L’ex delfino ha mostrato il re nudo in Ungheria. Un successo enorme, ma ora è il momento della domanda fatidica: quali vestiti deciderà di indossare il nuovo imperatore?

Péter Magyar è certo il santino dell’Europa che crede in una nuova e più forte integrazione continentale. Dopo aver litigato con la nomenklatura orbaniana, nel 2024 si è unito a un partito minore relativamente giovane (era nato nel 2020) e, quest’anno, ha compiuto una rivoluzione nelle urne: con un’affluenza record superiore al 78%, Tisza ha conquistato 138 dei 199 seggi parlamentari, raggiungendo la cruciale soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Un risultato che ha mandato a casa il primo ministro Viktor Orbán — al governo ininterrottamente dal 2010 al 2026.
Sorprendendo un po’, lo stesso Orbán ha dovuto ammettere la sconfitta definendo il risultato “doloroso ma chiaro”, promettendo di “servire il Paese dall’opposizione”; Magyar ha poi annunciato su Facebook di aver ricevuto la telefonata del rivale per congratularsi della vittoria. Sul palco allestito lungo le rive del Danubio, davanti a una folla di sostenitori in prevalenza giovani, il nuovo leader magiaro ha scandito: “Insieme abbiamo liberato l’Ungheria. Abbiamo sconfitto una tirannia. Hanno detto no alla paura, hanno detto no al tradimento.”
Come ha fatto?
Certo non con la promessa di una Ungheria nuova e rivoluzionata. Magyar, figlio politico di Orbán, ha combattuto sullo stesso terreno del padre. E — a differenza dei figli di Saturno — non si è fatto divorare dal genitore.
Magyar è nato nel 1981 da una famiglia di avvocati, ha studiato legge e lavorato per il Ministero degli Esteri ungherese, prima di lavorare a Bruxelles e infine in una banca statale. Nel 2006 ha sposato Judit Varga, che sarebbe diventata ministra della Giustizia di Orbán. Una carriera, tutto sommato, da perfetto apparatchik del sistema orbaniano. La sua esplosione politica è arrivata nel 2024, dopo lo scandalo del perdono concesso a un uomo coinvolto in una vicenda di abusi sessuali su minori, che ha travolto Varga e aperto una breccia nella narrazione etica di Fidesz. Da insider del sistema, Magyar ha trasformato quella rottura in una narrazione di redenzione civica — e il pubblico gli ha creduto.
La partecipazione elettorale è stata straordinaria: a Budapest ha superato l’80%. “Non votiamo per Tisza, votiamo contro Orbán” è stato lo slogan implicito di una larga parte dell’elettorato. Un voto che si è trasformato, nei fatti, in un referendum contro sedici anni di democrazia solo sulla carta. Perso sonoramente non solo da un partito e dal suo capo: con essi cadono una narrazione, una dottrina, un complesso di clientele e reti che ora si trovano a dover affrontare la transizione.
Un conservatore tra conservatori
La domanda che rimane aperta è: quanto cambierà davvero l’Ungheria? Magyar è un liberale conservatore — come d’altronde era il giovane Orbán dopo il collasso dello Stato filosovietico — che ha vinto perché ha detto agli elettori di Orbán e ai suoi delusi che in fondo avevano ragione, ma erano stati presi in giro.
Sarebbe un errore grave ritenere Tisza un partito ideologicamente alternativo: in diversi punti del programma è estremamente difficile trovare differenze sostanziali con Fidesz. Somiglianze notevoli si trovano nel campo della sicurezza nazionale, della politica militare e della gestione dei flussi migratori: non poco, considerando la centralità che ricoprono nel discorso pubblico del sistema orbaniano.
Sull’immigrazione, Magyar è un uomo delle frontiere chiuse — ha sempre sposato posizioni molto intransigenti, in certi casi perfino più radicali di Fidesz. Nel suo programma elettorale ha per esempio promesso di cancellare un decreto che prevede l’arrivo di lavoratori stranieri per colmare l’assenza di manodopera in alcuni settori occupazionali meno qualificati.
Sulla comunità LGBT+ e sui diritti delle donne è stato sempre ambiguo, con un’ambiguità che sembra strategica più che ideologica. Il suo partito Tisza non ha mai promesso di abrogare la legge anti-LGBTQ+ del 2021, non ha un programma esplicito sui diritti delle coppie dello stesso sesso, e Magyar era assente al Budapest Pride del 28 giugno 2025 mentre settanta eurodeputati europei sfilavano in strada. La federazione delle associazioni queer ungheresi ha avanzato dodici richieste precise al futuro governo, dal matrimonio egualitario al riconoscimento delle persone trans. Nessuna compare nel programma di Tisza. Dopo la vittoria, tuttavia, Magyar ha lanciato un segnale meno criptico del solito, dichiarando che l’Ungheria dovrebbe essere un Paese “dove nessuno è stigmatizzato per amare qualcuno in modo diverso dalla maggioranza”.
Sulle questioni internazionali, Magyar è “solo” meno servo di Putin: ha dichiarato che non invertirebbe immediatamente la politica energetica dipendente da Mosca, fissando al 2035 l’obiettivo di diversificazione, a differenza del 2027 fissato dall’UE. Significativa, in tal senso, la reazione del Cremlino: Mosca ha fatto sapere che non si congratulerà con il vincitore delle elezioni ungheresi, dichiarando che “l’Ungheria è un Paese non amico che sostiene le sanzioni contro Mosca.” Ma, tutto sommato, questa è unapiccola medaglia al valore.
Le priorità immediate: Europa, fondi e Ucraina
Il giorno dopo la vittoria, Magyar ha tenuto una conferenza stampa di tre ore a Budapest, dichiarando: “Il popolo ungherese non ha votato per un semplice cambio di governo, ma per un completo cambio di regime.” Ha esortato il presidente della Repubblica a convocare il Parlamento il più rapidamente possibile, puntando a un passaggio di consegne già entro il 5 maggio, prima di fargli visita e chiederne le dimissioni in quanto compromesso con il sistema orbaniano.
Passiamo quindi alla questione più importante per gli alleati continentali: la questione europea. Magyar ha dichiarato che garantire i fondi UE congelati è la priorità assoluta del suo governo, poiché la Commissione europea ha sospeso 17 dei 27 miliardi di euro assegnati all’Ungheria, e ha riferito di essere già in trattative attive con la presidente von der Leyen. Il suo primo viaggio sarà a Varsavia, poi si recherà a Bruxelles per chiedere di sbloccare i fondi. Per farlo, servirebbero riforme profonde e sostanziali: un prezzo politico che potrebbe riconquistare sul campo proprio grazie a questi miliardi.
Sul dossier ucraino, le posizioni sono più sfumate di quanto la retorica europeista faccia intendere: Magyar ha dichiarato che l’Ucraina non può essere costretta ad accettare un accordo di pace che richieda la cessione di territorio, ma ha mantenuto la sua opposizione a un ingresso facilitato di Kiev nell’UE, promettendo di sottomettere la posizione ungherese su quel tema a un referendum vincolante.

Il sistema di potere da smontare
Ora il parlamento ungherese sarà diviso fra il partito di Magyar con la supermaggioranza, il partito di Orbán ridotto a 55 seggi e una piccola truppa di estrema destra con 7 seggi. Sinistra, progressisti, centrosinistra, liberaldemocratici e altre sigle fuori dall’alveo conservatore non sono neppure presenti. Aver votato per Tisza, dunque per Magyar, è stata una strategia che i partiti e l’elettorato non conservatore ha pagato – razionalmente – pur di abbandonare la vecchia classe dirigente.
La sfida più difficile di Magyar non è politica, ma strutturale: sedici anni di assalto allo Stato non si smontano in una legislatura. Con la maggioranza dei due terzi potrà abrogare le leggi anti-LGBTQ+, il divieto del Pride scritto in Costituzione, il sistema elettorale ritagliato su misura per Fidesz, le nomine ai tribunali, l’occupazione del corpo burocratico dello Stato nel quale Fidesz ha posizionato i propri uomini. In politica interna ha promesso investimenti nel settore sanitario ed educativo e lo smantellamento della classe dirigente degli enti pubblici e privati presidiati da figure vicine a Orbán, con l’istituzione di una commissione d’inchiesta per recuperare i beni pubblici donati dal vecchio esecutivo a fondazioni e realtà vicine a Fidesz.
La sfida delle comunità ai margini del sistema di potere ungherese — minoranze, giornalisti indipendenti, giudici, attivisti — è quella di proporre un modello alternativo. Se il nuovo leader le vorrà usare come alleate, lo scopriranno sulla loro pelle.
Un’ultima nota geopolitica: la sconfitta di Orbán è un duro colpo per i sovranisti in vari Paesi europei e persino per Donald Trump, il quale aveva mandato il fidato JD Vance a tirare la campagna elettorale di Orbán. Come ha commentato dal palco il vincitore nella notte del 12 aprile, gli ungheresi hanno detto sì all’Europa. Rimane da capire di quale Europa si tratti — e soprattutto a quale prezzo.
I primi giorni
Magyar certo non ha perso tempo. Come di prassi (simile in questo all’Italia), per formare il nuovo governo è dovuto salire ad incontrare il presidente della Repubblica, Tamas Sulyok. Il quale, pur esendo un pezzo dello Stato orbaniano, non ha potuto che dare l’incarico al nuovo leader. In cambio, ha ricevuto il primo ordine di bonifica: Magyar ha preteso le sue dimissioni, non appena si sarà pienamente insiediato il nuovo governo.
E senza dubbio la vittoria elettorale è pesata sulla rimozione del veto ungherese al prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, nonostante Magyar non sia ancora formalmente insediato. Ma, ad ora, sono forse altri due i segnali più decisi del cambiamento: le parole su Netanyahu e sugli archivi dei servizi dell’Ungheria sovietica.
Mentre Paesi come Polonia e Repubblica Ceca lo hanno già fatto, nel Paese di Imre Nagy ancora non erano del tutto consultabili le carte del passato regime nel Patto di Varsavia: Balint Ruff, presentandosi al giornale Valasz come nuovo ministro di Magyar, ha dichiarato che il suo primo compito sarà rendere tutto pubblico.
Mentre con Orban la Corte penale internazionale era diventata un intralcio tutto sommato evitabile, Magyar intende bloccare il processo di uscita ungherese dalla Corte (prevista per il 2 giugno) e ha usato parole ben più forti (per quanto semplici e doverose) di quelle anche dei suoi colleghi europei. Ossia: se Netanyahu prova a entrare in Ungheria, noi lo arrestiamo. Rapido e indolore, nel ripetto del mandato internazionale di cattura emesso dalla Corte nel 2024 per crimini contro l’umanità e di guerra. Parole che, per un ulmo del centrodestra europeo, sono decisamente inaspettate. Ma che sembrano un ottimo segno per il diritto.
Sitografia
- ANSA, Magyar trionfa in Ungheria, si chiude l’era Orban, 12 aprile 2026 — ansa.it
- ANSA, Magyar: “Governo al più presto, rappresenteremo tutti gli ungheresi”, 13 aprile 2026 — ansa.it
- ANSA, Magyar rompe il tabù degli archivi segreti dell’era comunista, ‘li apriremo’, 23 aprile 2026 – ansa.it
- Euronews Italia, Elezioni in Ungheria, vince Péter Magyar, Viktor Orbán perde dopo 16 anni di governo, 12 aprile 2026 — euronews.com
- Euronews Italia, Ungheria, conferenza di Magyar su fondi Ue, Ucraina, Russia, migrazioni e un accenno all’Italia, 13 aprile 2026 — euronews.com
- EUNews, Budapest volta pagina: vittoria schiacciante di Péter Magyar alle elezioni in Ungheria, 13 aprile 2026 — eunews.it
- EuropaToday, Cade il veto di Ungheria e Slovacchia: l’Ue approva il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, 22 aprile 2026 – today.it
- Il Fatto Quotidiano, Elezioni Ungheria: vince Magyar, finisce l’era Orban, 12 aprile 2026 — ilfattoquotidiano.it
- Il Messaggero, Magyar vince e conquista la super maggioranza, 13 aprile 2026 — ilmessaggero.it
- AdnKronos, Orban sconfitto, Magyar trionfa alle elezioni in Ungheria: “Vittoria storica”, 12 aprile 2026 — adnkronos.com
- AgenSIR, L’Ungheria sceglie Magyar, sconfitto Orban. L’Europa tira un sospiro di sollievo, 13 aprile 2026 — agensir.it
- Mediaset TgCom24, Elezioni in Ungheria: vittoria per Magyar, 12 aprile 2026 — tgcom24.mediaset.it
- La Stampa, Ungheria, Peter Magyar: “Ho chiesto al Presidnete della Repubblica di dimettersi”, 15 aprile 2026 – lastampa.it
- LifeGate, Cosa cambierà con Péter Magyar, 13 aprile 2026 — lifegate.it
- Vatican News, Ungheria, l’europeista Peter Magyar nuovo premier, 13 aprile 2026 — vaticannews.va
- News Prima, Ungheria, prima conferenza di Magyar, 13 aprile 2026 — newsprima.it
- InsideOver, Ungheria 2026: tra Orban e Magyar un derby tutto a destra, aprile 2026 — insideover.com
- Gay.it, Ungheria, Tisza di Magyar in testa nei sondaggi: chi è il partito che può battere Orbán, marzo 2026 — gay.it
- Gay.it, Ungheria, la posizione ambigua di Péter Magyar sui diritti LGBTIAQ+ — gay.it
- Gay.it, L’Ungheria ripudia Orbán, vince Magyar: “Russi a casa”, 12 aprile 2026 — gay.it
- Metropolitan Magazine, Ungheria dopo Orbán: nuova era con Magyar, ma i diritti LGBTQ+?, 13 aprile 2026 — metropolitanmagazine.it
- Mosaico, Ungheria, la svolta dopo Orbán: elezioni storiche e nuovi equilibri — mosaico-cem.it
- Pink News, Péter Magyar beats Viktor Orbán in Hungary – is it a win for LGBTQ+ rights?, 13 aprile 2026 — thepinknews.com
- Skytg24, Magyar: “Se Netanyahu entra in Ungheria, va arrestato”, 21 aprile 2026 – tg24.sky.it
- Wikipedia (it), Viktor Orbán — it.wikipedia.org
- Wikipedia (en), Tisza Party — en.wikipedia.org
Contributi
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