Cronache leccesi: cos’è successo davvero durante le manifestazioni del 7 gennaio?

Martedì 7 gennaio 2025 Gioventù Nazionale Lecce e le sigle affiliate hanno organizzato una manifestazione in Piazza d’Italia, di fronte a Porta San Biagio, per commemorare gli eventi di via Acca Larentia a Roma.

La strage di Acca Larentia

Il 7 gennaio del 1978, la Capitale fu teatro di un pluriomicidio a sfondo politico per opera di un gruppo armato afferente alla sinistra estrema, in cui furono uccisi due giovani appartenenti al Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano (partito politico post-fascista) e di un terzo militante, Stefano Recchioni, ucciso qualche ora dopo negli scontri con le forze dell’ordine avvenuti durante una protesta organizzata sul luogo dell’agguato stesso.

Ogni anno, dal 1979 in poi, i raduni in memoria dei giovani militanti assassinati hanno visto la partecipazione di gruppi neofascisti e simpatizzanti dell’estrema destra, che hanno trasformato l’occasione in un rituale identitario. Le commemorazioni di questi gruppi, che negli ultimi anni hanno visto un’importante presenza di CasaPound (“movimento fascista del terzo millennio“, su cui torneremo dopo), sono spesso caratterizzate da saluti romani, slogan come “Presente!” e simbologie nostalgiche del Ventennio.

Il quadro si complica ulteriormente per l’indifferenza di una parte politica che tende a minimizzare o ignorare il significato di queste manifestazioni: Fratelli d’Italia, diretto discendente della tradizione politica del Movimento Sociale Italiano, ha mantenuto negli anni un atteggiamento ambiguo poiché, da un lato, si dichiara distante da ogni forma di “totalitarismo” ma, dall’altro, non ha mai preso una posizione netta contro episodi eclatanti, come i saluti romani collettivi e gli slogan scanditi durante la commemorazione del 2023, che non hanno suscitato reazioni forti e ben marcate da parte degli esponenti del Partito.

In particolar modo, per quanto riguarda Gioventù Nazionale, è stata condotta un’indagine di Fanpage, nella quale membri del movimento giovanile sono stati sorpresi dalle telecamere durante raduni suprematisti, mentre eseguivano saluti romani e intonavano canti inneggianti al fascismo. Anche di fronte a questi episodi, le dichiarazioni ufficiali da parte di Fratelli d’Italia sono state limitate a sminuire l’accaduto o a criticare l’operato dei media accusati di strumentalizzare la vicenda. Durante Atreju 2024, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, nonostante i fatti riportati dall’inchiesta, ha descritto la sua giovanile di partito come la “migliore gioventù”.

Lecce: 7 gennaio 2025

Per avvicinarci ai fatti della nostra città, l’emittente Antenna Sud, prima della manifestazione dei giovani Fratelli d’Italia, ha ospitato un dibattito televisivo in cui gli universitari ai vertici delle forze politiche di destra, messi a confronto con gli studenti dei sindacati di sinistra, hanno rivendicato a gran voce di essere “orgogliosi discendenti della tradizione del Movimento Sociale Italiano”.

Sempre durante il confronto televisivo, lo stesso Mattia Gallotta, Presidente di Azione Universitaria Lecce e membro del direttivo provinciale di Gioventù Nazionale, che abbiamo avuto il piacere di intervistare telefonicamente, ha affermato che questa non dovrebbe essere una scoperta visto che è stato dichiarato sempre a chiare lettere in più occasioni.

Alla luce di ciò, in risposta alla manifestazione organizzata dai giovani di Fratelli d’Italia, le forze politiche, sociali e partitiche della città di Lecce hanno ritenuto opportuno organizzare un presidio antifascista, pacifico e senz’armi, collocato a circa mezzo chilometro di distanza, nei pressi del Cinema Massimo, autorizzato dalle istituzioni competenti in materia, per affermare a gran voce che Lecce non deve avere nulla a che fare con ideologie nostalgiche a cui, purtroppo, spesso e volentieri si è fatto riferimento durante gli anni in queste commemorazioni pubbliche, specialmente nelle vie della Capitale.

Mentre nei pressi del Cinema Massimo si è tenuto il presidio antifascista senza disordini, a Porta San Biagio, dall’altra parte della strada rispetto alla commemorazione organizzata da Gioventù Nazionale, ha preso forma un gruppo di autonomi che, pur non facendo riferimento alle forze politiche e sociali che avevano organizzato il presidio del Massimo, hanno iniziato a contestare a gran voce la manifestazione dei giovani di Fratelli d’Italia, anche tramite cori rievocatori degli anni di piombo, come confermato dallo stesso Gallotta lì presente, riferendo inoltre che “alla contromanifestazione di Porta San Biagio non erano presenti i partiti” tuttavia, “erano presenti volti noti di spazi sociali e collettivi che avevano aderito al presidio antifascista”.

Secondo quanto riportato da Gallotta, mentre il vociare dei contestatori nei pressi di Porta San Biagio si alzava, alla commemorazione di Piazza d’Italia, i circa trenta partecipanti si sono disposti in file con in mano delle bandiere di partito e delle candele accese, leggendo al megafono letture commemorative sulla strage del 7 gennaio 1978, con uno striscione esposto in ricordo delle tre vittime.

Al contrario di quanto è stato raccontato da molti, il Presidente di Azione Universitaria ha inoltre confermato che non vi è stato nessuno scontro fisico tra i contromanifestanti autonomi e i post-missini o le forze dell’ordine presenti sul luogo, ma è avvenuto un lancio di oggetti, tra cui pezzi di carta, fumogeni e bottiglie di vetro.

Abbiamo sentito un manifestante di Porta San Biagio, che ci ha chiesto di rimanere nell’anonimato, il quale, negando in parte questa versione dei fatti, ha affermato che “i lanci si sono limitati a una bomboletta di cartone vuota dei fumogeni utilizzati in precedenza e a un tappo di bottiglia o comunque un oggetto di piccole dimensioni di materiale plasticoso”. Per avere ulteriori informazioni a riguardo, non ci resta che aspettare il resoconto della Digos in Procura, come suggerito dallo stesso Presidente di Azione Universitaria, fiducioso che il documento in questione potrà restituire le dovute conferme.

In serata, a manifestazioni concluse, una parte dell’informazione locale, lontana da una ricostruzione completa dei fatti, ha etichettato come pericolosi “estremisti” dei democratici contestatori, non lasciando passare un messaggio chiaro e trasparente di quanto accaduto: è stato evidente il tentativo di mistificare i fatti, mettendo sullo stesso piano i contestatori non organizzati di Porta San Biagio ai manifestanti delle forze politiche e sociali situate alla fontana dell’Armonia nei pressi del Massimo che, per dovere di cronaca, secondo gli organizzatori ammontavano a quasi 500 unità. Nel frattempo, nei pressi di porta San Biagio, secondo quanto afferma lo stesso Gallotta, non si contavano più di 130 persone tra manifestanti di Fratelli d’Italia e contromanifestanti autonomi.

Le “presunte aggressioni” da parte dei contromanifestanti non organizzati, dunque, non solo hanno oscurato il presidio antifascista pacifico e senza disordini a cui hanno partecipato centinaia di cittadini, ma hanno dato pure dei pretesti alla destra post-missina che non ha perso occasione per fare uscite sui social, comunicati stampa e persino interventi nelle sedi istituzionali, come tramite il discorso in Parlamento dell’onorevole Congedo, presente egli stesso durante la commemorazione organizzata dai giovani del suo partito, nel quale critica aspramente la sinistra istituzionale accusata di non aver preso le distanze dalle “violenze” dei così detti “centri sociali e gruppi dell’estrema sinistra”.

Sempre a questo proposito, il manifestante lì presente che abbiamo sentito fa fatica a comprendere a cosa si riferiscano gli esponenti delle destre con le espressioni, precedentemente già citate, che fanno riferimento a centri sociali e a gruppi dell’estrema sinistra, in primis “tenendo conto che a Lecce non ci sono veri e propri centri sociali bensì, semmai, un centro culturale che non ha mai propagandato violenza di alcun tipo, anzi” e in secundis poiché l’aggregazione non organizzata venutasi a formare nei pressi di Porta San Biagio era costituita da “volti conosciuti, amici e altri ragazzi delle superiori, poi c’erano anche persone sconosciute molto più grandi che non erano assolutamente minacciose”.

L’atteggiamento dell’inviato di una testata giornalistica del territorio “che continuava a ridere e a istigare, come si sente tranquillamente nei video pubblicati sulle pagine Instagram, con tono di sfida contro alcuni ragazzi che ripetevano ai giornalisti di tornare dall’altra parte della strada per documentare ciò che accadeva durante la commemorazione di Fratelli d’Italia” ha contribuito, secondo quanto affermato dal manifestante anonimo, a creare un clima di “tensione e frustrazione” tra i contromanifestanti.

L’associazione Acca Larentia

Prima di arrivare alle conclusioni, è doveroso segnalare dei fatti inerenti all’associazione “Acca Larentia”, presieduta da un esponente di CasaPound che ha spesso a che vedere con le commemorazioni nostalgiche del Ventennio. L’associazione ha comprato nel 2023 la sede storica del Movimento Sociale Italiano grazie a una donazione di trentamila euro della fondazione “Alleanza Nazionale”, nella quale 11 su 14 membri nel consiglio di amministrazione sono di Fratelli d’Italia.

Dunque, Fratelli d’Italia e la sua giovanile chiede alle forze della sinistra istituzionale di dissociarsi pubblicamente da presunte violenze messe in atto da persone che non sono affiliate ai partiti, come confermato dallo stesso Presidente di Azione Universitaria riconoscendo che a Porta San Biagio, semmai, erano presenti soggetti riconducibili a “spazi sociali e collettivi autonomi”, non di certo, dunque, tesserati al Partito Democratico o al Movimento 5 Stelle, ad esempio; però, mentre l’opinione pubblica dichiara a gran voce il rischio di revisionismo storico in merito ai fatti di Acca Larentia, i partiti di destra, e in particolare Fratelli d’Italia, nonostante i legami tra alcuni dei loro membri e forze neofasciste, come CasaPound, testimoniati dalla donazione precedentemente citata, restano in silenzio, limitandosi talvolta a ribadire la natura “commemorativa” dell’evento senza però prendere fermamente le distanze dai gesti chiaramente contrari ai principi democratici avvenuti nuovamente quest’anno quando, nelle vie di Roma, si è ripetuto il solito rituale di saluti romani al grido di “Presente!”, non di certo sconosciuto in alcune sedi della giovanile meloniana, come riportato dall’inchiesta pubblicata da Fanpage.

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