
Marco Grimaldi è uno dei volti più noti di Sinistra Italiana. Torinese, nato e cresciuto nel popolare quartiere di Vanchiglietta, ha alle spalle una lunga militanza delle formazioni della sinistra parlamentare e delle sue giovanili. Già segretario provinciale della Sinistra Giovanile, movimento legato ai Democratici di Sinistra, nel 2006 viene eletto nel consiglio comunale del capoluogo piemontese. Vi rimane fino al passaggio al consiglio regionale del 2014. Nel 2022 arriva il grande salto alla Camera, dove diventa vice-capogruppo per Alleanza Verdi-Sinistra. L’ho incontrato per Requiem Pamphlet fuori dal suo ufficio, in una gremita e festosa sede di Sinistra Ecologista a Torino quando ormai le proiezioni per il Referendum restituivano una vittoria netta.
L’intervista a Marco Grimaldi
Allora Marco, un commento a caldo su questo risultato che ormai sembra certo?
Mentre l’affluenza aumentava, aumentava anche la nostra consapevolezza di aver fatto qualcosa di grande. Questo lo abbiamo fatto, fammelo dire, controvento, senza soldi, contro TeleMeloni e le TV schierate per il sì e dopo un anno di nefandezze, una sassaiola di interviste, dichiarazioni della Meloni contro ogni sentenza, ogni assoluzione.
Insomma, non è stato così semplice all’inizio ma una volta entrati in campo si è vista la loro paura nelle ultime settimane. Parallelamente si è vista crescere, montare un’idea, un’idea di un’Italia che non voleva essere l’autobiografia della nazione di Giorgia Meloni e dei tanti piccoli Trump che crescono e di un’Italia che non solo non voleva dire voleva dire no ai pieni poteri, ma anche rimettere in carreggiata la nostra democrazia. Ecco, il dato più grande è quello che tanta gente è andata a votare.
Pensa sia mancato qualcosa in questa campagna elettorale o la proposta nel merito e l’ennesima narrazione del governo?
Ma intanto fammi dire che non è neanche così semplice dire solo che ci sono le opposizioni e c’è la maggioranza. Devo dire, ahimè, che alcune parti dell’opposizione hanno votato insieme al blocco compatto del centrodestra.
Direi che però l’Italia ha deciso di non cadere in una trappola che era quella di una riforma della giustizia che non c’è e se per questo, se ci pensi, non è neanche una vera riforma della separazione delle carriere che c’è già. Era una sorta di vendetta, anche un vecchio sogno, no? Che è quello di Berlusconi, ma è anche quello di di una destra che aveva fatto un patto, il patto legato all’autonomia differenziata, alla separazione delle carriere, al premierato. Piano piano questo patto si sta distruggendo e adesso tocca a noi, tocca alle opposizioni.
E a proposito di maggioranza e opposizioni, come deve rispondere adesso il governo e cosa deve fare adesso l’opposizione alla luce di questi risultati?
Ma il governo innanzitutto potrebbe dimettersi e rimandarci al voto. Non lo farà perché rimarranno attaccati al potere fino all’ultimo. Almeno questo è quello che credo, ma le opposizioni devono riaprire la speranza. Insomma, questo paese ha detto a tutti noi che c’è voglia di un’alternativa. Adesso va costruita. Fammi dire però che oggi non possiamo non parlare anche dei tempi bui in cui viviamo. Vedendo Kabul, Tehran, Beirut sotto il fuoco e in piena di una escalation senza fine, io credo che in questi tempi bui serva costruire tempi migliori. Ecco, io vorrei questo.
Un ultimo commento sui fuori sede che sono riusciti a votare anche grazie all’impegno delle liste di AVS. Perché il governo non ha voluto ripetere l’esperienza fatta nello scorso referendum con il voto dato ai giovani?
Perché hanno paura, hanno paura di quei giovani, hanno paura di un’onda che non ha creduto né alle parole di questo governo sul genocidio di Gaza e non ha creduto alle parole di questo governo su i temi più sensibili dalla casa ai salari. Io penso che ci sia una generazione che ha voglia di un nuovo protagonismo, questo governo pensava di lasciarli fuori sede e senza diritti, quella dei rappresentanti di lista è stata una piccola risposta che può diventare più grande. Adesso dobbiamo lottare tutti perché già alle prossime politiche possano votare ogni lavoratore e ogni un studente che non che non vive nella città in cui risiede.
Grazie a Marco Grimaldi.
Contributi
Prima di lasciarci, citiamo il lavoro di tutte le persone che hanno contribuito alla stesura di questo articolo e che, ogni giorno, si impegnano affinché Requiem Pamphlet possa fare, nel suo piccolo, la differenza.
- Articolo di: Samuele Trianni
- Correzione bozze: Alessio Urgese
- Impaginazione e SEO editing: Gianmarco Loiacono
