Latinus vincit omnia: il latino tra luci e ombre

Il latino è come un “tarlo” nella mente di tutti coloro che si affacciano seriamente alla comunicazione e si interrogano profondamente sull’origine e sul significato delle parole. La riscoperta dell’importanza e dell’utilità delle lingue classiche è motivo di ampi dibattiti tra giovani e adulti.

Un passato che non passa mai


-Perché avere fiducia nelle lingue classiche e cosa possono insegnarci ancora oggi?

Il latino è una lingua indoeuropea ed è caratterizzato da numerosi tratti distintivi sia dal punto di vista sintattico e lessicale, sia fonologico e morfologico.

Le più antiche testimonianze dirette dal latino sono costituite da iscrizioni. Abbiamo tracce della nascita della letteratura latina a Roma nella seconda metà del III secolo, primitiva e ricca della tradizione letteraria greca, riferimento principale per tantissimi letterati e poeti.

Da quel momento, ha inizio un percorso identitario del latino che giunge ad essere una vera e propria lingua letteraria – nonché scritta – dopo essere stata già utilizzata egregiamente nell’oratoria.

Quod tibi deerit, a te ipso mutuare.

Ciò che ti manca, prendilo da te stesso.

Seneca

La clessidra delle lingue classiche (dette anche “morte”) sembra essere ferma ed abbandonata su uno scaffale antico da un po’, come se non avesse più speranze di attrarre la curiosità di qualcuno.

Eppure, basterebbe capovolgerla un attimo affinché ci ricordi qualcosa di lei e…

Di noi.

La lingua conserva in sé le nostre origini.

L’otium del latino


Se c’è un luogo dove il latino è ancora vivo e diffuso è sicuramente la Santa Sede, nonostante sia ormai riservato principalmente ai documenti ufficiali.

In tutto il resto della penisola italiana sembra però essere sottovalutato e prossimo all’ozio, inteso proprio come letargo e chiusura di fronte alle nuove generazioni.

Il latino nella vita quotidiana

Se per caso vi dicessimo che, con un solo schiocco delle dita, potremmo trovare dentro il nostro bagaglio culturale una marea di vocaboli ed espressioni latine che usiamo quotidianamente?

Facciamo qualche esempio:

  • album, agenda, monitor;
  • bis, bonus, campus;
  • data, capsula, deficit;
  • virus, extra, sosia;
  • rubrica, promemoria, viceversa…
  • la locuzione oraziana “carpe diem” o il rinomato auspicio “ad maiora”;

ma ce ne sarebbero tanti altri.

Se proviamo a soffermarci sul sostantivo “sosia”, riscontriamo la sua origine in un personaggio plautino presente nella commedia Anfitrione:

Sosia è il servo di Anfitrione di cui Mercurio prende le sembianze mentre aiuta Giove ad ingannare e conquistare Alcmena (moglie di Anfitrione).

Da queste vicende deriva l’identificazione dei “sosia” come persone molto simili tra loro, al punto da poter essere scambiate.

Una situazione analoga è presente nella parola “rubrica”, poiché deriva da ruber (“rosso”) e vede la sua radice nell‘antichità, quando a Roma i titoli delle leggi civili venivano scritti per mezzo dell’argilla rossa;

inoltre, si associa anche alle parti in evidenza nei codici manoscritti o nei libri liturgici cristiani, in quanto venivano documentati in rosso attraverso il minio (minerale rosso utilizzato per colorare le parti più importanti di un testo).

Ad ogni modo, questo ragionamento ascensionale ci consente di trovare la sede dei nostri antenati, delle civiltà di cui siamo e saremo sempre parte, anche se non lo sappiamo.

L’approfondimento della lingua latina può essere una delle chiavi per sbloccare le risposte ai milioni di “perché” ripetitivi e retorici.

D’altronde, se interiorizzato come modus operandi, è in grado di conferire una elevata capacità logico-deduttiva, necessaria a sua volta a risolvere problemi linguistici anche complessi.

L’istruzione e l’apprendimento devono mirare alla costruzione di una forma mentis che non è spontanea, anzi, dev’essere guidata sin dall’infanzia, a partire proprio dal pensiero.

La psicolinguistica: una realtà sottovalutata


Alcune lacune nella comunicazione possono comportare numerose conseguenze a livello cognitivo, emotivo e comportamentale.

La psicologia e la linguistica si uniscono per studiare il linguaggio seguendo i meccanismi cognitivi che intervengono nell’elaborazione delle informazioni linguistiche.

L’obiettivo è quello di armonizzare le due aree e riscontrare benefici partendo dalla comunicazione quotidiana.

Le parole non funzionano mai come elementi isolati:

  1. La percepiamo sempre in combinazione con altri elementi e – di fatto – gli stessi esseri umani sentono il bisogno fisiologico di combinarsi.
  2. Le combinazioni si fanno sempre più ampie e la varietà della lingua si rivela quasi infinita.

A maggior ragione, l’intervento delle branche psicologiche e sociologiche è essenziale.

Su tali basi, è possibile dichiarare che le lingue classiche contribuiscano ad “aprire la mente” ed a migliorare il percorso verso la consapevolezza del proprio mondo interiore e del mondo circostante.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.

Zygmunt Bauman

Nelle scuole e nelle Università

È facile interfacciarsi con studenti demotivati di fronte a delle discipline come la lingua e la letteratura latina – intrise di storie, miti e peripezie – che, senza esitare, confidano di non aver alcun interesse o speranza nei confronti di essa.

Scavando più a fondo, è anche possibile sbattere contro un vero e proprio muro rappresentato da un blocco emotivo di questi ultimi che sostengono essere molto vicino a quello degli insegnanti stessi:

insomma, un metodo e forse anche un coinvolgimento assopiti da entrambe le parti.

Malgrado ciò, il latino resta la base per l’apprendimento di altre lingue che chiamiamo, per l’appunto, neolatine;

inoltre, in ambito accademico, è fondamentale sia per una formazione umanistica, che scientifica e giuridica.

Tuttavia, il Latino è

il codice genetico dell’Occidente.

E se venisse considerato importante alla pari della riproduzione cellulare, dei fenomeni fisici e atmosferici?

Se intendessimo il latino come parte del sistema immunitario della nostra cultura, probabilmente qualcosa cambierebbe.

Studiare il latino significa studiare la madre della lingua italiana, però anch’essa necessità di un aggiornamento continuo, affinché sia al passo con le nuove generazioni e con tutti gli stimoli di cui le medesime sono bombardate.

Oggigiorno è facile distrarsi, ma è altrettanto facile innamorarsi di ciò che viene fatto con altrettanto amore.

Sapere Aude.

Osa conoscere. Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza.

Kant

La lingua “inutile” più utile che ci sia


Aut inveniam viam aut faciam

Troverò un modo o ne inventerò uno.

Annibale

-In fin dei conti, dove andrà a finire il latino? E, soprattutto, finirà davvero?

Ci dispiace deludere maggiormente i pessimisti, ma di certo non finirà.

Non può finire qualcosa che è eterno: cambierà forme, dimensioni e metodi di trasmissione nello spazio e nel tempo, ma troverà un modo (o ne inventerà uno)

per insistere, persistere ed esistere.

La cultura (dal latino colere, “coltivare”) vuol dire gioia, collaborazione, impegno; la cultura è sentimento ed il sentimento è la cura ad ogni astio. È proprio nel divertimento, nella passione e nella magia della risata che si ottiene una vera crescita culturale.

Per tutti questi motivi già elencati, abbiamo una serie di “caramelle latiniste” che potrete assaporare sulla nostra pagina Instagram al fine di divulgare la lingua latina, ma soprattutto con lo scopo di condividere un sincero legame con le parole e con la nostra lingua.

Cosa ne pensate a riguardo? Fatecelo sapere sul nostro profilo instagram. Per essere sempre partecipi dei nostri contenuti, continuate a leggerci su Requiem Pamphlet.

Bibliografia

[1] M. Alinei e F. Benozzo, Dizionario etimologico-semantico della lingua italiana, Edizioni Pendragon, Bologna 2015

[2] N. Gardini, Viva il latino storia e bellezza di una lingua inutile, Garzanti Editore, Roma 2016

Sitografia

[1] https:/lamenteemeravigliosa.it/psicolinguistica-studiare-mente-e-linguaggio/