Ottant’anni di voto alle donne: un diritto spesso dimenticato

(In copertina: da sinistra verso destra, le leader della WSPU Annie KenneyChristabel Pankhurst)

In un’Europa ancora in guerra e in un’Italia spaccata a metà dall’occupazione tedesca, sul tavolo di una riunione del Consiglio dei ministri compare un argomento spinoso: il suffragio femminile.
Era il 30 gennaio del 1945. Il decreto fu emanato il primo febbraio.

Il Suffragio Femminile

Ottant’anni fa, le donne con più di 21 anni (a eccezione delle prostitute) ottennero così per la prima volta il diritto al voto, seguito soltanto il 10 marzo del 1946 dall’eleggibilità delle donne, particolare “dimenticato” nel primo decreto.

Le elezioni amministrative della primavera del 1946, con un’affluenza femminile al 90%, furono la prima occasione per le donne italiane di votare e di poter scegliere di essere rappresentate da un’altra donna.

Una partecipazione così massiccia è sintomo del fatto che quel risultato non fu una semplice concessione regia, ma il culmine di un processo di cambiamento del pensiero portato avanti da anni. Già durante la Prima Guerra Mondiale le donne ricoprirono ruoli di responsabilità fino a quel momento delegati all’uomo. In seguito, durante il secondo conflitto, diventarono staffette e informatrici per la Resistenza, costruendo uno scheletro invisibile in grado di sorreggere la lotta contro l’occupazione nazifascista.

In quel periodo nacquero anche numerose organizzazioni femminili, come l’UDI, il CIF e i Gruppi di difesa della donna, che si proposero non solo di appoggiare e assistere i partigiani, ma anche di dare alle donne i mezzi per portarsi all’altezza dell’uomo e pretenderne gli stessi diritti.

Foto della CIF ROMA (Centro Italiano Femminile)

Questo continuo scambio di idee portò al voto 13 milioni di donne su 25 milioni di italiani tra il 2 e il 3 giugno 1946. Come affermò Tina Anselmi (prima ministra donna d’Italia nel 1976), furono spazzati via ogni timore e ogni pretesto di chi riteneva fosse rischioso dare il diritto di voto alle donne perché non sufficientemente emancipate.

Negli ultimi ottant’anni il panorama sociale e politico è fortemente mutato. L’affluenza al voto è diminuita drasticamente, ancora di più quella femminile. Nel 2022 soltanto il 62,19% delle italiane ha esercitato il diritto di voto, contro il 65,74% degli uomini. Questi dati sono anche sintomo di una condizione di marginalità delle donne in una società che non assicura che i loro diritti, formalmente uguali a quelli degli uomini, siano davvero rispettati, in particolare al crescere delle disuguaglianze.

C’è un solo modo per invertire questa tendenza di isolamento. Il diritto al voto in una democrazia è lo strumento più potente nelle mani di ogni donna (e di ogni uomo) per difendere le libertà già conquistate e per tracciare il percorso da seguire per guadagnarne di nuove.

Come ottant’anni fa, riprendiamo in mano le schede e “stringiamole come biglietti d’amore”, ma come se fossero scritti al nostro futuro, volenterose nuovamente di esercitare e difendere questo nostro diritto, perché la lotta per la sua conquista è stata così interminabile da renderlo anche un dovere verso noi stesse.

Contributi

Prima di lasciarci, citiamo il lavoro di tutte le persone che hanno contribuito alla stesura di questo articolo e che, ogni giorno, si impegnano affinché Requiem Pamphlet possa fare, nel suo piccolo, la differenza.

  • Articolo di: Clementina Salamina
  • Correzione bozze: Enrico Pescarelli
  • Impaginazione e SEO editing: Alessio Urgese

Se anche tu vuoi contribuire e unirti al nostro team, compila il nostro form e verrai contattato da uno dei nostri collaboratori.