Nel 2024 in Italia si contano oltre sessanta suicidi nelle carceri, il tasso più alto mai registrato. Decine di persone sono ancora detenute o su di loro pende un mandato di arresto internazionale, ma le condizioni restano disumane.
In compagnia di Ilaria Salis e Zerocalcare alla Fabbrica del Vapore a Milano
Il duo Salis – Zerocalcare ha avviato una serie di incontri itineranti dove si racconta il carcere dall’interno, le sue ipocrisie, la sua ferocia, evidenziandone i tratti tipicamente classisti e razzisti. I legali dell’eurodeputata gettano luce sugli innumerevoli reati che stanno per essere introdotti dal nuovo Decreto Legge sulla sicurezza.
La seduta si conclude con le richieste esplicite da parte dell’On. Salis.

Ilaria Salis: i detenuti sono esseri umani
Sul quel palco potrebbe esserci qualcuno di noi.
E proprio dal “noi” proviene l’On. Ilaria Salis.
Se è riuscita a salirci è grazie a un impegno collettivo.
Il risultato insperato è rincuorante, ma sulla tribuna è la sola ad aver varcato il confine ed essere tornata a raccontarlo.
Le sofferenze disumane dei carcerati
I condannati fronteggiano mancanze estreme all’interno delle celle. Coperti di vestiti logori e luridi, non viene loro garantito nulla: non la carta igienica, non gli assorbenti, tanto meno il sapone.
L’umanità è forzatamente soppressa, eppure ancora vi aleggia, sopravvive ai margini delle comunità da cui è stata strappata, nei sobborghi o ai confini delle città. In edifici anonimi dalle cui aperture non trapela nulla, mentre il centro implode.

Le celle sbarrate sono anguste, asfissianti: in media il sovraffollamento è pari al 140%; a San Vittore raggiunge la cifra spropositata del 200%.
Tra i giacenti è diffusa la pratica quotidiana dell’autolesionismo.
La funzione rieducativa della pena non è affatto garantita in quanto carente è la presenza di personale educativo e di assistenti sociali.
Le carceri? Istituzioni classiste
Il carcere è un’istituzione di classe.
Sottolinea Zerocalcare.
Chi non ha mezzi economici, non può sperare di accedere a misure alternative. Una misura alternativa difficilmente applicabile – causa anche della lentezza burocratica – è la possibilità di scontare parte della pena ai domiciliari: opzione preclusa in partenza a coloro che un domicilio non lo posseggono.
Citato il caso Youssef Mokhtar Loka Barsom
Recente è la terribile fine del giovanissimo Youssef: morto carbonizzato in un incendio presso il carcere di San Vittore, pochi mesi dopo il compimento del diciottesimo anno. Al ragazzo – per diagnosi psichiatrica – era stata dichiarata l’incompatibilità con il carcere.

La sua colpa?
Il furto di un telefonino. E questo ha portato a una morte tanto cruenta.
Il legale di Salis ha specificato che venerdì 20 settembre alle 18.30 è prevista una commemorazione di Youssef Barsom presso il CAM Garibaldi in Corso Garibaldi 27 a Milano, fermata Lanza MM2.
Il carcere che divide
Il carcere è un tema tra i più divisori. I prigionieri sono detenuti in quanto colpevoli di un reato e nell’immaginario collettivo questa colpa va espiata subendo le punizioni peggiori, che per l’occasione diventano lecite.
Violenza, tortura, privazioni estreme, umiliazione.
Tutto è concesso e siamo sempre più dimentichi di quella nozione secondo cui la punizione dovrebbe essere rieducativa, così da evitare la reiterazione dei reati.
In Norvegia non si torna in carcere.
Sospira l’On. Salis. Poche parole che scivolano al vento. Dobbiamo coglierle.
Il fascismo in Europa
Non c’è una soluzione univoca a questa deviazione, e univoca non è certo la sua causa.
Il fascismo punta il dito contro tutto ciò che non rientra in determinati canoni, allontanandosi da uno standard inconsistente.

Ne sono dunque vittima i migranti, i ROM, le persone LGBTQIA+…
Rigenerare l’antifascismo è una pratica quotidiana.
La lotta pacifica si costruisce unendo le idee delle persone e sviluppandole nelle scuole, nelle case, al bar, allo stadio. Qualsiasi location può adattarsi allo scopo. L’invito è di essere più presenti, più attivi, più ricettivi.
L’ideologia fascista porta alla morte e legittima la soppressione del diverso.
Le parole hanno mutato forma:
sovranista è il termine contemporaneo, colui che si spaccia per difensore dei diritti delle classi popolari.
Diversi i casi citati.
Il caso ungherese: Il Giorno dell’Onore
La ricorrenza dell’undici febbraio attira molti simpatizzanti di estrema destra a Budapest. Era il 1945 quando militanti filonazisti si opposero all’avanzata dell’Armata Rossa. Il governo ungherese sminuisce la gravità di questa rievocazione, permettendo al germe di proliferare.
Nel 2023 Ilaria Salis si recò a Budapest per partecipare a una contromanifestazione e in quell’occasione fu arrestata.
Perché a Budapest?
si è sentita domandare innumerevoli volte. E allora vi dico:
Perché no?
Sono due gli aspetti su cui focalizzarsi: il valore della solidarietà, e la volontà di impedire al germe di attecchire. Se questo lo fa, allora si genera la malattia e la malattia comincia a propagarsi.
Le parole con le quali ci delizia l’onorevole.
Citato l’omicidio di Davide Cesare (Dax)
La notizia dell’uccisione di Dax nel 2003 non venne chiaramente raccontata come un omicidio di matrice fascista. Il copione rispettò uno standard usuale: “ucciso per mano di balordi…”
E questo è un solo esempio.

Leggi anche: Zerocalcare alla protesta del Salone del Libro di Torino, 2024
Le richieste dell’On. Ilaria Salis
Le richieste sono cristalline e stringenti.
- Riportare a casa Maya (il cui caso ricorda la vicenda stessa di Salis).
- Bloccare tutte le estradizioni verso l’Ungheria.
- Chiudere il carcere minorile Beccaria.
Insita in noi è la concezione che il carcere esista con l’umanità, quando altro non è che una creazione umana.
La conclusione, preludio di un nuovo giorno
Su Milano si dipinge un tramonto acquerello mentre Ilaria Salis e Zerocalcare restano a disposizione della comunità per uno scambio di chiacchiere tra civili. La stampa non riesce a strappare alcuna dichiarazione extra, ma davvero non serve aggiungere altro.
Per quasi due ore gli interlocutori, sostenuti dai due legali penalisti di Salis (Eugenio Losco e Mauro Straini), hanno delineato problematiche e proposto iniziative con una chiarezza tale che perfino le domande sarebbero risultate superflue. Forzatamente inserite in un racconto esplicito.
L’inquisizione è esasperante: strappa l’opportunità di un confronto umano.Da un parere sfuggente, da un sorriso spontaneo, si ricava molto di più.
Si ritorna ad essere comunità. Si comprende il ruolo chiave di una popolazione unita contro l’oppressione.
