Clownterapia: la risata più seria che ci sia

La renna Rudolph non è l’unica ad avere il naso rosso. Come lei – ma non solo a Natale – i Clown dottori lo indossano e si rendono operativi, donando un sorriso e felice compagnia. Oggi conosciamo Giuseppe Francavilla, noto come Clown Spaghetto, capo clown de “La citta che sorride”, associazione di volontariato costituitasi a Trani nel 2017, poi estesa nella BAT.

Clownterapia: intervista a Clown Spaghetto

I segreti del Clown

Requiem: “Qual è la motivazione, la storia che si cela dietro il tuo (ormai) pseudonimo Spaghetto? Come e in base a quali caratteristiche vengono assegnati i nomi ai Clown?”

Spaghetto: “Risale agli inizi della mia carriera di clown. È per via della mia altezza, non certo per la magrezza! Magro non lo sono mai stato del tutto. Forse sarebbe stato meglio Tagliatella!
Il nome da clown spesso deve rispecchiare un aspetto fisico o caratteriale della persona, portato all’esasperazione per poter suscitare buon umore e comicità.”

Requiem: “Qual è la skill principale che un vero Clown deve possedere?”

Spaghetto: “Non si tratta di una vera e propria abilità. Si tratta semplicemente di avere la capacità di tirare fuori il meglio di sé stesso, per donarlo agli altri con pura e incontaminata allegria.”

Requiem: “Tutti possono fare i Clown? Se no, per quale motivo?”

Spaghetto: “Assolutamente sì! Tutti possono farlo. È necessario avere la voglia di mettersi in gioco e di non prendersi sul serio. Nella Clownterapia è necessario voler donare il proprio sorriso a chi si trova nel disagio. Esso può non riferirsi solo alla malattia, ma può essere anche quello della solitudine, della povertà, dell’emarginazione. Dunque, si può fare Clownterapia davvero dappertutto, non solo negli ospedali e non solo ai bambini.”

Requiem: “Qual è la differenza tra un Clown da circo e un Clown di corsia?”

Spaghetto: “Il Clown del circo agisce per professione e la risata è finalizzata spesso a sé stessa. Il Clown di corsia, invece, si muove per missione e il sorriso viene utilizzato come terapia per portar benessere psicologico. E oggi è scientificamente accertato che questo genere di terapia generi anche sollievo fisico.”

Azioni che generano emozioni: come diventare Clown dottore

Requiem: “Quando hai sentito di voler diventare un Clownterapeuta?”

Spaghetto: “Ma io lo sono sempre stato! Mia madre mi racconta spesso che avevo nove mesi quando mi metteva sul letto del mio caro nonno malato di cancro. Muovendo della carta e facendo strane espressioni, lui si divertiva talmente tanto da non pensare al suo dolore lacerante. Ebbene, lui se n’è andato col sorriso… non sono forse un clown di natura?”

Requiem: “Com’è strutturato un corso di Clownterapia?”

Spaghetto: “Per diventare un Clown di corsia servirebbero almeno 150 ore di corso. Noi ne facciamo 30 come corso di base e le restanti si svolgono sotto forma di incontri di aggiornamento e perfezionamento. Anche attraverso anche una sorta di tirocinio iniziale, in cui i neo clown vengono affiancati da clown esperti. Durante il corso di base abbiamo tre aree di insegnamento:

  • clownery: comprende tecniche clownistiche, micromagia e sculture di palloni;
  • area psicologica: esercizi di auto conoscenza, interazione e condivisione;
  • area medica: riguarda principalmente l’igiene ospedaliera.”

Requiem: “Qual è l’approccio che un Clown deve avere nei confronti di un bambino in un reparto oncologico o di un anziano all’interno di una RSA?”

Spaghetto: “Quello di non trattare il bambino come se fosse un malato. Lui non è consapevole della propria malattia e vuole semplicemente fare la cosa più bella del mondo: giocare. Ovviamente, con tutte le attenzioni del caso. L’anziano, invece, ama essere semplicemente ascoltato e lo si fa accarezzandogli la mano. Il contatto diventa importante per lui, perché è simbolo di vicinanza. Inoltre, gli anziani spesso amano molto la musica e il canto.”

Requiem: “Perché un ragazzo o un adulto dovrebbe iscriversi ad un corso di Clownterapia?”

Spaghetto: “Per sé stesso. Per dare un senso alla propria vita. Si è su questa terra per un motivo: essere utili agli altri. Eppure, il Clown non è completamente altruista, perché portando ottimismo e buon umore al prossimo, in realtà lo dona anche a sé stesso. Riempie di contenuti la propria vita e ne fa un capolavoro.

Requiem: “Spaghetto, l’intervista è giunta al termine. Ti andrebbe di lasciarci con un promemoria ricco della tua essenza di Clown?”

Ricordatevi che basta solo un sorriso per disegnare infiniti orizzonti di immenso amore.

Clown Spaghetto

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