I governi filo-putiniani sostenitori di un’ideologia politica tanto moderna quanto arcaica, ovvero l’illiberalismo, attuano continui episodi di discriminazione nei confronti delle minoranze etniche nei propri Paesi. Il fine di questa strategia è quello di vincere la campagna elettorale in atto e convincere la massa, ormai soggiogata dal potere di un autocrate, che il vero nemico è colui che abbraccia valori e tradizioni diverse dalla maggioranza. In questo articolo tratteremo la Democratura e il suo modus operandi.
La Democrazia illiberale come sistema invisibile
Le dittature, come ricorda il noto giornalista Marcello Foa, possono ottenere l’obbedienza ma mai l’integrazione se non sono basate sul consenso, sulla seduzione e, dunque, sull’assuefazione subliminale. Quanto detto assume piena concretezza non solo nelle dittature a noi note, ma anche in quelle forme di governo che tendono a trovarsi a cavallo tra una moderna democrazia ed una dittatura. Parliamo della cosiddetta “Democratura“, anche conosciuta con il termine “Democrazia illiberale“.
La democratura, come un pendolo, oscilla tra due forme di governo del tutto in antitesi tra loro, soffermandosi per più tempo nel mezzo, con lo sguardo teso verso il totalitarismo esuberante.
Le dittature a noi note – ovvero quelle del regime fascista, nazista e comunista, in una società aperta e democratica così come la conosciamo, soccomberebbero in poco tempo. Pur di restare al passo coi tempi e sopravvivere alla fiumana del progresso, le dittatura hanno il bisogno di “mascherarsi” da democrazia, per poi finire col mostrare la loro vera natura solo una volta eradicate. Il passaggio da democrazia a democratura non sarà mai violento, né tantomeno repentino, poiché susciterebbe oltraggio e orrore da parte dei cittadini; il pozzo che è la mente collettiva deve essere avvelenato con il tempo e con le giuste misure di veleno.
Ma in che modo?
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Primo passo
La prima azione violenta da parte di questi nuovi regimi è mettere al primo posto gli interessi privati di chi sta al comando rispetto agli interessi della collettività, avvelenando lentamente la democrazia. La volontà particolare, mascherandosi in volontà generale, stordisce le moderne democrazie, rendendole inermi di fronte al cambiamento e illudendo che si agisce per i propri fini e non per fini altrui. Come ricorda il celebre filosofo ginevrino Jean Jacque Rousseau:
Niente è più pericoloso dell’influenza degli interessi privati negli affari pubblici, e l’abuso delle leggi da parte del governo è un male minore della corruzione del legislatore, inevitabile conseguenza delle vedute particolari.
Secondo passo
La seconda azione violenta, seppur delicata nel suo agire, è ottenere il consenso avvelenando la libertà di stampa; non con la semplice censura – che sarebbe una scelta ipocrita in un regime che si dichiara apertamente democratico, ma tramite lo sfruttamento del potere conferito ad una certa élite per aggirare la libertà di stampa e incatenarla. La stampa e i media non saranno censurati, ma adegueranno il loro modo di fare televisione, informazione e giornalismo ai canoni occidentali.
La stampa e i media saranno così controllati, e coloro che portano avanti un filone diverso da quello stabilito dal regime non subiranno una censura diretta, ma saranno ostaggio dell’élite in questione. Sfruttando le proprie ricchezze costoro andranno a “comprare” quella testata giornalistica, per poi armonizzarla con le altre testate giornalistiche appartenenti al regime.

Un caso emblematico, in questo senso, è quello dell’Ungheria: l’oligarca Mészáros Lőrinc (nonché amico dell’autocrate Viktor Orban), proprietario della compagnia Mediaworks, negli ultimi anni ha acquistato molte testate giornalistiche ungheresi per poi chiuderle definitivamente. Tra queste c’era anche il Népszabadsàg, un noto quotidiano ungherese che arresta i lavori nel 2016. Non è un caso che, recentemente, il Parlamento Europeo abbia approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui viene condannata l’Ungheria per le carenze sullo Stato di diritto.
Come si può immaginare, gli autocrati sono sensibili alle azioni e alle idee che minacciano la loro capacità di fare ciò che vogliono, perciò sono inclini a minacciare e punire quanti disobbediscono, scioperano e si rifiutano di collaborare. Di conseguenza, la piena collaborazione, l’obbedienza e il sostegno dei media garantito dai loro amici oligarchi, sono strumenti che aiuteranno gli autocratici a mantenere il controllo del potere nelle loro mani.
Terzo passo
La terza azione violenta consiste nel pilotare le elezioni politiche. A differenza delle dittature, nelle quali le elezioni sono sospese a tempo indeterminato, nelle democrature queste si tramutano in plebisciti rigidamente controllati1, all’interno dei quali gli elettori possono approvare candidati già scelti oculatamente dagli autocrati. Costoro, dunque, non sono contrari alle elezioni, ma le truccano con l’intento di piazzare dei fantocci nei posti chiave del governo. Se all’opposizione viene permesso di partecipare con candidati propri, e se infine questi vengono eletti, i risultati vengono semplicemente ignorati e i vincitori sottoposti a intimidazioni, arresti o addirittura esecuzioni.
Quarto passo
La quarta azione violenta consiste nel controllare la magistratura. Costei, all’interno di una scala gerarchica, ricopre una posizione superiore rispetto agli altri organi statali, in quanto, come sosteneva il filosofo ginevrino Rousseau “non potendo far nulla, può impedire tutto“. Questa tesi viene assorbita allo stesso modo da dittatori e illiberali, e si concretizza attraverso la nomina di un corpo di magistrati più devoti al partito o alla coalizione in comando. La nomina di questi magistrati non è diretta, ma avviene tramite la creazione di camere disciplinari interne alla magistratura, nominate interamente dalla politica. Il magistrato, ormai semplicissima marionetta di un autocrate, infangherà i processi e garantirà implicitamente immunità alla propria persona e ai suoi padroni.
Quinto passo
Infine, in campagna elettorale, il programma politico portato avanti per vincere le false elezioni sarà incentrato sul puntare il dito verso un gruppo o una minoranza etnica considerata la radice di tutti i mali. Attraverso l’ausilio dei media, l’odio nei confronti di questo nuovo capro espiatorio si diffonderà come un virus nella popolazione. Le fazioni politiche che tendono a tutelare le categorie martirizzate, saranno anch’esse vittime di notizie (plausibilmente anche faziose) il cui scopo è fomentare l’odio e il dissenso.

In questo modo, attraverso il populismo iniziano ad affermarsi demagoghi che, sulla scia di questo risentimento, guideranno il popolo ferito verso una meta idillica, al cui centro ci sono i veri interessi della nazione. La conseguenza di questo perverso populismo saranno elementi a lungo dibattuti e combattuti in Europa, quali la discriminazione e, in alcune aree dell’U.E., l’antisemitismo.
Come abbattere una moderna democratura: la storia del Signore delle Scimmie
Una parabola cinese di Liu Ji, risalente al XIV secolo, fornisce un esempio piuttosto efficace su come abbattere un regime dittatoriale e democraturo:
Nel feudo di Chu, un vecchio si guadagnava da vivere ammaestrando scimmie. Ogni mattina, il vecchio radunava le scimmie nel suo cortile, e ordinava alla più anziana di condurre le altre sulle montagne per raccogliere frutta da cespugli e alberi. Ogni scimmia doveva consegnare un decimo del raccolto al vecchio; questa era la regola. Quelle che non la rispettavano, venivano frustate senza pietà. Tutte le scimmie pativano gravi sofferenze, ma non osavano lamentarsi.
Un giorno, una scimmietta chiese alle compagne: «È stato il vecchio a piantare gli alberi da frutta e i cespugli?». Le altre, prontamente, risposero: «No, sono cresciuti spontaneamente». Allora la scimmietta domandò: «Non possiamo raccogliere i frutti senza il permesso del vecchio?» ricevendo in risposta: «Certo che sì». La scimmietta a questo punto incalzò: «Allora perché dobbiamo dipendere da lui, perché dobbiamo servirlo?». Ancor prima che la scimmietta potesse finire la frase, tutte le altre scimmie ebbero un’illuminazione. Quella notte stessa, mentre il vecchio dormiva, le scimmie abbatterono il recinto in cui erano segregate, presero i frutti che il vecchio aveva in magazzino, e tornarono nella foresta per non fare più ritorno. Alla fine, il vecchio morì di fame.
Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno e non con rettitudine. Non sono forse come il signore delle scimmie? Non si rendono conto della propria confusione mentale. E appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.
Yu Li Zi
Dalla Democratura alla Democrazia: il caso della Polonia
Il caso della Polonia, cosiddetto “Giorno della Svolta”, mostra in maniera concreta in che modo è possibile ridirigere questo pendolo verso la democrazia.
Dopo 8 anni di governo da parte degli ultraconservatori del Pis (Partito Diritto e Giustizia), nelle elezioni parlamentari in Polonia torna a vincere Donald Tusk2, a capo del Partito Popolare Europeo. I risultati definitivi del voto della scorsa domenica, analizzati nel dettaglio, mostrano quanto segue:
Il Pis, guidato da Jarosław Kaczyński, guadagnandosi il 35,38% dei voti ha in prima battuta sconfitto la Coalizione Civica (Ko) europeista di Tusk, che ha ottenuto il 30,70%. L’ex premier però, al contrario di Kaczyński che è isolato, ha deciso di coalizzarsi con due formazioni minori, raggiungendo il 53,71% e diventando, di fatto, il reale vincitore. I dati sono riportati sul sito internet della Commissione elettorale nazionale polacca.

L’ex presidente Jarosław Kaczyński e il suo partito hanno adottato per anni politiche sociali conservatrici, come la difesa dei valori tradizionali, la promozione della famiglia e l’opposizione ai diritti LGBTQIA+. Diversi sono stati i tentativi di chiudere il giornale più importante della Polonia, ovvero Gazeta Wyborcza, che secondo il giornalista polacco Thomas Piatek avrebbe ricevuto più di 100 processi. I processi giudiziari sarebbero stati anch’essi pilotati, in quanto l’ex premier creò una camera disciplinare interna alla magistratura, nominata interamente dalla politica, nella quale confluirono magistrati devoti al partito. In poche parole, oligarchi e premier si sono avvalsi di un’immunità certa.
La vittoria polacca manda un messaggio chiaro di speranza e libertà: se un numero sufficiente di subordinati si rifiuta costantemente di collaborare, nonostante la repressione, quel governo si indebolirà fino al collasso. Le istituzioni europee, dopo tante condanne e denunce, con i governi che decidono di voltarsi e non sentire queste urla, finalmente sono giunte alla tanta desiderata libertà dalla democratura garantendo prosperità al diverso e schiacciando i populisti.
Note
- Si pensi a quanto accaduto in Russia con il soldato che entra nelle cabine elettorali al fine di controllare che ogni cittadino stesse votando in maniera accurata il candidato prescelto, ovvero Putin. Soldato in mimetica nelle cabine elettorali in Russia: il video virale sui social (youtube.com). ↩︎
- L’attuale Presidente del Consiglio precedentemente, è stato Presidente del Consiglio europeo dal 2014 al 2019 e, ancora, Primo ministro della Polonia dal 2007 al 2014. È attualmente presidente del partito Piattaforma Civica (in polacco Platforma Obywatelska, PO), di cui è anche cofondatore, dopo esserlo già stato dal 2003 al 2014. Nel 2011 ha ottenuto un secondo mandato come Primo ministro e divenne primo il ministro polacco uscente a essere riconfermato nell’incarico dal 1989. È stato rieletto per la terza volta l’11 dicembre 2023. ↩︎
Bibliografia e Sitografia
[1] MARCELLO FOA, Il Sistema (in)visibile, perché non siamo padroni del nostro destino, San Giuliano Milanese (MI), Geca Industrie grafiche (2022), p.93.
[2] GIOVANNI VERGA, I Malavoglia, a cura di Silvia Masaracchio (2010), p. 6.
[3] J. J. ROUSSEAU, Il contratto sociale, Torino, Einaudi Editore (1971), cit. p. 92.
[4] GENE SHARPS, Dalla dittatura alla democrazia come abbattere un regime, Milano, Rotolito Lombarda Spa (2011), p. 34.
[5] YU LI ZI, Nonviolent sanctions: new from the Albert Einstein Instituction, Vol IV n.3, Cambridge, Mass., cit. p. 3.
[6]Népszabadság reso invendibile – L’amministratore delegato dell’editore si è dimesso (nepszava.hu)
[9] Polonia, risultati delle elezioni confermano coalizione-Tusk al 54% | Sky TG24
