La repressione iraniana e la lotta per la libertà

Ancora oggi nel cuore del Medio Oriente, in Iran, continuano ad essere inflitti tagli profondi; da cui sgorga il sangue degli innocenti che lottano per rivendicare i propri diritti e le proprie libertà.

Le proteste

Nelle ultime settimane si è assistito al divampare delle proteste contro le autorità islamiche a causa delle precarie condizioni economiche e della repressione autoritaria. La reazione da parte del governo è stata feroce, con un numero incalcolabile di persone incarcerate, torturate ed uccise.

La Repubblica Islamica è nata nel 1979, durante un periodo di forte instabilità sociale, risolto con la nascita di uno stato dispotico, autoritario e al di sopra di ogni individuo.

In particolare, quella dell’Iran è una forma di governo in cui il potere politico e civile è sottomesso al potere religioso.

Dunque è lecito chiedersi in nome di quale Dio, o secondo quale “ispirazione divina”, per garantire ordine e sicurezza, uno stato sia legittimato ad utilizzare la violenza e il terrore come unici strumenti “efficaci”.

Sulla base di questa prospettiva è possibile intravedere l’idea che aveva Hobbes, filosofo inglese del XVII secolo, del cosiddetto “stato di natura”, concetto che descrive un’ipotetica condizione politica, anteriore alla nascita dello stato e delle leggi civili, in cui sussiste una “guerra di tutti contro tutti”; nella quale:

ogni uomo è un lupo per un altro uomo”.

Nello stato di natura non ci sono leggi, ma regole che non prevedono sanzioni, nel caso in cui non siano rispettate. Per uscire da questa condizione è necessario stipulare un contratto, in cui gli uomini sacrificano la propria libertà, così da ottenere in cambio ordine e sicurezza. Il “potere sovrano” a cui gli uomini si sottomettono è, tuttavia, fuori dal patto. È chiaro che, in una simile condizione, il sentimento dominante sia la paura.

Quest’ultima, quindi, risulta uno strumento valido, utilizzato da chi detiene il potere, per evitare che il popolo sia unito e rivendichi i propri diritti. Il regime che vige in Iran prevede una rigida interpretazione della religione islamica e un ferreo codice di condotta, che costringe, ad esempio, le donne a indossare il velo.

Ciò che, invece, non è lontanamente previsto è la tutela delle libertà personali e dei diritti civili. La crisi economica ha portato ad un notevole aumento del tasso di disoccupazione e moltissimi giovani senza lavoro non vedono più neanche la possibilità di avere un futuro.

A seguito delle proteste, le autorità, oltre ad incarcerare manifestanti, attivisti e artisti, ritenuti “nemici di Dio”, decidono di bloccare totalmente internet ed interrompere le comunicazioni telefoniche, facendo passare una tale decisione per una “misura di sicurezza”. Al contrario, il vero scopo è quello di celare la grandezza della sanguinosa repressione in atto.

Interessante è, inoltre, la reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sembrava inizialmente voler attuare un intervento diplomatico, considerando, allo stesso tempo, un’azione militare. Eppure, dopo poco, è stato plateale il cambiamento repentino di idee del presidente, che dichiara di “essersi convinto da solo” nella scelta di non attaccare l’Iran, per via della “promessa” del governo iraniano, che affermava di aver annullato centinaia di esecuzioni precedentemente pianificate.

repressione
Foto del presidente Donald Trump. (Fonte)

La realtà è che il desiderio di rivalsa di voci ostacolate da un regime autoritario e centralizzato, secondo cui la libertà personale è unicamente un ostacolo, non merita la stessa attenzione e lo stesso valore rispetto a certe questioni economiche e territoriali. Ormai ciò che a tutti deve bastare è l’ordine instaurato attraverso la forza e il terrore da chi ha più rilevanza politica ed economica.

Quando l’essere umano è educato alla paura e alla violenza, impara che è meglio “pensarsi solo” e ad appropriarsi di tutto ciò che crede sia suo, senza contemplare il rispetto dell’altro. Così è inevitabile che una qualsiasi attività collettiva si sviluppi, come per esempio la cultura, che abbraccia la coscienza di ognuno, permettendo di favorire il benessere non solo del singolo, ma anche della collettività. È doveroso combattere il cinismo e l’indifferenza di chi governa, che sceglie deliberatamente di violare diritti fondamentali e ritenere che certe azioni siano giuste solo perché viene ordinato di agire in un determinato modo.

Ciò che sta accadendo è più vicino a noi di quello che si possa pensare e non deve essere la distanza a consentire di potersi ritenere estranei a tragedie di tale portata. Se finalmente si evitasse di rompere l’armonia, arginando i pensieri, tutti proverebbero a riconoscere l’uguaglianza e la parità, prima di scavalcare la vita di chiunque, per mezzo della propria volontà.

Contributi

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  • Articolo di: Amanda Amato
  • Correzione bozze, impaginazione e SEO editing: Alessio Urgese

Bibliografia & Sitografia

  • Thomas Hobbes, Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile (Leviathan or The Matter, Forme and Power of a Common Wealth Ecclesiastical and Civil), 1^ ed. originale 1651.
  • Thomas Hobbes, De cive (Il cittadino), 1^ ed. originale 1642.