(Fonte e credits immagine in copertina: rivoluzione.red)
Dopo le pressioni crescenti, la ministra Bernini sospende la riforma a causa delle “veementi proteste”: è una prima vittoria delle mobilitazioni. La lotta paga!
La ministra ha annunciato 37,5 milioni di euro per i contratti di ricerca. Fondi totalmente insufficienti, dato che servirebbero almeno 200 milioni a livello nazionale. Inoltre, la sospensione della riforma potrebbe essere una tattica: indurre i rettori, delusi dallo stop, a richiederne il ripristino, ottenendo così una giustificazione per riesumarla.
L’attenzione dunque deve rimanere alta. L’Assemblea Precaria nazionale del 8-9 Febbraio a Bologna, con oltre 400 partecipanti tra lavoratori e ricercatori dell’università, ha dimostrato la crescente consapevolezza che la lotta è l’unica soluzione ai tagli e alle privatizzazioni.
Riconoscere la natura sistemica del problema e adottare la giusta strategia d’azione è un passaggio cruciale, punto su cui l’Assemblea Precaria ha mostrato uno dei suoi limiti più significativi.
Il federalismo delle singole Assemblee Precarie, spesso rivendicato, rappresenta un passo indietro. I precari universitari, già frammentati per la natura individuale del loro lavoro, rischiano di cadere in una deriva ancora più individualista, allontanandosi dal resto della classe lavoratrice.
L’incapacità dell’assemblea di produrre un programma condiviso ne è emblematico. Una bozza di manifesto, ancora non pubblicata al momento della stesura dell’articolo, è stata elaborata senza una votazione formale, basandosi su un vago “sentimento comune” e su una presunta “acclamazione dal popolo”. Questa mancanza di democrazia interna e trasparenza rischia così di pregiudicare l’estensione del movimento.
Riconoscere che la riforma vada abolita e non solo sospesa è essenziale, ma non basta. Le nostre rivendicazioni devono essere chiare: stabilizzazione immediata di tutti i precari, sblocco del turnover, diritto allo sciopero, malattia, maternità e ferie. Scala mobile dei salari per tutti i lavoratori dell’università e finanziamento del diritto allo studio, sottraendo i fondi alle spese militari. Chiediamo il ritiro della riforma Gelmini e di tutte le altre riforme che hanno smantellato l’università. Per un’università pubblica, di massa e di qualità.
