Il No del Referendum 2026: le due facce tra sconfitta e vittoria

Le reazioni dei partiti in vista dei risultati del Referendum sulla Giustizia. La metamorfosi di ogni attore politico, tra chi raccoglie gli allori della vittoria e chi se li toglie dal capo (Credits Copertina).

Il Post-NO

È trascorso ormai quasi un mese dalla vittoria del No al Referendum. I leader di partito del Campo Largo rivendicano il risultato che ha visto il No trionfare col 53% delle preferenze al Referendum Giustizia 2026. Rivendicano in particolare la natura politica del risultato.

Si tratta della prima vera sconfitta del Governo Meloni dal suo insediamento, una battaglia campale che ha visto la Premier costretta a ricorrere alle dovute misure, rimodellando le linee della falange del centrodestra. Gli opliti più vulnerabili vengono meno, mostrando i primi segnali di una rottura che fino a qualche mese fa sembrava fantapolitica.

La prima testa a cadere è stata quella del sottosegretario alla Giustizia Delmastro, già coinvolto nello scandalo che lo vede legato in affari, assieme ad altri tre esponenti di FDI tra cui la vicepresidente della regione Piemonte Elena Chiorino anche lei dimissionaria, con la figlia di un prestanome legato al clan camorristico Senese 1.

Dimissione seguita da quella della capa di gabinetto Bartolozzi, coinvolta nell’affaire Al-Masri, nonché protagonista di virtuose prese di posizione nei confronti del Referendum, definendo pubblicamente la Magistratura come un “plotone d’esecuzione” 2/3. La ministra del turismo Daniela Santanchè è stata l’ultima, ma non per importanza, a rassegnare le dimissioni su pressione diretta del Presidente Meloni per scongiurare una imminente mozione di sfiducia da parte dell’opposizione.

Le dimissioni di questi sono infatti da inquadrare in una logica politica più ampia. Un potare i rami secchi del partito di maggioranza da parte del Presidente del Consiglio, cercando di evitare di farsi trascinare verso il fondo qualora dovessero evolversi negativamente le controverse vicende giudiziarie dei vari Delmastro, Bartolozzi e Santanchè.

Tremano anche gli alleati del partito di maggioranza. Lo scossone più evidente post Referendum sembra averlo ricevuto Forza Italia, il partito di centrodestra figlio ed orfano di Berlusconi che dalla morte del suo storico leader ha cercato di reinventarsi attraverso la figura di Tajani, e che rappresenta al momento l’alleato più importante per FDI, con la Lega in lentissima ripresa nei sondaggi data al 6,3 %, un punto e mezzo sotto FI che al momento si attesta sul 7,7% (fonte SWG 4) con un netto calo che segna il minimo storico del partito.

Se a livello nazionale FI può ancora godere di un discreto numero di elettori, preoccupa invece la situazione nella sua storica roccaforte Milano, dove il No ha stravinto con 17 punti di vantaggio sul Si fissato a quota 41,6%. Un repulisti al netto di questi eventi c’è stato, seppur diverso da quello del suo fratello maggiore FDI.

Gli eventi che coinvolgono la creatura del Cavaliere sono in rapida evoluzione dall’inizio di Aprile, e vedono come registi Marina e Piersilvio Berlusconi, due figure che non occupano una vera e propria posizione politica all’interno del partito, ma che vi esercitano un’enorme influenza decisionale data la loro discendenza e il loro grande investimento finanziario nel partito, che ammonterebbe a due milioni di Euro di donazioni (fonte Domani editore 5).

Sarebbe infatti partito da loro l’ordine di far cadere la testa di Gasparri, sostituito da Stefania Craxi favorita proprio da M. Berlusconi.

Dinamica seguita dal dissenso di Tajani, prontamente convocato per un pranzo a Cologno Monzese dai fratelli Berlusconi che sembrano ormai essere i veri direttori d’orchestra del partito e stiano cercando, nonostante quelle che sembrano essere delle dinamiche che rasentano la monarchia daancien régime, di far virare l’ideologia di FI verso posizioni più centriste, come testimoniano le parole del neoeletto capogruppo FI alla Camera Enrico Costa, posto a sostituzione del dimissionario Barelli: “Il centrodestra moderno si deve occupare di libertà e diritti” 6.

Non mancano ovviamente i malumori generali, con un tutti contro tutti dal quale sembra ormai emergere la possibilità concreta di una futura (post Politiche probabilmente) discesa in campo della figlia maggiore del fu Cavaliere: Marina Berlusconi.

Il fratello minore dei partiti di maggioranza, la Lega, sembra invece navigare in acque decisamente più calme. Nonostante il caso Vannacci, sembra comunque aver assorbito il colpo, da inquadrare comunque nell’ottica del lento e inesorabile declino del Carroccio, ormai ombra di quello che era alla fine degli anni 2010, con il suo leader Matteo Salvini che sembra ormai all’impasse, sfruttando la sempreverde tattica dell’immobilismo strategico, volto a salvare il salvabile.

Mentre la destra cerca di superare quella che sembra essere stata molto più che una mera sconfitta ideologica ma quanto più una forte sconfitta politica, confermata dalle reazioni ad alto magnitudo chiaro segno della grande importanza politica data al Referendum, l’opposizione cerca di trovare il sentiero giusto da percorrere alla luce di questi risultati, rivendicati a gran voce seppur la realtà sia molto più complessa, dato che il 53% registrato dal No sarebbe sciocco attribuirlo in modo diretto ad una netta preferenza popolare per la sinistra.

Dentro quella percentuale c’è di tutto, da chi preferisce a priori il Campo Largo a chi ha semplicemente bocciato la Riforma proposta dal Governo, a cui magari sarebbe tuttavia pronto a dare nuovamente fiducia alle prossime elezioni. Rimane tuttavia un segnale di vita consistente da parte dell’elettorato con un’affluenza storica, tanto da indirizzare immediatamente il pensiero dei leader a delle possibili primarie del Campo Largo, che al momento galoppa nei sondaggi.

Ed è qui che i primi dubbi sorgono, soprattutto le perplessità nei confronti di chi vorrebbe a tutti i costi soddisfare il bisogno di un unico leader che guidi il Campo Largo, invocando alle Primarie. Le percentuali danno comunque basi su cui costruire un programma elettorale al momento ancora vago, come i dati interessanti sugli under 35 che si sono schierati dalla parte del no al 62% (Consorzio Opinio Rai 7).

Un dato sorprendente se pensiamo alle modalità d’informazione con le quali queste generazioni costruiscono la propria coscienza politica. Quindi è facile immaginare che una buona parte di elettorato under si sia probabilmente schierata a favore del No grazie alle campagne social dei partiti del Campo Largo e dei loro elettori.

Se subito dopo il Referendum l’argomento primarie sembrava star emergendo, è poi andato a perdere rilevanza nel dibattito date le varie analisi e sentenze illustri, come quella di Bersani 8, che davano come prematuro un sentiero che andasse direttamente verso quella direzione. Sentiero che avrebbe segnato anche l’ abbandono di una prassi logica del resto, ossia quella di tracciare prima un perimetro delle idee e poi trovare un nome, per inseguire quello che sembra essere lo schema già adottato dalla destra con la Meloni prima delle elezioni che la portarono al Governo.

Tuttavia il programma della destra era già chiaro ad ogni leader. Infatti il problema delle eventuali primarie del Campo Largo sarebbe stato proprio nel voler fare una mossa organizzativa e prematura ignorando le basi concrete date dai risultati del Referendum e dal momento politico generale su cui costruire una formazione e un programma da mandare poi in campo alle prossime politiche. Perché se è vero che il 53% del Referendum rappresenta una crepa generale nel blocco di consenso del Governo, è altrettanto vero e dimostrabile che non costituisca ancora di per sé un blocco alternativo scontato, e c’è da lavorarci su.

La corsa alla leadership del Campo Largo sembra quindi essere rinviata, con la sindaca di Genova, Silvia Salis, che sembra essere un altro attore emergente nel panorama politico della sinistra e potrebbe rappresentare una ulteriore alternativa in caso di vittoria alle politiche, che vanta anche il supporto dell’ex premier Matteo Renzi, leader di Italia Viva del quale ha tra l’altro assunto l’ex consulente per l’immagine pubblica. L’affinità ideologica e relazionale con Renzi è oggetto di dibattito proprio in questi giorni 9.

Un’altra incognita per il Campo Largo è il Terzo Polo a trazione Renzi-Calenda i quali hanno deciso di assumere posizioni ambigue nei confronti del Referendum non andando comunque a perdere punti nei sondaggi, avendo proposto la libertà di voto per i militanti di Azione e IV. Nonostante la presa di posizione vaga degli esponenti, ad eccezione di Calenda che ha supportato personalmente il Si, i due partiti sono dati in lieve crescita nei sondaggi e nessuno vuole rischiare di farli diventare l’ago della bilancia alle prossime Politiche.

Contributi

Prima di lasciarci, citiamo il lavoro di tutte le persone che hanno contribuito alla stesura di questo articolo e che, ogni giorno, si impegnano affinché Requiem Pamphlet possa fare, nel suo piccolo, la differenza.

  • Articolo a cura di: Francesco R. M. Sammartino
  • Correzione bozze, impaginazione e SEO editing: Alessio Urgese

Sitografia

  1. Caso Delmastro, il ristorante e la società con i Caroccia: cosa è successo | Sky TG24
  2. Bartolozzi nei guai: ora rischia il processo per il caso Almasri – la Repubblica
  3. «Magistratura plotone d’esecuzione». Bufera sulle parole della capo di Gabinetto di Nordio Bartolozzi | Corriere.it
  4. SWG: Sondaggi Politici Attuali e Analisi di Precisione
  5. A Tajani due milioni in tre anni. Così i Berlusconi finanziano Forza Italia
  6. https://www.ilgiornale.it/news/interni/enrico-costa-nuovo-capogruppo-fi-camera-centrodestra-moderno-2651353.html / Enrico Costa, animo liberale nel segno del padre e una vita da ostinato garantista. Ora tocca a lui «pacificare» il gruppo | Corriere.it movimenti che confermano la tendenza dei fratelli Berlusconi a voler portare FI su posizioni più vicine al centro, cercando uno smarcamento dalla coalizione della maggioranza appartenente ad una corrente ideologica che sta perdendo credibilità a livello mondiale.
  7. Referendum giustizia, così i giovani hanno trascinato il No
  8. Centrosinistra, Bersani: “Bene primarie ma se proposte comuni chiare” | LA7
  9. Le agitazioni del centrosinistra intorno a Silvia Salis