La manodopera femminile dietro la magia del Natale

Una dolce e calorosa luce mattutina, un invadente profumo di pino, resina e piccoli addobbi dorati e rossi in das appena sfornati dall’ultimo giorno di scuola prima della pausa natalizia, il tutto avvolto dal caloroso scoppiettare del camino, per i più fortunati.

Magia (e fatiche) del Natale

Il Natale dei ricordi infantili, coperto da magia e mistero, in tante case italiane si spiega con la semplice e laboriosa presenza femminile: la nonna che cucina, la mamma che compra il regalo, la zia che fa il tiramisù, quello imbattibile anche per il miglior ristorante stellato.

La scena che ricorre attualmente nei miei incubi si concretizza in quella tenera fotografia del dopo-pranzo natalizio, con le matrone della casa intente a sparecchiare, lavare, pulire, e gli uomini in eterna concentrazione sui loro bicchieri ormai svuotati o sull’ultimo risultato della squadra di calcio tanto tifata da generazioni. Nessuno nota come dovrebbe il lavoro di tali madrine natalizie, che con grazia e allegria governano il periodo festivo: chissà quante volte da bambini non ci si è accorti di quante ore ci volessero per preparare la magia, che non veniva da sé con l’interruzione della scuola.

Quella magia del Natale che profuma di doppio standard.
Quel regalo “da mamma e papà”, in cui la seconda parte molto spesso compare per necessario buon costume. Chi si può dire fra i fortunati vincitori di un papà coinvolto in equo modo nella scelta dei regali?

Ma vicino al camino, un po’ dolorante ma sempre sorridente, c’è lei: la nonna. La regina del Natale, la cui casa molto spesso ospita quel lieto pranzo all’insegna della contrapposizione politica e del pettegolezzo sugli sfortunati assenti. Chi, se non lei, rappresenta la manodopera domestica non riconosciuta, il lavoro più sottovalutato dai tempi di Colui a cui dedichiamo questi giorni di gioia.

La nonna di Natali ne ha visti parecchi, ma per lei veramente pochi hanno significato la semplice compagnia dei parenti: più che altro stress e tanto lavoro manuale, spesso poco riconosciuto. Dalla cura dell’organizzazione del fatidico giorno di festa, alla pratica preparazione delle pietanze, alla gestione dei più piccoli, le donne della famiglia si innalzano contemporaneamente a event planner, chef e le migliori maestre.

Alcuni dati “natalizi”

“Lo fanno perché lo vogliono fare”. Sembra quasi un caso che nella maggioranza dei focolari italiani sia una donna davanti un fornello o cinta da un grembiule, come se geneticamente predisposta all’utilizzo dello sgrassatore. Ma non è solo un’impressione: secondo un rapporto dell’ISTAT, il 25,3% degli uomini ritiene che non sia giusto dividere alla pari il lavoro domestico, anche quando entrambi i partner lavorano a tempo pieno. Non sorprende allora che nel nostro Paese le donne tra i 20 e i 74 anni dedichino in media 5 ore e 9 minuti al giorno ai lavori domestici non retribuiti, contro le 2 ore e 16 minuti degli uomini.

La trasformazione della manodopera domestica, non condivisa dai due sessi come un lavoro “piacevole” per la parte femminile, rimane una manipolazione sbalorditamente efficace, portata avanti spesso dal meno gentil sesso. L’uomo che aiuta – perché si parla sempre di un evento straordinario – è un supereroe, osannato per il suo prezioso contributo. La donna, invece, rimane tale.

Noi generazioni arrabbiate guardiamo a queste immagini con sgomento e un goccio di nostalgia che non ci fa urlare al rovesciamento del patriarcato. Saremo in grado di distaccarci da questa ridondante e squilibrata tradizione? Secondo gli stessi dati dell’ISTAT, qualche segnale di cambiamento esiste: tra il 2002 e il 2008 gli uomini in coppia hanno aumentato in media il loro impegno quotidiano nel lavoro domestico di un minuto ogni anno. Tra il 2008 e il 2014 questo incremento è salito a due minuti e mezzo all’anno.

Un progresso lento, quasi impercettibile, che però lascia aperta una speranza. Il cambio generazionale porterà veramente dei cambiamenti o resteremo ancora impantanati in riflessioni mai applicate? Chissà se un domani la nonna potrà riposarsi oltre le sei del mattino perché a fare il ragù ci sarà il papà.

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