Dati preoccupanti rivelano un aumento dell’uso di sostanze stupefacenti. Uno dei tanti sintomi causati dalla visione di un futuro vuoto, disertato sia dall’attesa, sia dalla speranza, oltre che dalla nascita di una generazione in cui si diffonde a macchia d’olio l’esistenza di un dio: il nichilismo.
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Il nuovo stupefacente del post-moderno: il nichilismo
Il dilagare dell’utilizzo di sostanze stupefacenti può essere associato alla noia, antecedente della depressione tanto diffusa tra i giovani. Si può parlare di una generazione in cui dilaga il nichilismo; in cui la realtà è un posto da cui fuggire. La loro vita si caratterizza come priva di senso e scopo, non c’è nessuna verità forte da ricercare, non ci sono obiettivi, certezze e valori oggettivi da raggiungere e su cui misurarsi. Il nome che Freud dà alla droga è “Sorgenbrecher”, ovvero ciò che consente di “scacciare i pensieri”, di non “prendersi cura” e, come lui stesso scrive:
«il primissimo rimedio contro il disagio della civiltà».
E aggiunge: “Con l’aiuto dello “scacciapensieri” sappiamo dunque di poterci sempre sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori”. Questo è il pensiero del fondatore della psicanalisi, che, nella sua teoria riguardante le droghe, definisce il piacere narcotico come affascinante perché doppiamente negativo: fa cessare il dolore fisico, e fa da anestetico al male di vivere di cui non ci si prende più cura.
Un fenomeno complesso da analizzare
Negli ultimi anni il consumo di droghe tra gli adolescenti è aumentato notevolmente. Molti iniziano a farne uso sin dai 13 anni e la percentuale di liceali è salita dal 18,7% al 27,9% in un solo anno. In particolare, lo studio del fenomeno delle dipendenze adotta un approccio bio-psicosociale. Ciò significa che per capirne a pieno l’origine bisognerebbe indagare la componente genetica e psicologica della persona, così come il suo ambiente di vita e le componenti sociali. Si tratta, però, di un problema molto più complesso di quanto sembri. Molto spesso si cade nell’errore riduzionistico, confinando le cause a una semplice predisposizione genetica o ai comportamenti a rischio.
Distinzione tra cause ed effetti e un riordinamento del fenomeno
Cosa intendo? Porre l’attenzione dalle conseguenze dell’uso della droga alle cause. E solo allora la droga può apparire per quello che è, non solo una dipendenza ormai diffusa su larga scala nel mondo giovanile, ma:
Un sintomo.
Se non addirittura un tentativo disperato di rimedio a un disagio esistenziale che pare impossibile poter sopportare. Se guardiamo le cose da questo punto di vista è più istruttivo conoscere non solo i pericoli connessi all’uso della droga, ma anche i piaceri dalla droga indotti. Poiché solo la conoscenza dei piaceri promessi può gettar luce sulla qualità della sofferenza e del disagio che porta al consumo di droghe.
Le istituzioni educative funzionano male
Essendoci un problema così profondo alla base, la soluzione non potrà mai essere quella di vietare il consumo di sostanze stupefacenti. Il messaggio della scuola, ma anche quello della televisione, è che
le droghe uccidono.
Il rimedio è semplicemente dire di no. Un “no” che evidentemente riesce facile solo a coloro che hanno già detto no all’eccesso di immaginazione, alla forza dell’emozione, al bisogno di comunicazione, all’aumento delle capacità introspettive.
La molteplicità delle sostanze stupefacenti
Non tutte le droghe sono uguali: si passa dalla sensazione di rilassatezza data dalla cannabis a un’immensa euforia e iperattività generata dalle anfetamine. Proprio per questo motivo non è corretto parlare di “droga” in maniera generica. La demonizzazione del loro utilizzo è un errore poiché è diverso parlare di un consumatore abituale di cannabis e uno di eroina, riguardo a ripercussioni fisiche e psicologiche.
Esistono molteplici effetti terapeutici delle sostanze stupefacenti, su cui la comunità scientifica internazionale indaga da tempo, e le cui evidenze sperimentali iniziano ad accumularsi e diventare sempre più consistenti. Eppure, nonostante i risultati siano così incoraggianti il nostro Paese non riesce ancora a stare al passo con il resto del mondo. Vogliamo essere più esemplificativi?
- Cannabis;
- LSD;
- MDMA;
- psilocibina (principio attivo dei funghetti allucinogeni).
Sono alcune tra le varie sostanze stupefacenti più utilizzate in terapia.
La psilocibina
Ad esempio, la psilocibina è una sostanza dalla struttura chimica molto simile alla serotonina ed è usata come droga ricreazionale in virtù dei suoi potenti effetti allucinogeni. A causa dell’illegalità della sostanza e dei conseguenti vincoli burocratici, le sperimentazioni fino ad ora hanno riguardato soprattutto piccoli gruppi di pazienti non permettendo perciò di trarre dati definitivi sulla reale portata terapeutica.
Diversi studi, nel corso dell’ultimo decennio, ne stanno cercando di mostrare l’efficacia nel trattare diverse condizioni, tra cui:
- disturbi della personalità;
- cefalee a grappolo;
- superamento del disturbo post traumatico da stress;
- ansia e dipendenze.
Uno studio pubblicato sul Lancet Psychiatry nel 2016 ha mostrato che la psilocibina potrebbe essere un buon punto di partenza per lo sviluppo di farmaci antidepressivi. La ricerca, condotta su 12 pazienti che hanno ricevuto una dose orale della sostanza, ha mostrato un miglioramento significativo dei sintomi. Nella metà dei casi si è trasformato in una remissione completa della malattia: a cinque mesi dal trattamento.
La cannabis
Anche la cannabis può essere utilizzata come anti-emetico e come stimolante dell’appetito in pazienti sottoposti a chemioterapia. È in fase di studio come farmaco per prevenire malattie dell’appetito come bulimia e anoressia. Inoltre, è attualmente in studio anche il possibile effetto protettivo della sostanza contro malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer, e per la sua presunta capacità di migliorare la qualità della vita di pazienti che soffrono di malattie ricorrenti.
Il giovamento per la gioventù
A questo si aggiunga anche che la mortalità correlata alla droga nei giovani si è ridotta notevolmente fino a -65,5% rispetto al 2004 (dati ISTAT in “Indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani”). Peraltro, non si riscontrano decessi dovuti a cannabinoidi, tanto che non vi è mai stata una fatalità umana documentata da sola overdose di tretraidrocannabinolo o cannabis. Allo stesso modo è impossibile andare in overdose per aver assunto funghetti allucinogeni.
Mentre, in Italia, in media ogni giorno, sono 48 le persone che muoiono a causa dell’alcol (dati ISS in “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia – Rapporto 2020”), sostanza ritenuta legale dal nostro Paese. La dipendenza alcolica è un fenomeno talmente grande da essere considerato una delle principali problematiche di salute al mondo.
Gli effetti dell’alcolismo sono gravi e si ritrovano a diversi livelli:
- Danni fisici, che vanno a colpire principalmente il fegato e il cervello;
- Danni psicologici e socio-relazionali.
All’abuso di alcol sono inoltre associati numerosi comportamenti antisociali:
- 40-50% degli omicidi;
- 40% delle aggressioni
- 50% degli stupri (Abbey et al., 2001).
Conclusione
In conclusione, si può affermare che ad oggi esista un’importante fretta per porre rimedio a tutti i mali. Forse, però, la fretta dei rimedi ha come origine il desiderio di non vedere e non accettare il male per quello che ha di costruttivo e non solo di distruttivo. È necessario che a scuola e in televisione si parli di droga in modo analitico, determinato, scientifico e persino filosofico. In modo che i giovani sappiano che cosa assumono, che effetto fa, che danni procura, che piaceri promette e la visione del mondo che ne scaturisce.
