(Credits immagine in copertina: @pakhshanazizi)
Pakhshan Azizi è nata a Mahabad, in Iran. Ha conseguito la laurea presso l’Università Allameh Tabataba’i di Teheran. Durante gli anni universitari, il 16 novembre 2009, ha partecipato a una protesta insieme ad altri studenti curdi contro le esecuzioni politiche in Kurdistan, evento che ha portato al suo arresto e a una detenzione di quattro mesi.
Dopo il rilascio su cauzione, Pakhshan ha deciso di trasferirsi nel Kurdistan iracheno. Nel 2015, ha iniziato a operare nel nord-est della Siria come assistente sociale e umanitaria, offrendo supporto a rifugiati e vittime dello Stato Islamico.
Nell’agosto del 2023 ritorna in Iran, dopo aver assistito profughi nei campi del nord della Siria. Viene immediatamente arresta e messa nel braccio della morte del carcere di Evin, a Teheran (lo stesso carcere dov’è stata detenuta Cecilia Sala per 21 giorni).
A Gennaio 2025 è stata condannata a morte con l’accusa di “ribellione armata”, ovviamente l’accusa non è supportata da nessuna prova.
Il 22 Gennaio l’avvocato di Azizi ha dichiarato che l’esecuzione è stata temporaneamente sospesa.
– Leggi anche: Non solo Cecilia Sala: il caso Trentini
Pakhshan ha dedicato la sua vita a difendere i diritti delle donne, degli sfollati e dei più vulnerabili, e ha sostenuto il movimento Donna, Vita, Libertà, lottando per un Iran libero dalla tirannia.
Dall’inizio del 2025, la Repubblica Islamica dell’Iran ha già giustiziato 40 persone.
Nel 2024 le esecuzioni sono state più di 1000, con un aumento esponenziale delle donne giustiziate.
Il regime teme la forza delle donne, perché sa che sono loro a portare il cambiamento che minaccia il suo potere. La brutalità delle esecuzioni è un tentativo di annientare la resistenza, ma la lotta per la libertà non può essere fermata.
Ogni azione diplomatica e politica è fondamentale e urgente per fermare l’esecuzione di Pakhshan Azizi e opporsi alla brutalità di un regime che soffoca ogni voce di dissenso.
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