Riforma scuola Valditara: che fare della storia?

Pochi giorni fa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha anticipato le nuove indicazioni nazionali per le scuole, previste per il 2026-2027.

Le idee di Valditara sulla scuola e i dubbi della comunità accademica

Partiamo con il ricordare che le indicazioni nazionali non hanno un valore prescrittivo, ma dettano una linea. Infatti, secondo quanto emerge da un’intervista condotta da Il Giornale, il ministro anticipa:

«Insomma, dopo aver cambiato le linee guida di fisica e matematica lo scorso anno, proseguiamo col nostro lavoro. Adesso si apre un grande dibattito, aperto a tutto il mondo della scuola, ai corpi intermedi, alle associazioni disciplinari. A fine marzo dovremmo essere pronti con gli ultimi ritocchi perché le novità entrino in classe con l’anno scolastico 2026-27».

Giuseppe Valditara

Tuttavia, le indicazioni nazionali hanno suscitato un dibattito molto acceso, soprattutto nella comunità accademica italiana. Tra loro, menzioniamo Ernesto Galli della Loggia (sul quale torneremo successivamente), il latinista Andrea Balbo, il presidente emerito dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini ed altri.

In questo articolo ci soffermeremo soprattutto sull’impatto che questa riforma potrebbe avere sullo studio della storia.

«Aboliamo la geostoria. La storia diventa la scienza degli uomini nel tempo. L’idea è di sviluppare questa disciplina come una grande narrazione […] privilegiando inoltre la storia d’Italia, dell’Europa, dell’Occidente. Di più, nella scuola primaria l’insegnamento verterà anche sullo studio del nostro patrimonio storico. Negli ultimi due anni, in particolare l’attenzione si concentrerà sui popoli italici, le origini e le vicende dell’antica Grecia e di Roma, le loro civiltà, i primi secoli del Cristianesimo».

Giuseppe Valditara

L’intervista a Ernesto Galli della Loggia

“Vengo ora alle critiche […] che sono state fatte alle nostre indicazioni per la storia. In sostanza sono due […]: A) le linee guida in questione avrebbero un’impostazione marcatamente ideologica, persino confessionale […] B) in tutta la loro impostazione spira un ritorno al passato come si vede dal fatto che in esse c’è solo l’occidente e l’Italia, manca il mondo. Rispondo a ognuna. A) certo che in quelle indicazioni c’è un’impostazione ideologica. Dirò meglio: c’è una determinata visione del passato, delle ragioni del suo accadere e del suo significato, e quindi dell’opportunità del suo insegnamento, costruita sulla base dei nostri valori morali e civili attuali. Ma non è forse così per chiunque si occupi a qualunque titolo di storia? Voglio sperare di si, vivaddio”.

Così si esprime Ernesto Galli della Loggia, noto storico italiano e editorialista del Corriere della Sera, sulle Nuove Linee Guida per l’insegnamento della storia (Corriere della sera del 18/01/2025). Alcune osservazioni, ma prima una piccola riflessione.

L’immortale lezione di Marc Bloch

L’Apologia della Storia (1949) di Marc Bloch è un trattato, sfortunatamente incompleto, che fa ormai parte del bagaglio fondamentale di chi si avvia a studiare la storia a livello accademico. È oggi ritenuto da alcuni sopravvalutato, perché leggendolo può capitare di pensare che ciò che viene sostenuto in quelle pagine sia scontato e ovvio.

Non si considera, però, l’impatto rivoluzionario che aveva, negli anni ’30-’40 del XX secolo, sostenere che lo studio della storia debba essere totalmente slegato da valutazioni e giudizi di merito, e che debba consistere in una ricostruzione oggettiva, per quanto possibile date le fonti a disposizione, di ciò che è successo nel passato.

Basta dare un’occhiata a un manuale di storia per scuole o licei stampato tra gli anni ’10 e ’40 del ‘900 per rendersi conto della visione che si aveva della storia. E questo non solo, come si potrebbe pensare, nell’Italia fascista e nella Germania nazista, ma anche in grandi stati democratici come la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

La storia, e soprattutto il suo insegnamento a crescenti masse di giovani, era dappertutto considerata un mezzo per educare a certi valori, non certo per far comprendere in maniera oggettiva (ammesso che sia possibile) le radici del mondo in cui si viveva.

È superfluo ricordare a cosa ha contribuito questo modo di studiare il passato, è superfluo ricordare che fine hanno fatto milioni di quei giovani dopo il 1914. È per questo che Bloch e il suo trattato, incompiuto a causa della fucilazione dell’autore da parte dei nazisti, sono considerati così influenti ancora oggi, dopo decenni. Non da tutti, evidentemente, nonostante il ministro Valditara faccia espressamente riferimento alla storia come “scienza degli uomini nel tempo”, espressione analizzata ampiamente proprio da Bloch e accettata come definizione della disciplina storica

E la storia? La critica di della Loggia

La polemica sulle linee guida sull’insegnamento della storia non ha mai superato la quarta pagina dei giornali negli ultimi mesi, costantemente oscurata da questioni evidentemente più pressanti per tutto il mondo (Ucraina, Medio Oriente, Stati Uniti). Ma qui, in Italia, vale la pena parlarne seriamente, mettendo da parte i furori partigiani, come ragionevolmente suggerisce della Loggia.

Teniamo però sempre in considerazione che le discussioni di questi giorni si basano su un testo ancora non reso pubblico, su notizie sparse a riguardo e su dichiarazioni di chi lo sostiene e chi lo critica o boccia.

Il punto più significativo della difesa di della Loggia è, a parere di chi scrive (studente di Storia), quello riportato in apertura. Si augura che tutti coloro che si occupano della storia condividano il suo punto di vista, dà per scontato che debbano farlo. Ciò sarebbe quantomeno pretestuoso, dato che ha appena tranquillamente ammesso l’impostazione ideologica del documento fantasma. E da cosa è fatta questa impostazione? È fatta da una determinata visione:

  • Del passato;
  • Delle ragioni del suo accadere;
  • Del suo significato;
  • Dell’opportunità del suo insegnamento.

Il futuro della storia: dubbi e scetticismo

Sorvoliamo sul terzo punto, che implicherebbe una qualche forma di filosofia finalistica della storia: da Voltaire a Fukuyama, tutte queste ricostruzioni sono unanimemente considerate insignificanti per uno studio metodico e veritiero del passato.

Il problema è che tutti i punti che compongono la nascente “ideologia” della storia sono dichiaratamente fondati sul sistema di valori che è proprio dell’Italia europea del XXI secolo.

Si sta quindi dicendo che questo fondamento implica riorientare l’insegnamento del passato, qualsiasi passato esso sia (si veda la risposta alla seconda critica), in base a giudizi di valore? La storia diventerà un campo di scontri tra buoni e cattivi, giusti e ingiusti? Per quello ci sono film, favole, romanzi, anche film e romanzi storici molto validi, per carità.

Diciamo che su questo punto non c’è chiarezza. Ma sarebbe meglio evitare di impostare questa riforma aprendo a varchi per un uso sistematicamente strumentale e non imparziale del passato, già in atto in diversi ambienti politici (si veda la miriade di interventi su romanità, medioevo comunale, risorgimento, fascismo e resistenza, anni di piombo).

In effetti, si può dire che alcuni punti tra quelli che pare costituiranno l’insegnamento della storia nei prossimi anni non siano da bocciare a priori. I problemi stanno nella poca attitudine al dialogo con cui questa faccenda sta venendo gestita (come del resto quasi ogni discussione che anima il nostro dibattito pubblico). Ma soprattutto, i dubbi più pressanti si presentano quando ci si sofferma sul rapporto tra proposte e chi le vuole proporre e applicare.

Non è un mistero che diversi ministri e membri della coalizione di governo si siano rifatti al passato in maniera parziale, poco obiettiva ed evidentemente strumentale. Dal ministro Valditara all’ormai ex Sangiuliano, dall’onorevole Vannacci al ministro Salvini alla premier Meloni, gli esempi si sprecano. Se sono queste le persone che spingono per le Nuove Linee Guida, si conceda un civile e non partigiano scetticismo a uno studente di Storia.

Bibliografia e sitografia

Corriere della sera, 18/01/2025, p.36

M. Bloch, Apologia della storia, 1949

A. Pellizzari, Storia d’Italia ad uso dei ginnasi inferiori, vol 1-2, 1938

Giorgia Meloni sull’antifascismo, 2017 https://youtu.be/pUzuuMOcHyE?si=VjjMXJJ9hrUwMyHU

Matteo Salvini su berlinguer, 2020 https://youtu.be/6j3hfU-wdGo?si=zJzTAF85dIpUFsM1

Giorgia Meloni alla camera, 2022 https://youtu.be/5Kl5DnA0CkQ?si=j53VywNQgQl2_bMc

Gennaro Sangiuliano su Dante, 2023 https://youtu.be/zjQ0d2_j0OQ?si=ib0xGXAwZunwweiX

Giorgia meloni ad Atreju 2024 https://youtu.be/5QgZC-HGmhg?si=CyfTpl9NU_HpuFmz Roberto Vannacci su Mussolini, 2024 https://youtu.be/BGGwPcEqh7g?si=mJKpj8iP_j0f4DA9

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