Alcune recenti statistiche mostrano un aumento dei casi di depressione e disturbi d’ansia che coinvolge tutte le fasce della popolazione a livello globale. È questo uno dei motivi per cui nel corso degli ultimi anni quello della salute mentale è stato un tema di cui si è molto parlato, spogliandosi allo stesso tempo dello stigma che l’aveva attanagliato, quando ancora lo psicologo era considerato uno “strizzacervelli”.
Per la Gen-Z ormai la salute mentale è un argomento centrale, sul quale si cerca di discutere senza tabù per educare e sensibilizzare riguardo il riconoscimento dei disagi mentali e la loro cura.È proprio la generazione dei giovani adolescenti e adulti, però, a subire più duramente i colpi della depressione e dell’ansia: in tutto il mondo almeno 3 ragazzi su 10, appartenenti alla Gen-Z, denunciano di andare incontro a sintomi di tali disturbi.
I disturbi mentali nel mondo
In tutto il mondo, persone di ogni età, sesso ed etnia soffrono a causa di questi disagi, la cui presenza sta diventando sempre meno trascurabile.
Secondo Our world in data, almeno 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 affronta nella propria vita un periodo di profonda depressione. I numeri delle statistiche potrebbero essere potenzialmente maggiori, considerata la difficoltà che ancora oggi numerose persone hanno nel chiedere aiuto (per via dello stigma sociale che in qualche modo permane attorno al tema della psicologia) e la scarsità di informazioni sulla salute mentale degli stati sottosviluppati.
Dallo stesso articolo si evince che tra le malattie mentali più diffuse in tutto il mondo ci sarebbero al primo posto i disturbi depressivi (con un’incidenza del 4.4% circa sulla popolazione mondiale)e al secondo posto i disturbi dell’ansia (con un’incidenza del 4%).
Our world in data ha anche condotto, nel 2020, un’interessante ricerca in cui agli intervistati era sottoposta la seguente domanda:
“Have you ever been so anxious or depressed that you could not continue your regular daily activities as you normally would for two weeks or longer?”
Ovvero
“Sei mai stato così ansioso o depresso da non riuscire a continuare regolarmente le tue attività quotidiane come avresti fatto normalmente per due settimane o per più tempo?”.
I dati raccolti tramite quest’intervista sono stati riportati su una cartina geografica interattiva. In Europa, lo stato più depresso sarebbe la Grecia, con il 33.8% di risposte affermative – quasi il doppio dell’Italia, che conta il 17% di risposte affermative.

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Il caso della Grecia
Nel tempo, la situazione della repubblica ellenica non è cambiata: secondo un’indagine statistica pubblicata dal World Population Review, la Grecia sarebbe nel 2024 al settimo posto a livello mondiale per tasso di depressione e disturbi d’ansia certificati (pari al 5,7%, ovvero circa 593,136 casi su 10,014,654 abitanti) e condivide la top 10 assieme a Ucraina, Stati Uniti, Australia, Estonia, Brasile, Portogallo, Bielorussia, Finlandia e Lituania; mentre occuperebbero gli ultimi posti della lista, con tassi di depressione dal 3,2% in giù, le isole Salomone, Papua Nuova Guinea, Timor Leste, Vanuatu, Kiribati, Micronesia, Nepal, Laos, Samoa e Tonga.
Per capire meglio la situazione dal punto di vista della Gen-Z, mi sono recata a Salonicco per condurre qualche indagine.

Molti ragazzi sfortunatamente non hanno voluto partecipare direttamente alle interviste, per vergogna o per sfiducia, ma sono riuscita a raccogliere qualche parere sulla situazione, un’intervista video e un’intervista audio.
Tutti i ragazzi con cui abbiamo parlato ci hanno rivelato di percepire un clima teso, e quindi di credere al fatto che il tasso depressione e disturbi legati all’ansia sia salito. Davanti al problema, però, non vogliono rimanere inermi.
La nostra intervista
La testimonianza più interessante ci è stata offerta da Orestis, un ragazzo di 19 anni, che individua quelle che sono, secondo lui, le principali cause del dilagare di disturbi d’ansia e depressione:
Versione originale:
«I think basically for two reasons, one is all the lockdowns happening with covid, we had very much oppression, the people here in the centre couldn’t go out of their houses, the kids, they grew up without going to school, wearing masks and everything, I think that it had a strong impact on the common psychology, I think also Greece with economical crisis, with the memorandum, 2011-2012, that has impact until today, and generally the corruption of the political systems, I think this has an important role in bringing the rates of depression up.»
Traduzione in italiano:
«Sì, credo sia vero, e credo che lo sia per due ragioni, la prima riguarda tutti i lockdown che ci sono stati durante il covid, abbiamo avuto molta oppressione, le persone qui nel centro non potevano uscire fuori dalla propria casa, i bambini, loro sono cresciuti senza andare a scuola, indossando le mascherine e il resto. Credo che abbia avuto un grande impatto sulla psicologia comune, credo che [lo abbia avuto] anche la Grecia con la crisi economica, con il memorandum, tra il 2011 e il 2012, che ha impatto fino ad oggi, e in generale la corruzione dei sistemi politici, credo che abbia un ruolo importante nel portare su il tasso di depressione.»
Ci sono studi, come quello pubblicato da The Lancet, che dimostrano come la depressione e i disturbi dell’ansia siano cresciuti durante la pandemia (2020), mentre il World Health Organization afferma che dopo la pandemia si è registrata una crescita del 25% nella prevalenza degli stessi disturbi a livello mondiale.
Nonostante questo sia un problema che affligge varie fasce della popolazione, Orestis ci dice che secondo lui sono i giovani a soffrirne di più, anche per via della relazione che la nostra generazione ha con i social media.
E gli studi lo confermano: l’aumento più intenso dei disturbi d’ansia sarebbe stato registrato nella fascia di età 18-35.
La domanda decisiva che abbiamo posto ai ragazzi intervistati è stata:
“Cosa si dovrebbe fare per migliorare questa situazione?”
Secondo alcuni, la soluzione sarebbe protestare: scendere in piazza e far sentire la propria opinione, unirsi in un grido corale per ottenere risposte e garanzie.
Orestis, invece, propone un’azione risolutiva che coinvolga la collettività piuttosto che il singolo individuo. Ciò che ci possiamo augurare è che la situazione cambi presto e che tutti inizino a prestare attenzione al tema della salute mentale, perché, come afferma la World Health Organization, “no health without mental health”, “non c’è salute senza salute mentale”.

Sitografia
- https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2023/02/25/pressioni-e-ansia-da-performance-i-giovani-della-generazione-z-sono-sfiancati_4848fc5a-33bd-4642-a49a-2b7a8a7e97c9.html
- https://ourworldindata.org/mental-health
- https://www.worldometers.info/
- https://www.thelancet.com/article/S0140-6736(21)02143-7/fulltext
- https://www.who.int/news/item/02-03-2022-covid-19-pandemic-triggers-25-increase-in-prevalence-of-anxiety-and-depression-worldwide
- https://www.healthdata.org/research-analysis/health-risks-issues/mental-health
- https://www.who.int/teams/mental-health-and-substance-use/world-mental-health-report
- https://ourworldindata.org/grapher/mental-illnesses-prevalence
- https://ourworldindata.org/grapher/share-who-report-lifetime-anxiety-or-depression
Contributi
- Enrico Pescarelli: correzione bozze;
- Gianmarco Loiacono: impaginazione e SEO editing;
- Benedetta Bruno & Diana Gabriela: video.
