Credits foto in copertina: Cosimo Carulli
Vive nel buio mediatico l’Assemblea Costituente del M5S, un’enorme operazione chirurgica a cuore aperto che ancora non ha visto la sua fine. Sottovalutata, mitizzata, mal considerata o mal riportata: eppure segna un passaggio cardine in una forza che è stata lo spunto originale della scena politica italiana da quindici anni.
Viaggio nel MoVimento 5 stelle: ri-costituito o eliminato?
Vi vorrei far immergere in questo processo, darne le coordinate e – se mi date la possibilità (e l’onore) di esser letto fino alla fine – magari fornirvi informazioni e specificazioni su cosa intendiamo per “progressismo” nel MoVimento e cosa è stata la Costituente, bistrattata dai media e di conseguenza ignorata dal pubblico. Con un po’ di pazienza, arriveremo a illuminare di più la tana del Bianconiglio.
Di cosa parliamo?
Una pura lotta per il potere, uno squallido duello tra due capi avidi di poltrone. Oppure una guerra manichea tra la purezza delle “origini” e la depravazione nel politichese dell’Avvocato del popolo diventato Pifferaio magico del gregge. O, ancora, uno scontro frontale tra i “movimentisti” e i “responsabili maturi” in un processo di rifondazione
Così, ridotta alla politica come “sangue e merda” è passata sulla stampa l’Assemblea Costituente del M5S.
Ammesso che, se l’opinione pubblica ufficiale non è mai stata tenera coi grillini, porgerle entrambe le guance in un momento di vulnerabilità è stata la più grande scommessa politica in Italia da un quindicennio, cioè da quando Grillo ha dato ragione alla profezia di Fassino e Fini ha scoperto di non essere gradito a Berlusconi.
Quest’articolo è scritto per dare un’idea a che si affaccia su questo putiferio e per condividere qualche spunto con chi, nel putiferio, già c’è.
Ieri sono stato ospite anche a “Porta a Porta”, qui il video integrale della mia intervista ⤵️https://t.co/Qso7oEdAER
— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) November 27, 2024
Chi vuole rimanere alla più vicina attualità può leggere solo la Puntata 1, chi vuole una immersione maggiore può passare direttamente alla Puntata 2 – che, va segnalato, non ha la pretesa di una ricostruzione storiografica, e richiede un po’ più di tempo – e poi dare un’occhiata alla prima.
Il percorso costituente sarà visto con gli occhi di chi, come il sottoscritto, l’ha vissuto in prima persona e dall’interno.
Ulisse alle colonne d’Ercole
“Permettetemi di recuperare anche il mito di Ulisse, perché il mito di Ulisse è il mito di colui che sfida con intelligenza, sagacia l’ignoto, ma anche con tanta passione e coraggio”.
Così si esprime, nel discorso-fiume del pomeriggio del 24 novembre scorso, Giuseppe Conte, un discorso di quasi un’ora tenuto forse a braccio, di sicuro dando solo occhiate sfuggenti agli appunti – un bel rischio, si potrebbe dire. Un’ora di discorso mezzo improvvisato davanti a una platea in attenzione e stanchezza.

Attenzione, perché dalle parole del presidente dipende, di fatto, la linea politica del MoVimento, sintetizzando e dando forma a quanto è uscito fuori dall’Assemblea Costituente.
Stanchezza, perché sembra che si è giunti al termine dell’operazione e il paziente riprende in qualche modo coscienza di sé. Ancora non si sa se avrà bisogno di antidolorifici e se le cuciture reggeranno, ma già riaverlo tra noi è un traguardo da non sottovalutare.
Il MoVimento è stato dato per morto innumerevoli volte. Neanche è nato che lo si credeva già morto, poi nel 2014, nel 2019, nel 2022 e di nuovo quest’anno.
Senza grande originalità, il modus operandi di chi pretende di farne il necrologio è sempre lo stesso: sono diventati un partito, ormai sono come gli altri, pensano solo alle poltrone, in ogni caso rimangono un branco di cafoni.
Queste accuse, ogni volta, vengono tanto da opinionisti ed editorialisti esterni o semplici elettori, quanto anche da ex 5 stelle e loro ex elettori. Certo, mai finora il necrologio era stato declamato da Beppe Grillo in persona – ma lì ci arriveremo con calma.
Per ora restiamo all’Assemblea Costituente, ultimo atto. Il notaio e il funzionario della società di servizi a cui è appaltato il voto online degli iscritti, in diretta, leggono i risultati.
Sappiamo che gli iscritti andati alle urne digitali hanno scelto di eliminare la figura del garante – e così, de facto, declassando Grillo –, rivedere la regola dei due mandati, accettare le alleanze ma solo previo “contratto programmatico” (cioè prima vediamo cosa possiamo fare assieme, poi chi candidare per farlo), posizionarsi come “progressisti indipendenti” – termine che da allora i giornalisti chiedono di spiegare a qualunque pentastellato incroci disgraziatamente un microfono e una telecamera.
Care amiche, cari amici,
— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) November 25, 2024
ieri si è concluso il processo costituente con il più intenso e coinvolgente bagno di democrazia partecipata e deliberativa che sia mai stato realizzato da una forza politica. Ci siamo completamente rinnovati e ricaricati con tante, significative… pic.twitter.com/aerJ0YG6sv
Non sappiamo, dalla vulgata che circola, altri temi che sono stati accettati, tra cui alcuni molto interessanti e degni di attenzione. Vediamone alcuni.
La sanità deve ritornare in mano dello Stato, mentre le nomine dei dirigenti medici devono essere tolte dalle mani della politica. Sostegno pieno alla legge sull’eutanasia e sulla legalizzazione della cannabis.
Poi, transizione ecologica che combaci con la giustizia sociale e la redistribuzione delle ricchezze e – una cosa che la sinistra parlamentare ha dimenticato – l’ingresso dei lavoratori nella gestione della proprietà delle aziende.
Un po’ meno successo hanno ottenuto la progressiva abolizione del contante, il servizio civile obbligatorio e la costituzione di un esercito unico europeo, ma ugualmente sono stati favorevoli i tre quarti degli iscritti.
La pace ritorna prepotentemente, così come la riforma del sistema fiscale in senso progressivo.
Il punto sulla giustizia è un calderone di proposte (tra cui il ritorno dell’abuso d’ufficio, la trasparenza dei finanziamenti e la riforma delle carceri), a cui si aggiunge una intrigante istituzione di “case di comunità per il reinserimento sociale” per i detenuti a fine pena, in modo da non passare improvvisamente da zero a cento e alleggerire i penitenziari.
Ritorna, eterno refrain di una forza politica nata con la Rete, l’uso più democratico dei mezzi tecnologici e dell’intelligenza artificiale.
Sorpresa, il nucleare non è un tabù assoluto: le ricerche su questa fonte energetica vanno monitorate, e ogni giudizio definitivo andrà dato solo sulla base delle migliorie; in breve, un potenziale sì.
Da approfondire anche il dibattito sulla “carne coltivata”, stavolta un sì probabile.
La RAI, al pari delle direzioni sanitarie, va ripulita dalle nomine politiche.
Ancora, il patrimonio culturale italiano non può rimanere usufrutto di pochi che se lo possono permettere.
Scuola, università e ricerca vengono poste nell’ottica dello “sviluppo democratico” nazionale e della formazione di “cittadini pienamente consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri” – un obiettivo che, assieme alla sanità pubblica, per essere realizzato porta il MoVimento a cozzare contro il regionalismo e, più esplicitamente tra i quesiti, la perpetuazione di divari territoriali.
Insomma, se Ulisse voleva essere, queste sono le colonne d’Ercole da affrontare.
Progressisti indipendenti? Immaginate un campo di pallavolo
Leggendo i giornali e guardando i talk dei giorni che hanno seguito la Costituente, due cose soltanto si sono afferrate:
- Conte contestato (prego, giochi di parole);
- “Progressisti indipendenti” è un brutto termine ambiguo.
Due parole sulla contestazione. Il danno che il MoVimento intero ha subìto non è la protesta in sé, anzi sarebbe preoccupante l’assenza di una dialettica interna attiva. In tempi di Costituente, appunto, per definizione, un po’ di brio è fisiologico.
Il danno viene dalla modalità di protesta, che ha mediaticamente messo il dito nella piaga del M5S: in termini semiologici, sulla stampa (e di riflesso nell’opinione pubblica) il significante – cioè la modalità – non combacia con il significato – ossia le proposte fattuali di chi ha contestato.
Un errore di comunicazione, per dirla con parole scontate, che come errore di questo tipo porta a ritorni d’immagine negativi e avvicina più al suicidio simbolico che non alla rivalutazione delle ragioni della protesta.
Pare poi una chimera la definizione “progressisti indipendenti”, con commentatori che si contorcono in spericolati viaggi mentali su cosa mai possa significare questo oscuro accostamento di due parole già di per sé abbastanza poco strutturate tra le dottrine politiche.
Tanto che i cervelloni non ci sono arrivati, abbassiamo un po’ il livello di analisi dalla grande accademia al parla come magni.
Innanzitutto, guardando le alternative meno gettonate tra gli iscritti, progressisti indipendenti ha vinto sull’essere progressisti di sinistra, di sinistra e basta oppure indipendenti e basta.
A rigor di numeri, la quasi totalità dei votanti si identifica nel fronte progressista, lasciando una trasversalità che raccolga spunti liberali, civici e post-ideologici che una connotazione esclusivamente di sinistra non riuscirebbe a includere. Non è, allora, molto complesso il significato.
Inoltre, senza disperdere energie cerebrali e sperticarsi in ipotesi, bastava dare un’occhiata ai temi votati per risolvere le ambiguità.
Giuseppe Conte ha dichiarato che essere progressisti significa ottemperare ai doveri civili sull’uguaglianza e la libertà sostanziali richieste dall’articolo 3 della Costituzione, ma evitiamo nuovamente dialoghi sui massimi sistemi che reggono il MoVimento e – per semplificare ancora – facciamo una metafora.
Una metafora che, involontariamente, mio fratello ha suggerito parlando di tutt’altro, esclamando alla fine: “Pare proprio che sto parlando di politica!” E invece raccontava la sua giornata scolastica.

Pensate, dunque, a un campo di pallavolo delle superiori. Uno sventurato a turno, in campo, deve posizionarsi al centro, in uno spazio idealmente diviso in tre sottoposizioni: destra, centro e sinistra, con passi avanzati se c’è da attaccare e a difesa se c’è da fare muro.
Di solito, guardando dall’altra metà campo, è la zona sinistra al centrale ad essere più scoperta, dato che il giocatore arretrato (non conosco i termini tecnici, non scandalizzatevi) è il battitore: essendo le battute dei ragazzetti a scuola non propriamente olimpiche, sono alte le probabilità che vengano intercettate dagli avversari e risospinte dove c’è più posto libero – ossia dove dovrebbe tornare a difendere il battitore, che però è più arretrato del solito proprio per la battuta.
Quindi, qui deve prestare maggiore attenzione il centrale. Se riesce, tutta la squadra vince; se non riesce, si torna tutti sulla difensiva ad aspettare la mossa avversaria.
Ora, comprendo che il dialogo in diretta tra Conte e la tedesca Sahra Wagenknecht (per la quale si parla di “sinistra conservatrice”), le diatribe terminologiche tra pentastellati eletti o teorici politici e il concetto di “sinistra popolare” predicato con forza dall’europarlamentare del MoVimento Pasquale Tridico possano creare un attimo di confusione.
Così, quando pensate a dove possa mai posizionarsi questo MoVimento, lasciate stare tranquillamente le tonnellate di interviste, manuali politologici e bollettini ANSA e passate direttamente alla metafora del campo di pallavolo con i ragazzetti.

Leggi anche: M5S: nella tana del Bianconiglio – Puntata 2
Contributi
- Articolo di: Giovanni Gemma
- Correzione Bozze: Sara Altamura
- Impaginazione: Gianmarco Loiacono
