Guerra del Nagorno-Karabakh

Se vi chiedessi qui, seduta stante, dove si trova il Nagorno Karabakh sulla cartina, voi sapreste indicarmelo? Probabilmente il nome vi porterebbe lontano, oltre i deserti dell’asia centrale, verso le steppe mongole o forse vi condurrebbe a sud, nelle terre d’africa, oltre il Nilo ed il lago Vittoria. Se vi dicessi invece che si trova proprio in Europa? E che, in un solo giorno, si è consumata una guerra che ha provocato l’esodo di migliaia di persone? Una guerra in realtà assolutamente prevedibile e la prima di una lunga serie da oramai un secolo? Con calma, un passo alla volta.

Nagorno Karabakh: La terra promessa

Iniziamo a dare un orientamento alla vostra curiosità con alcune coordinate geografiche: incastonata tra Azerbaijan e Armenia, nel Caucaso meridionale, il Nagorno Karabakh, è una regione prevalentemente montuosa e da sempre (come tutto il Caucaso del resto,) crocevia di imperi e di grandi culture.

Terra in principio conquistata dal Re Tigrane II di Armenia, le sue montagne hanno visto passare arabi, tartari, mongoli, turchi ed infine i russi. Ed è proprio l’impero russo ad aver determinato la situazione attuale della regione. La regione viene annessa alla Russia nel 1813 ma, è nel 1917 che inizia il nostro viaggio.

La Rivoluzione russa imperversa da Mosca a Kiev, da San Pietroburgo fino a Vladivostok. Anche il Caucaso è in fermento. Esattamente in quel periodo, l’11 novembre del 1917, nasce la Federazione Transcaucasica, uno Stato Indipendente che ha vita breve e termina la sua esistenza circa quattro mesi dopo la sua fondazione, proprio per via di tensioni ed odi tra azeri ed armeni.

Dalla nascita alla dissoluzione

Il neonato Stato Sovietico occupa quindi il Caucaso nel 1920 creando così le due Repubbliche Socialiste Sovietiche di Armenia ed Azerbaijan. Ed è proprio questo il punto di svolta della nostra storia. Qual è il destino del Nagorno-Karabakh?

Le autorità sovietiche decideranno di renderlo un oblast (per intenderci, una specie di regione) autonomo all’interno dell’RSS Azera nonostante il territorio fosse abitato per tre quarti da armeni. È l’inizio di una parabola discendente che durerà quasi un secolo. Le proteste della popolazione locale verranno sistematicamente ignorate. Il dominio dell’Unione Sovietica riuscirà a mantenere la pace (in una situazione analoga a quella Jugoslava), fino agli anni 80.

Con l’inizio della fine dell’Unione ed il ritorno del sentimento nazionalista, le tensioni tra Armenia e Azerbaigian tornano sulla scena. Nel 1987 il governo centrale concede all’Armenia di riorganizzarsi territorialmente. Sotto lo slogan Miatsum (unione in lingua armena), iniziano le prime manifestazioni di piazza per richiedere l’unione della provincia perduta sessant’anni prima con la madrepatria. Furono come prevedibile anni di violenza e tumulti, culminati con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.

Appello degli armeni del Karabakh, 20 Febbraio 1988

Guerra e (forse mai) Pace

Tra le due ex Repubbliche, ormai stati indipendenti e sovrani, la tensione e l’odio crescono sempre di più. Viene indetto un referendum nel Nagorno-Karabakh che decide a maggioranza di unirsi all’Armenia. A questo punto, senza nessun mediatore tra le due Nazioni, la guerra è inevitabile.

È un’ecatombe: trentamila morti in un solo anno ed una precaria vittoria da parte dei separatisti. Passano trent’anni, in quest’arco temporale per entrambe le parti, la regione separatista diventa mito nazionale. Di riscatto nazionale per gli armeni, di vendetta da parte degli azeri. E sono proprio gli azeri a compiere il passo successivo.

Se da un lato abbiamo il Nagorno-Karabakh che, dalla fine della guerra è rimasta una terra profondamente lacerata dalla guerra, dall’altro abbiamo il moderno Azerbaigian che, grazie alle numerose risorse energetiche del suo territorio, è riuscito non solo a riprendersi, ma a modernizzare e ingrandire il suo esercito.

È il 2020, siamo sul finale della nostra storia. L’Azerbaigian attacca la Repubblica separatista ed in pochi giorni ristabilisce l’ordine. Viene firmato un accordo di pace e, l’Armenia ritira le sue truppe dal confine una volta per tutte. Il Nagorno-Karabakh rimane dunque isolato e, nel giro di soli tre anni, l’Azerbaigian riesce a riprendere pienamente il controllo della regione. Esodi di massa, violenze e ingiustizie sono la normalità da ormai tre anni fino alla risoluzione definitiva del 28 settembre.

Quale sarà il futuro della regione, nessuno lo sa con certezza. Il Caucaso e le sue questioni interne appaiono da sempre in occidente come questioni lontane, di natura barbarica. E per una società come la nostra, una guerra per un piccolo pezzo di terra tra le montagne appare come un eco di un passato ormai lontano, incapace di toccarci ed influenzarci. Ma questa, è un’altra storia.