Chi riduce la discussione a una lite tra gatte non ha compreso nulla del problema reale.

Contributi

Note

  1. Sul discorso delle vittima perfetta io consiglio la lettura dei romanzi di Valentina Mira. Dalla stessa parte mi troverai e X
  2. Caffo, intervista a Libero, https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/41117910/leonardo- caffo-sfogo-io-eroe-mostro-cosi-mi-hanno-mollato.html