Abbiamo perso l’ingenuità climatica a Los Angeles

(Foto in copertina: vigili del fuoco impiegati nel rogo di Eaton, 9 gennaio 2025/Reuters)

Los Angeles sta vivendo quello che è quasi sicuramente il peggior incendio nella storia della California. Iniziati martedì – forse a causa di stress nella rete elettrica, com’era stato il caso lo scorso anno di quelli a Maui, nelle Hawaii – i roghi hanno interessato diverse zone della città e della contea.

Attualmente, si parla ufficialmente di 179 000 residenti con l’ordine di evacuazione e 200 000 in stato d’allerta. I roghi a Palisades e Eaton sono quelli più gravi ed estesi, contenuti con enorme fatica; altri invece sono parzialmente o totalmente domati.

I danni sono calcolati sono tra gli 8 e i 20 miliardi di dollari, dato che si tratta spesso di quartieri delle classi facoltose e con proprietà anche molto costose. Circa 10 000 tra abitazioni e stabili d’imprese sono ormai bruciati, altri 60 000 sono a rischio.

Le vittime finora – ma la conta, come si può ben immaginare, è sempre parziale – sono 10. Inoltre, 20 persone sono state arrestate per saccheggi nelle case evacuate. Oltre alla polizia di Los Angeles (il LAPD) e ai vigili del fuoco (il LAFD), il governatore della California Newsom ha mobilitato 400 militari della Guardia nazionale (che dipende dallo Stato), mentre Biden e l’Esecutivo stanno raccogliendo mezzi, fondi e personale federali da inviare.

I roghi sono diventati una forma di cartina al tornasole della società cittadina e statunitense, per vari motivi. È già particolare il fatto che proprio i quartieri delle grandi ville, comprese le vicinanze di Hollywood, siano stati quelli più colpiti: le reazioni di attori e altri ricchi residenti hanno destato attenzione mediatica aggiuntiva.

Inoltre, tra i vigili del fuoco ci sono 395 detenuti californiani, che avevano svolto addestramento antiincendi e ora si trovano mobilitati, con paghe da fame e con un trattamento da parte dell’opinione pubblica non coinvolta nei roghi che li vede come “pompieri a metà”, quasi come se il loro lavoro di affiancamento alle forze regolari fosse un tributo dovuto compreso nella pena.

Particolare coincidenza, i roghi – peraltro del tutto invernali, anche se certo il clima di Los Angeles non è quello europeo e le condizioni nella zona sono ora invivibili a causa dei fumi e dei rischi – giungono negli stessi giorni in cui gli studiosi di Copernicus (programma UE sul monitoraggio della Terra) annunciano che il 2024 è stato l’anno più caldo finora registrato, superando il 2023 e rischiando di far saltare i limiti imposti dagli Accordi di Parigi.

In numeri, 1,6°C in più rispetto alla fine dell’Ottocento (inizio industrializzazione) raggiunti nel 2024, e per gli Accordi di Parigi nel 2030 non si dovrà superare la soglia dei 1,5°C. Obiettivo ora meno raggiungibile.


Il presidente eletto Trump non ha perso tempo, richiedendo le dimissioni di Newsom (non che abbia il potere di farlo, ma dopo le ultime dichiarazioni questa è la più normale) perché inadeguato. Al di là delle responsabilità del governatore, che saranno certo da approfondire negli USA, è curioso che proprio Trump si scandalizzi per un evento in cui gli effetti del cambiamento climatico unite con la deregolamentazione economica abbiamo giocato un fondamentale ruolo aggravante.

Lo stesso Trump, infatti, da presidente aveva fortemente negato il cambiamento climatico ed eliminato misure di contenimento e di cooperazione internazionale sul tema – e il Trump di adesso non è diverso.

È sempre un’ironia della Storia che proprio la California, Stato che voleva mostrare il suo volto eco-friendly come cartolina e patria hippie, abbia subìto questo evento decisamente traumatico per la società. Questo mostra come l’ecologia non possa essere ridotta ad avere un “pollice verde istituzionale”, che servano interventi più radicali e che nessuno, in nessun luogo della Terra, può considerarsi immune. La latitudine, i proclami elettorali e il reddito non salvano nessuno dinanzi a un evento estremo.

Non poche polemiche, mentre gli apparati pubblici sono sotto stress e i loro capi dinanzi a una situazione ciclopica, sta sollevando il fatto che i finanziamenti al LAFD siano scesi di 17,5 milioni di dollari – passando da 837,2 a 819,64 milioni – nel bilancio 2024-2025. Questo taglio, solo sette mesi fa, era stato giustificato dalla sindaca come un tentativo di eliminare gli sprechi senza ridurre le risorse.

Anche questa faccenda dovrà essere meglio attenzionata dalla politica locale (peraltro già tesa e polarizzata) in città; sta di fatto che, quanto a risorse puramente economiche, il governo di Los Angeles non sembra abbia particolari problemi: nello stesso periodo del taglio, il bilancio per il LAPD è invece aumentato di ben 126 milioni di dollari.

Se a Gaza, ora, si è persa – nelle parole della vicesegretaria delle Nazioni Unite – la «bussola morale» del mondo, a Los Angeles forse la fetta benestante dell’Umanità ha perso la sua ingenuità climatica. Seguendo un tweet in voga in questo momento: «Il cambiamento climatico si manifesterà come una serie di disastri osservati tramite le riprese sul cellulare che si fanno sempre più vicini fin dove vivi, finché non sarai tu a filmarli.» Che è un po’ la massima del nostro tempo.

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