Dal Medio Oriente arriva una storia di identità: Marji è solo una bambina quando sceglie di lottare per la libertà del suo paese, l’Iran, che delle donne si fa sfregio. “Persepolis” è un fumetto di Marjane Satrapi e a essere narrata è la sua storia di nazionalismo sano.
La vita di Marjane in un Iran che muta
Questa è la storia di una normalissima famiglia di Teheran, la capitale dell’Iran, durante il suo percorso politico e storico che ha visto cambiare mille volte il volto del Paese in pochissimo tempo.
La famiglia della protagonista, Marjane Satrapi, ha sempre appoggiato l’opposizione ai regimi che si sono succeduti, pagandone le conseguenze sulla propria pelle. La protagonista di quest’opera autobiografica è cresciuta in sintonia con il suo paese: con il passare del tempo, infatti, ha assistito al passaggio di tre vie politiche diverse, sin dall’infanzia (lo Scià, la rivoluzione islamica e le rivolte).
L’infanzia di Marji
Tutto parte dalla piccola Marji, che ha solamente nove anni e tenta di vivere la vita come una qualsiasi bambina. Ha i suoi amici, i suoi giochi preferiti e i suoi sogni.
Ci troviamo nei primi anni Settanta, quindi ancora sotto il governo dello Scià; mentre tutta la famiglia di Marjane è in fermento per le lotte comuniste di cui facevano fieramente parte, la piccola esordisce con un inaspettato “Io, però, penso che amo lo Scià”, suscitando stupore da parte di tutti.
Non è un colpo di scena voluto dall’autrice una volta cresciuta: infatti, l’autrice stessa spiega, nelle pagine successive, che la sua maestra difendeva la teocrazia, venerando l’imperatore quasi come fosse una divinità (lo Scià veniva scelto da Dio in persona).
Questa è una ridondanza che troveremo spesso nel fumetto. Ad esempio, durante la rivoluzione islamica alla fine degli anni Settanta, l’autrice racconta come gli insegnanti spingevano i ragazzini di soli tredici anni ad andare in guerra per combattere in nome di Dio, diventando martiri per arrivare in un paradiso promesso, che in realtà si rivelava un continuo inferno.
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Le radici del Paese e della famiglia
Crescendo Marjane scopre la storia della sua famiglia, facendo conoscenza anche di uno zio che è stato imprigionato poiché comunista.
Anoosh Satrapi vivrà due volte in carcere, la prima con l’accusa di aver tentato di sopprimere il potere dello Scià (per questo motivo rimarrà in carcere sotto torture per nove anni), liberato solamente quando lo Scià andò in esilio all’estero.
Una volta iniziata la rivoluzione, però, Anoosh viene rinchiuso nuovamente e il destino lo porterà a subire la pena di morte.
Anoosh andava punito perché era un nemico del paese:
un comunista.
Gli occhi di Marjane continuano a vedere ingiustizie, morti, soprusi di potere e il suo Paese che continua ad andare a rotoli. Inizia a essere un mondo stretto per le donne, che non possono uscire di casa se non accompagnate dal padre o dal marito, devono coprirsi i capelli con il velo e non devono ostentare in nessun modo alcun tipo di volontà.
Persino il carcere è più pesante per loro. Le condannate a morte hanno una “pena aggiuntiva”: secondo le nuove leggi, non si possono uccidere le vergini; alcune di loro sono costrette a sposarsi con un soldato della polizia morale, venendo stuprate, e così possono subire la pena di morte.
Nonostante la protagonista si trovi più di una volta ad affrontare la polizia morale, non smette mai di mostrare i valori in cui crede, le sue idee, a gridare in nome della sua libertà. Tutto ciò, però, ha un costo: si troverà a dover cambiare Paese all’età di 13 anni, da sola, immersa in una cultura totalmente diversa.
Nazionalismo e libertà possono coesistere?
Qualche anno dopo Marjane torna in Iran, ma non sente più sua quella terra. La guerra aveva cambiato tutto, dalle strade alle persone, e le ideologie totalitariste erano rimaste. Nonostante lei sentisse un forte richiamo verso casa, quello non era più il suo posto.
La storia d’amore tra Marjane e il suo paese è complicata, lei stessa durante la sua adolescenza a Vienna negherà più volte di essere iraniana, sentendosi poi in colpa per aver rinnegato le sue origini.
“Resta sempre integra e coerente con te stessa”, le ripeteva costantemente la nonna, a cui era molto legata.
Ma perché in una situazione dove la propria vita è in pericolo per delle idee, si continua a portarle avanti?
“Persepolis” è l’esatto esempio di un nazionalismo sano, di chi ama la propria terra e la propria cultura, ma non è disposto per questa ad abbandonare la propria libertà.
Nel corso del tempo le cose sono cambiate poco in Iran, che continua a sottomettere il popolo con la polizia morale, soprattutto se stiamo parlando di donne. Marjane e tutta la sua famiglia rischiano costantemente la vita, ma lo fanno affinché un giorno il loro Paese possa essere un posto dove la paura di vivere e di essere se stessi sia solo un brutto ricordo.

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Perché un fumetto?
Questa è una di quelle storie che ti tiene incollato alle pagine, capitolo dopo capitolo. Solitamente i libri che trattano di storia o di politica ce li aspettiamo un po’ diversi; quindi, perché scegliere questo tipo di tecnica narrativa, rischiando di screditare una storia così importante?
Se è vero che leggere un libro fatto esclusivamente di parole ci aiuta a fare uno sforzo di immaginazione e a immedesimarci nel protagonista o nell’autore, il fumetto ha una marcia in più: ci colpisce dove meno ce lo aspettiamo, nell’emotività.
Il fumetto lascia un segno indelebile dentro di noi, perché per quanto la realtà presentata sulle pagine sia quella vista dall’autore, quest’ultimo ci lascia tutto lo spazio e il tempo possibili per fare nostro il suo racconto. Non disegna solo sulle pagine, ma anche nella nostra anima.
Dalle tavole di “Persepolis” è stato tratto un film d’animazione diretto dalla stessa Marjane Satrapi nel 2007, riproposto al cinema in versione 4K nel 2024.
Bibliografia
Contributi
- Fumetto in copertina: Alessandra Petrachi
- Correzione bozze e SEO editing: Sara Altamura
- Impaginazione: Gianmarco Loiacono
