Nel pieno di una crisi politica scatenata dall’omicidio Matteotti del 10 giugno 1924, Benito Mussolini pronunciò il 3 gennaio 1925 un discorso alla Camera dei Deputati che è ritenuto dagli storici, tra i quali anche l’illustre studioso del fascismo Renzo De Felice, l’atto costitutivo del fascismo come regime autoritario.
Molti pensarono che quella sarebbe stata la fine del fascismo e, invece, segnò il principio del ventennio fascista, che si sarebbe concluso nel 1945.
In quell’occasione, il leader fascista si assunse la “piena responsabilità politica, morale e storica” degli eventi recenti, di fatto annunciando il consolidamento di una dittatura.
In questo articolo partiremo dai presupposti storici che portarono al discorso del 3 gennaio, ne analizzeremo i punti e capiremo l’impatto che il discorso ebbe sugli anni a venire.
Antefatti storici
La collocazione storica del celebre discorso alla Camera può essere compresa se si analizzano gli eventi storici più significativi che l’hanno preceduta. Facciamone una breve sintesi:
- Marcia su Roma: fu una manifestazione armata organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), il cui obiettivo era il colpo di Stato, per favorire l’ascesa di Benito Mussolini a capo del governo. La manifestazione iniziò il 27 ottobre del 1922 e terminò il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo;
- Omicidio di Giacomo Matteotti: l’assassinio fu compiuto il 10 giugno 1924 da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini, come conseguenza delle denunce da parte di Matteotti dei brogli elettorali e del clima di violenza messi in atto dalla nascente dittatura di Benito Mussolini nelle elezioni del 6 aprile 1924;
- Secessione dell’Aventino: fu un atto di protesta attuato a partire dal 27 giugno 1924 dalla Camera dei deputati del Regno d’Italia nei confronti del governo Mussolini in seguito al delitto di Giacomo Matteotti.

Il discorso alla Camera
Alla Camera dei Deputati, Mussolini decise pertanto di affrontare frontalmente la crisi. Con un tono sfidante e risoluto, dichiarò:
“Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione.”
Con queste parole, Mussolini si assunse la responsabilità politica e morale degli eventi legati all’omicidio Matteotti, senza però ammettere un coinvolgimento diretto.
Il discorso fu un atto di sfida agli oppositori e un messaggio chiaro al Paese: il fascismo non avrebbe ceduto il potere, mentre l’opposizione rimaneva impotente.
“Gli oppositori non erano nell’aula, ma erano sparsi per i corridoi.”
(Gaetano Salvemini, Roberto Vivarelli, Scritti sul fascismo, 1974, volume 3, p. 470)
Oltre a questa nota ammissione di colpa, i principali punti del discorso di Mussolini furono i seguenti:
- Articolo 47 dello Statuto Albertino: «Art. 47. La Camera dei Deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re e di tradurli dinanzi all’Alta Corte di Giustizia.» Attraverso tale articolo, Mussolini chiese formalmente al Parlamento un atto d’accusa nei suoi confronti;
- La Čeka sovietica e la presunta “Čeka” fascista: ricordiamo che la Čeka sovietica fu un corpo di polizia sovietico creato nel 1917 per combattere i nemici del nuovo regime russo;
- Reintroduzione della pena di morte. Ricordiamo a tal proposito le parole di Mussolini: “Pena di morte? Ma qui si scherza, signori! Prima di tutto la pena di morte bisognerà introdurla nel Codice penale e poi comunque la pena di morte non può essere la rappresaglia di un Governo.”
- Secessione dell’Aventino, definita dallo stesso Mussolini come “anticostituzionale” e “nettamente rivoluzionaria”.
Conseguenze del discorso
Dopo il discorso, Mussolini consolidò rapidamente il suo potere attraverso una serie di misure repressive:
- Le leggi fascistissime, un insieme di norme giuridiche emanate tra il 1925 e il 1926, che segnarono l’avvio della trasformazione dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia verso un assetto autoritario. I provvedimenti in oggetto stabilivano, ad esempio, che il Partito Nazionale Fascista era l’unico partito legale (come conseguenza tutte le altre organizzazioni politiche e associazioni in contrasto con il nascente regime vennero sciolte)
- Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato che si occupava dei reati contro la sicurezza dello Stato (per i quali poteva essere prevista anche la pena di morte, già menzionata nel discorso del 1925);
- L’OVRA, la polizia segreta del regime, operativa a partire dal 1927.
Queste misure, insieme ad altre, segnarono l’inizio di un regime totalitario che avrebbe dominato l’Italia fino al 25 luglio 1943, data formale della caduta del regime.
Antonio Scurati
Ci tenevo a concludere questa mia breve “sintesi” degli eventi che portarono al discorso del 3 gennaio con una nota “personale”. Lo spunto per scrivere questo articolo è nato dalla lettura degli scritti di Antonio Scurati. Faccio riferimento, in particolare, alla prima delle due parti del racconto di Antonio Scurati sul discorso di Mussolini, pubblicate entrambe su Repubblica in questi giorni.
Il celebre scrittore, autore di M. il figlio del secolo, adotta anche in questo articolo i toni del romanziere. Vi ricordo, a tal proposito, il perchè Antonio Scurati abbia scelto la forma del romanzo per la stesura del suo libro tramite questo estratto di una sua intervista per Che Tempo Che Fa, di Fabio Fazio.
Mi ha colpito, in particolare, un punto dell’articolo, che vorrei usare come conclusione.
“Per anni la violenza fascista è stata subita personalmente da alcuni, esercitata da pochi, tollerata da molti, desiderata come miracolosa soluzione a ogni problema da troppi.”
Antonio Scurati
