La purezza delle fanzine

Perché la fanzine è collegabile alla cancel culture?


Amatoriale, libera e anche un po’ punk, la fanzine (fan “appassionato” + magazine) è una pubblicazione solitamente prodotta dagli amanti di un genere musicale o di una certa subcultura. La fanzine raggiunge il suo apice a partire dagli anni Settanta e da allora il metodo di realizzazione (per i puristi, almeno) resta sempre lo stesso: DIY, tiratura limitatissima e vendita (o, meglio, scambio) nei luoghi giusti. Negli anni, il formato ha subito variazioni riguardanti tecniche artistiche e tematiche. Oggi il mondo della ‘zine appare piuttosto polarizzato. Da un lato, gli autori emergenti vedono tale formato come un vero e proprio portfolio, e danno vita a prodotti di altissimo livello editoriale. Dall’altro, queste pubblicazioni si oppongono, senza la possibilità di una “via di mezzo”, a lavori di stampo più semplice e casalingo, che perseguono l’intento originale di questo tipo di opere. Tuttavia, nonostante le tecniche siano variate, lo spirito delle fanzine rimane sempre lo stesso: sono il simbolo e il veicolo cartaceo delle subculture underground e dell’autoproduzione. Proprio per questo, le ‘zine appaiono come il prodotto editoriale più libero e creativo che ci sia; un prodotto, talvolta, creato dai produttori per i produttori, opere con una forza incredibile che comunicano in modo sfrontato e immediato.

Un prodotto di serie B?


Queste particolarità, tuttavia, fanno della ‘zine un prodotto editoriale considerato dai più di serie B (qualora non venga del tutto ignorato). In moltissimi (io compresa, fino a quando non ho sentito il bisogno di produrne una) non sanno che la scena italiana ne è piuttosto ricca. Il pericolo di non dare una possibilità alle ‘zine, bypassandole perché ritenute non alla stregua degli altri prodotti editoriali, è proprio dietro l’angolo: si rischia di cancellare “ciò che non serve”, in favore di una letteratura più intuitiva e già pronta sugli scaffali. Leggere una ‘zine è conoscere senza filtri l’animo di un artista, una subcultura, una nuova prospettiva.

La scena italiana


La fanzine in Italia inizia a farsi strada nel mondo underground già a partire dagli anni Sessanta. Si tratta di opere spesso di stampo musicale, che riguardano, quindi, band, cantanti o generi musicali e le pubblicazioni si compongono di foto, illustrazioni e testi. Il punk è il punto di partenza, ma le ‘zine arrivano ad abbracciare tantissimi altri ambiti, diventando il mezzo di espressione di moltissimi artisti emergenti.

All’interno della Biblioteca Zara di Milano, ad esempio, è presente un ricchissimo archivio di fanzine, che è anche luogo di incontro e di scambio per chi si occupa di questo tipo di pubblicazioni.

Repetitive Beats: uno sguardo dall’interno al mondo rave e free party


Ci crediamo che siete sconcertati
da mura che non tracciano confini
non ne siete abituati
a permettevi di ritornar bambini
**E un manto codardo quello del blu cobalto!**
Prego avanti
si faccia spazio nel mio anfratto
si ribalti nel suo piatto
mi potessi infilare anche io nel suo viaggio
!

Tempo fa, mi sono imbattuta in un articolo di Zero, che si proponeva di indagare il “sottobosco delle fanzine”. Mi ha da subito colpita la ‘zine Repetitive Beats e sono andata a recuperare un po’ di numeri per approfondire questo progetto. La ‘zine si presenta da subito come una fonte esaustiva per quanto riguarda il mondo rave e free party, una specie di manuale di sopravvivenza. È un’immersione a capofitto portata avanti da alcuni ragazzi bolognesi che si sono avvicinati a questo contesto solo di recente, ma sono stati in grado di assorbirlo e farlo proprio, per poi trasmetterlo agli altri in modo dettagliato, a tratti scientifico.

Ciò che mi ha rapita di Repetitive Beats, da completa outsider dell’universo free party, è il modo puntuale attraverso cui sono spiegati gli eventi, la cultura che c’è dietro e la volontà di costruire spazi autonomi (che si ispirano al concetto di Temporary Autonomus Zone).

Queste tipologie di pubblicazioni sono spesso evitate, snobbate, se posso osare questo termine, da chi non conosce il mondo rave o free party. Da un lato, questo evitamento è fisiologico, in quanto si tratta di opere create dai ravers per i ravers, che si scambiano e si leggono nei luoghi loro destinati. Dall’altro, trovo strano non dare loro una possibilità, solo perché provenienti da realtà stigmatizzate dall’opinione pubblica, o semplicemente perché non si presentano nelle forme editoriali “convenzionali” (come un saggio o un romanzo).

Leggere opere come Repetitive Beats è un’esperienza di formazione, di arricchimento, anche per chi non ha intenzione di prendere parte a questi eventi. Questa ‘zine, creata da ravers, quindi dall’interno, si presenta come una fonte veritiera e pura, informa, aiuta chi lo frequenta a vivere l’evento con maggiore consapevolezza e sicurezza e si oppone allo stereotipo generalizzato e distorto che i media ci riportano.

La riduzione del danno


Questa ‘zine cerca di porsi come un punto di riferimento per i ravers. Oggettiva e scientifica quando si tratta di discutere di temi scomodi, come quello delle sostanze stupefacenti, profonda nei versi di apertura, impattante nell’estetica delle illustrazioni. Repetitive Beats irrompe nella narrazione tipica dei media mainstream. Mostra nuove sfaccettature di questa realtà agli ousider e mette in guardia in modo oggettivo chi questi posti invece li frequenta. Nel numero 0, ad esempio, si parla del lavoro di riduzione del danno da parte dei collettivi italiani, che avviene tramite un’intervista rivolta a un operatore durante un evento. L’obiettivo di questi collettivi (composti da volontari giovani precedentemente formati) è quello di raggiungere il pubblico target nel luogo in cui i comportamenti pericolosi vengono messi in atto, al fine di garantire a tutti il diritto alla salute e alla sicurezza.

La purezza delle fanzine


Le fanzine nascono per documentare contesti che non trovano spazio nell’editoria tradizionale. Si fanno strada senza sgomitare, l’obiettivo non è il guadagno in denaro, ma il più genuino scambio di idee, la cultura, la crescita personale. Le ‘zine sono delle opere pure, che nascono con l’unico scopo di portare a chi le leggerà il messaggio – personale, unico, differente – che custodiscono al loro interno. Esistono per essere scambiate, sfogliate, vissute. Come nel caso di Repetitive Beats, queste opere autoprodotte sanno raccontare in modo schietto e senza filtri una cultura, una realtà. Prodotte dagli outsider per gli outsider, dai creativi per i creativi, sono il portale alle subculture, l’uscita d’emergenza dalle convenzioni, dallo stigma, dal mainstream.

Sitografia


[1] Sito di Repetitive Beats consultabile al link https://repetitivebeats.noblogs.org/

[2] “Che Fanza! La rubrica per orientarti nel sottobosco dell’autoproduzione italiana”, articolo consultabile al link https://zero.eu/it/news/che-fanza-la-rubrica-per-orientarti-nel-sottobosco-dellautoproduzione-italiana/

[3] Repetitive Beats #0

[4] Repetitive Beats #1

[5] Repetitive Beats #2