Il 2025, come ogni anno, si presenta carico di buoni propositi. Eppure già nella prima settimana se ne vedono le cattive intenzioni.
Non è il 2025 a essere un’anima ribelle e cattiva: è esattamente come tutti gli anni precedenti. Il 2025 è figlio dell’omofobia.
Del 3 Gennaio è l’agghiacciante notizia: Sthepano e Matteo, si tengono per mano al Pigneto, Roma, nella notte di Capodanno. Dieci ragazzini li vedono dal balcone e iniziano a insultarli. Dagli improperi decidono di passare ai fatti: scendono per strada e ha inizio un pestaggio di quindici minuti.
L’associazione Gaynet denuncia l’aggressione e racconta come, dopo il pestaggio, i due, sanguinanti, abbiano raggiunto a piedi il pronto soccorso per la mancanza di ambulanze disponibili. «Trauma cranico, naso rotto, volto tumefatto e 25 giorni di prognosi, ma soprattutto tanta rabbia e paura», ha scritto l’associazione, che ha indetto una manifestazione per sabato 4 gennaio, in piazza Roberto Malatesta, poco distante dal luogo dove Stephano e Matteo sono stati aggrediti e picchiati.
La manifestazione nasce come forma di sostegno e di dissenso verso un clima sempre più ostile nei confronti di omosessuali, famiglie omogenitoriali, persone queer e della comunità trans. Un Paese in cui la politica non agisce, non argina, ma alimenta e strizza l’occhio alla discriminazione e alla marginalizzazione.
Oltre al danno, anche la beffa.
Il partito Gay LGBT, insieme al M5S Roma, propone – come racconta Simone Alliva – di sanzionare chi commette un’aggressione di stampo omofobo, pagando una multa di 500 euro. Il sistema politico, dunque, pensa che il corpo picchiato, violato, che la libertà lesa valga 500 euro. Meno di un iPhone, meno di una multa del nuovo codice della strada, meno di un vestito firmato.
L’idea più stupida che abbia sentito per contrastare l’#omofobia arriva dal partito Gay supportata dal #M5s Roma:
— Simone Alliva (@SimoneAlliva) January 5, 2025
multa di 500 euro per chi compie atti omotransfobici (persino più bassa di quelle del nuovo codice della strada).
L’idea che con il denaro si possa risolvere tutto.
Crea un sistema corrosivo in cui picchiare una persona per il proprio orientamento sessuale ha come conseguenza una semplice sanzione pecuniaria. L’omofobia non si cura, si paga. Un condono, l’ennesimo che il nostro Paese propone.
Roma non è l’unica città a esser stata teatro di omofobia. A Bologna, l’anno inizia con un cartello sulla porta del Cassero, storica associazione LGBTQIA+.
«Spazi liberi, via tutti i froci»: così recitava il cartello donato al circolo come augurio di inizio 2025.

Gli omofobi chiedono spazio e ne ottengono sempre di più. Lo pretendono con sempre più forza. A rimetterci sono i corpi della comunità: corpi che sono costretti ad avere paura a muoversi nel mondo, a esternare il proprio amore anche con piccoli gesti quotidiani come tenersi per mano. Sono i corpi che hanno paura di camminare per strada soli di notte perché sanno che potrebbero essere aggrediti. Sono i corpi che non sono realmente liberi di essere e di esistere.
La comunità LGBTQIA+ è costretta alla marginalizzazione poiché manca una legge che tuteli e che realmente si impegni nel limitare e impedire qualsiasi forma di discriminazione e odio. L’aumento dei pestaggi e delle ronde – oltre a richiamare un ventennio tanto caro alla nostra Storia – è la diretta conseguenza di una retorica della violenza che a noi, italiana brava gente, al momento, sta piacendo molto.
Contributi
- Articolo di: Mirko Di Meo
- Correzione bozze: Elide Cafaro
