Ultimamente abbiamo sentito parlare spesso di fact checking, soprattutto in merito alle ultime (e molto discusse) misure di Meta ad esso legate. Sappiamo però cos’è esattamente il fact checking?
Il fact checking
In ambito giornalistico si parla di fact checking quando si parla di verifica dei fatti, ovvero l’accertamento degli avvenimenti citati o dei dati usati in un determinato testo o discorso.
Questa pratica è molto spesso usata, in particolare, per verificare che i dati che vengono citati dai politici e le notizie date dai mass media siano veritriere
Il fact checking è molto importante, nei nostri tempi, perché ci permette di poter valutare al meglio ciò che leggiamo sul web e ci impedisce di cadere in fake news.

Fact checking e fake news
Detto così, sembrerebbe che il fact checking sia uno strumento utile per poter combattere tutte le fake news presenti su internet; tuttavia, ci sono molte scuole di pensiero che non reputano il fact checking un valido strumento per la lotta contro la diffusione di bufale.
I detrattori della verifica dei fatti sosterrebbero che questa verifica dei dati o di ciò che si può leggere su internet possa rappresentare una limitazione del diritto di espressione e del diritto di parola (stabiliti, in Italia, nell’art. 21 della Costituzione), dato che la verifica dei fatti potrebbe essere basata su criteri arbitrari e non oggettivi.
I sostenitori del fact checking, al contrario dei detrattori, sostengono invece che l’accertamento dei fatti può portare a una maggiore libertà di espressione e di parola; la verifica sarebbe così non una limitazione ma una difesa dei due diritti costituzionalmente garantiti.
Fact checking e social network
Il mezzo di divulgazione più veloce di informazioni, dati e testi sono sicuramente i social network.
Infatti Facebook, X (ex Twitter), Instagram e TikTok i principali social network utilizzati in tutto il mondo, sono usati anche per veicolare fake news, che hanno molteplici scopi: dalla propaganda politica fino alla produzione di testi e di dati screditanti per prodotti, aziende e/o persone.
Ad esempio si è parlato molto spesso di notizie false legate a partiti e candidati in occasione di varie competizioni politiche in singoli Stati e di divulgazione di teorie antiscientifiche.
Molti di questi social network, si erano muniti di algoritmi e software che, analizzando più fonti e dati ufficiali pubblicati nel web, potevano restituire all’utente che si ritrova davanti questi testi e dati un output di conferma o di smentita di ciò che era presente in quello che l’utilizzatore aveva di fronte a sé.
Le ultime versioni di questi algoritmi e software erano perfino potenziate dall’intelligenza artificiale.
La discussa scelta di Zuckerberg sul fact checking
Ma ha fatto molto discutere la scelta di Mark Zuckerberg, CEO di Meta (società a capo di Facebook, Instagram e WhatsApp) di rimuovere il suo software per il fact checking negli Stati Uniti, dopo la rielezione di Donald Trump a Presidente.
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Questo per molti significherebbe una sconfitta nella lotta contro la falsa informazione; invece per altrettanti risulterebbe una vittoria per coloro che reputano questi sistemi usati dai social network come “censura” del pensiero e della parola.
Secondo i detrattori di questi sistemi anche Donald Trump, neo eletto Presidente degli Stati Uniti, sarebbe stato vittima di presunta censura da parte di Twitter.
Tale presunta censura da parte di Twitter lo portò a fondare il suo personale social network Truth (“Verità” in inglese); con la promessa che tutte e tutti avrebbero potuto esprimere liberamente il loro pensiero senza nessuna censura.
Con l’acquisizione di Twitter da parte dell’imprenditore miliardario Elon Musk fu proprio X, il nuovo social network nato da Twitter, il primo a rimuovere questi sistemi di verifica delle notizie.
Una speranza per il fact checking
Ed ora, il fact checking in rete è finito? No, assolutamente. Esistono online moltissime testate che fanno fact checking e si chiamano fact checker.
Il compito di queste testate è quello di prendere delle notizie e metterle sotto la lente di ingrandimento, analizzarle fino in fondo ed alla fine spiegare all’utenza perché una data notizia è falsa o vera, in parte o totalmente. In Italia le più famose sono Open e bufale.net.
A prescindere dal fatto che si sia sostenitori o detrattori del fact checking, ogni giorno in rete siamo comunque “bombardati” da miliardi di informazioni e non tutte possono essere verificate o smentite.
Si ritiene, però, che ci sia bisogno comunque di una conoscenza degli strumenti a nostra disposizione per poter “filtrare” tutta questa moltitudine di informazioni e che, soprattutto con l’avvento dell’IA, si stiano sviluppando nuovi mezzi e strumenti utili per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.
Il nostro consiglio è quello di non soffermarsi mai ad una sola fonte, ma di cercare riscontri pure su altre fonti del testo o dei dati che abbiamo letto. La presenza ripetuta dei testi e dei dati anche su altre fonti è già un primo sintomo di veridicità che ciò che abbiamo davanti sia affidabile.
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