Un mattino che ti accarezza i pensieri e prova a farti rivivere i momenti lieti della giornata, tutto sempre splendido, profumi, odori e suoni vorticano nel piacere che provoca il ricordo ma qualcosa s’interrompe. Emerge una rimozione emotiva.
Diversamente dalla prosa, la poesia è in grado di intrappolare momenti ben precisi e mantenerli nitidi nel tempo. Perdurano i ricordi e si trasformano in uno scatto che sopravvive a qualsiasi cosa, soprattutto se si tratta di momenti intensissimi, attimi preziosi della vita che accompagneranno l’intera esistenza.
Che questi versi possano essere una tiepida carezza a chi vive il periodo natalizio con il peso della perdita. Per tutte quelle persone che al pranzo di Natale guarderanno quel posto vuoto.
Mi ricordo un mattino
di tanti anni fa
ero solo un bambino
in tutta la mia serenità.
Aspettavo quel momento
senza rendermi conto
che quello che conta è il tempo
che mi dedicava chi mi stava attorno.
Di sera adoravo le luci
e sentire il sovrapporsi delle voci.
Tutti quei pacchi colorati
e i viali addobbati.
Le canzoni più belle
e il cielo pieno di stelle.
Le tavole sempre imbandite,
i discorsi pieni di risate,
la tombola e le carte.
Il profumo dei manderini,
la gioia di vedere i miei cugini,
il privilegio di essere tutti vicini.
Ora, che di anni ne son passati,
ripercorro tutto quanto.
Gli addobbi sono cambiati,
da qualche parte proviene un canto.
Non lo ricordo, non lo conosco,
mi sembra di essermi perso in un bosco.
Anche le luci sono diverse,
le ricordavo terse.
La mia tavola è pronta,
ci sediamo uno alla volta.
Senza troppa confusione,
scruto una ad una le persone.
C’è una sedia vuota alla mia tavola.
Quella era la sua sedia. Quello il suo posto.
Per tutto il pranzo resto assorto.
Non riesco a realizzare, e mangio e bevo e riposo e mi copro.
Poi qualcuno porta i manderini
e quel profumo mi sconvolge.
Di colpo guardo i miei cugini,
e ti rivedo nel calore che ci avvolge.
