Open Gates, Open Eyes

La crisi umanitaria consiste nella violazione sistematica dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti ad ogni essere umano. Di recente questa crisi sta assumendo una tale portata e complessità gestionale che, ormai, chiudere gli occhi sta diventando impossibile.

Parliamo di crisi umanitaria


Il flusso migratorio è la conseguenza della crisi umanitaria in Africa e, al tempo stesso, la causa di quella che avviene su suolo italiano.

Le migrazioni che vedono l’Italia come luogo di approdo iniziano dagli anni ‘90 del Novecento, per poi proseguire fino ad oggi, ma diventano oggetto di dibattito interno solo a partire dal 2011 – anno in cui gli sbarchi dall’Africa diventano particolarmente consistenti e costanti.

In circa 12 anni la media annua di migranti sbarcati in Italia oscilla dalle 11 alle 34 mila persone.

È quindi una situazione storico-umanitaria che, direttamente o indirettamente, caratterizza i nostri ultimi anni di vita; è piuttosto complessa ma sicuramente gestita con insufficiente organizzazione e sensibilità in relazione a tutte le vite umane che vi sono coinvolte.

Attualmente i flussi migratori sembrerebbero in calo, seppur ancora piuttosto consistenti, eppure Europa (in generale) e Italia (nello specifico) stanno adottando misure restrittive e controproducenti, anziché trovare soluzioni più efficaci e dignitose di distribuzione e sistemazione.

Centri di Permanenza per i Rimpatri

Come soluzione al numero sempre crescente di immigrati africani si stanno istituendo i CPR, luoghi di trattenimento del cittadino straniero in attesa di esecuzione di provvedimenti di espulsione (art. 14, D.Lgs. 286/1998).

Sarete tutti trattenuti e rimpatriati”, dice la Meloni con violenta retorica.

Immaginate quale impatto una condizione simile possa avere sulla psiche di una persona che è fuggita dal suo paese nella speranza di condizioni di vita migliori o, come spesso accade, che sa di non poter tornare, pena la morte (per ragioni culturali o politiche).

Ne consegue che queste persone si trovano a non poter scegliere per loro stesse, diventano pacchi da sballottare da una parte all’altra.

Per citare la relazione “Buchi Neri” del 2021, i CPR vengono definiti dal CILD come:

involucri vuoti in cui le persone perdono la propria identità per essere ridotte a corpi da trattenere e confinare.

Alla luce di questi fatti, è impossibile continuare a tenere gli occhi chiusi rispetto all’evidente incoerenza dell’Occidente, che ancora mostra di piangere e ricordare la tragedia consumatasi nei lager nazisti.

Open Gates, Cancelli aperti


“Cancelli aperti” sembra allora urlare Open Gates, associazione prontamente nata a Padova nel 2004 che offre supporto legale e sociale per la tutela dei diritti umani. Si trova attualmente in piazza Gasparotto, in una delle zone più vive, varie, creative di Padova, poco distante dalla stazione.

L’associazione è come una famiglia di volontari e tirocinanti, e rappresenta un faro per chi non sa dove o a chi rivolgersi per sopravvivere in tutta questa confusione. Molto spesso si tratta di persone che non conoscono nessuna lingua che permetta loro di comunicare i propri dubbi e bisogni.

Gli utenti di Open Gates desiderano semplicemente condurre una vita dignitosa, che li gratifichi dopo i mille ostacoli superati durante il viaggio e le insidie burocratiche del caso. Pretendono solo un’esistenza del tutto normale, un lavoro e una casa.

L’associazione si occupa soprattutto di guidarli nel lungo percorso che precede questo obiettivo, rappresentato dal permesso di soggiorno approvato. I migranti vengono solitamente ascoltati (talvolta dalla figura di un’etnopsicologo) riguardo la loro storia travagliata, affinché siano pronti ad esporla davanti alla commissione territoriale, giudice severo delle loro vite.

Open Gates è un rifugio oltre a una speranza, perché è uno spazio attento all’utente, che viene trattato da sconosciuti con un’umanità che non sperimenta da tempo; culla e leviga, per quanto possibile, le ferite dell’animo.

Per quanto possibile perché si tratta di persone particolarmente spaventate, preoccupate e vulnerabili.

La tappa libica

Al fine di completare il loro viaggio, molti migranti si trovano costretti a traversare la Libia, un paese ridotto a pezzi da anni di guerra, e diventato incredibilmente ostile per rifugiati e migranti in cerca di una vita migliore.

Qui, invece di essere protetti, i migranti vanno incontro a una lunga serie di agghiaccianti violenze che si verificano soprattutto all’interno dei campi di detenzione. In queste prigioni a cielo aperto ogni diritto umano viene calpestato: vigono sistematiche la denutrizione, la tortura e la minaccia di morte – come fedelmente rappresentato in “Io capitano”, film del 2023 con protagonisti due giovanissimi ragazzi senegalesi.

Dal 2016, con l’Italia in prima fila, gli stati membri dell’Unione europea collaborano con le autorità libiche attraverso la fornitura di imbarcazioni veloci, formazione e assistenza nel coordinamento delle operazioni in mare.

Questa operazione ha il fine ultimo di assicurarsi che i migranti che intraprendono il viaggio nel Mediterraneo siano intercettati e riportati in Libia, aggirando così il divieto internazionale di respingimento.

In questi anni la guardia costiera libica, sostenuta dall’Unione Europea, ha intercettato in mare e riportato in Libia circa 60.000 uomini, donne e bambini – 8435 dei quali solo dal 1° gennaio al 14 settembre 2020, come riportato da Amnesty International.

Grande parte dei migranti che hanno subito l’inferno libico arrivano in Italia in quanto vittime della tratta.

Ciò significa, una volta raggiunte le coste nazionali, essere impiegati per la realizzazione di attività illecite in maniera “forzata”, facendo leva sullo stato di bisogno in cui si trova il migrante. Tendenzialmente le donne sono destinate alla prostituzione, mentre agli uomini spetta lo spaccio, per ripagare debiti mai risarcibili veramente.

Uno spazio sicuro


Open Gates, come suggerisce il nome stesso, è uno spazio aperto, dove le persone possono anche semplicemente trovare riposo per qualche ora – oppure capi d’abbigliamento grazie all’armadio popolare, costituito da vestiti di seconda mano donati.

Open Gates è un luogo in cui le diverse culture si incontrano e comunicano tra di loro, i panni talvolta si invertono e il rispetto vige su ogni attività. Ti si apre il cuore, la lingua si scioglie in una gran quantità di lingue e le mani accompagnano le parole con segni e gesti.

Il bene che si respira è molto impattante per le persone che frequentano il luogo, anche oltre le ore di apertura settimanali, diventa uno stile di vita. Se solo tutti potessero conoscere questo tipo di amore, se solo tutti avessero occasione di coltivare più fiducia nelle persone, soprattutto diverse e sconosciute, allora la situazione sarebbe diversa.

Open Gates nel suo piccolo è una gran risorsa, ed è inserito in una rete sociale che unisce diverse realtà di supporto in tutta Padova e non solo; tuttavia, il suo campo d’azione è troppo ristretto per fare davvero la differenza.

Nonostante ciò, è comunque evidente che, finché ci sono associazioni simili, continua ad esserci speranza. Queste realtà aiutano a rallentare, anche solo di poco, la morte dell’umanità e forse, in un momento più propizio, aiuteranno anche a salvarla.

Sitografia


[1] https://temi.camera.it/leg18/post/cpr.html

[2] https://www.repubblica.it/politica/2023/09/17/news/azzariti_stretta_migranti_militari_meloni-414746004/

[3] https://www.meltingpot.org/2020/09/rapporto-amnesty-tra-la-vita-e-la-morte-abusi-e-torture-nei-campi-di-detenzione-in-libia/

[4] https://perilmondo.org/

[5] https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/sicurezza-marittima-lue-aggiorna-la-strategia-proteggere-il-settore-marittimo-dalle-nuove-minacce-2023-03-10_it

[6] https://www.cittalia.it/asilo-e-rifugiati-2/l-evoluzione-del-fenomeno-migratorio-in-italia-negli-ultimi-vent-anni/

[7] https://www.meltingpot.org/2023/08/il-decreto-cutro-e-il-potenziamento-dei-centri-di-permanenza-per-i-rimpatri-cpr