Guida alle elezioni universitarie
Abbiamo ricevuto una bella notizia “forse”: Time ha definito il 2024 «the ultimate election year»:
64 Paesi più l’Unione Europea, il 49% dell’Umanità, dovranno andare alle urne in questi dodici mesi. È ironica questa definizione, visto che in quasi tutte le elezioni “regolari” in giro per il mondo il Partito dell’astensione è il vincitore.
Quale democrazia senza partecipazione? Quale vittoria elettorale senza elettori?
Sarà anno di elezioni anche in UniSalento.

Il 15 e il 16 maggio gli studenti sono chiamati per il rinnovo delle rappresentanze studentesche alle elezioni in alcuni organi: Consiglio degli studenti, consigli didattici e di dipartimento, Consiglio di amministrazione di ADISU, Consiglio di amministrazione di Ateneo, CUG (Comitato unico di garanzia) , ISUFI e Comitato per la gestione degli impianti sportivi.
Inoltre, verrà rinnovata la rappresentanza dei dottorandi di ricerca e degli studenti nel Senato accademico. Alcuni riguardano tutta l’Università, altri – i primi tre – i singoli dipartimenti.
Queste istituzioni oggi ci sembrano un’ovvietà, la normalità. Passano inosservate.
Ed è un ottimo segnale che ciò accada. Però, non può essere tutto ridotto a una semplificazione.
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La democrazia si vede nelle elezioni
È necessario ricordare che sono successi sudati a lacrime e, talvolta, sangue dagli studenti di mezzo secolo fa, contribuendo a trasformare radicalmente il volto delle università; democratizzazione della struttura e apertura dei centri decisionali alla voce degli studenti.
Nessuno di noi ora probabilmente reggerebbe – eticamente ancor prima che praticamente – l’«antico regime» degli atenei, senza potersi affidare al corpo intermedio di una rappresentanza, più o meno funzionante.
Il paragone più azzeccato è con i sindacati: se ci sono e funzionano si sente, se ci sono e non funzionano sono comunque una garanzia di riequilibrio dei poteri. Se mancano diventa un problema.
Abbiamo cominciato parlando di astensionismo, non per nulla.
Anche le elezioni studentesche vivono in crisi, percepite come inutili e superflue. Solo piccole porzioni di studenti si recano a votare, e questo è il primo danno inflitto alla partecipazione.
Una sparuta minoranza decide per il futuro di tutti,
persino nelle istituzioni più prossime agli studenti.
Ampie fette del corpo studentesco si limitano al modello da accademia militare: una branda, delle tabelline di marcia, alcuni scarni luoghi di socializzazione e un vertice decisionale inamovibile.
Una doppia responsabilità ci tocca:
- come Studenti, recarci a votare è un obbligo morale verso se stessi e verso i nostri predecessori che hanno lottato per ottenere di poter dire la propria su un luogo che si vive quotidianamente.
- come Reporter (nel senso letterale del termine) del presente, siamo in posizione di richiedere di essere informati – bene – sui temi elettorali.

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Requiem pamphlet si unisce alle elezioni universitarie
Come Requiem Pamphlet abbiamo deciso di intervistare gli esponenti dei sindacati studenteschi, poiché sentiamo come nostro dovere fornire a tutti gli studenti una piattaforma di informazioni da cui poter partire per decidere chi merita il voto.
Ogni intervista seguirà un modello standard, per evitare favoritismi.
Sì parlerà di: diritto allo studio e tassazione universitaria, salute psicofisica degli studenti, trasporti e formazione didattica.
Lasceremo a ogni esponente la parola per scoprire assieme i vari programmi e approfondire i temi caldi della politica universitaria.
Abbiamo contattato Link Lecce, UDU Lecce, Diritti X e i nuovi arrivati sullo scenario di Azione universitaria.
Di sicuro non si può dire che non ci sia un abito per ciascuna stagione! Ognuno di loro avrà un motivo per chiedere il voto, starà a loro cercare di dimostrare che astenersi è sostanzialmente dannoso per gli studenti stessi.
Senza dimenticare che, come cantava Caparezza:
«Gli indecisi sono decisivi!»
